2019

Attività > 2019

5° gruppo primaverile 2019 03/07/19 - 17/07/19

Il gruppo è composto da 9 volontari di cui 2 alla loro prima esperienza a Gerusalemme. Riportiamo una testimonianza del capogruppo e del gruppo

Carissimi amici, riflettendo sui giorni trascorsi in Terra Santa, la prima cosa che mi viene in mente è una profonda gratitudine per tutto quello che il Signore mi ha concesso di vivere. La bellissima esperienza vissuta è stata possibile anche grazie agli amici vecchi e nuovi con cui ho condiviso questi giorni. Il desiderio di tutti di fare una esperienza ricca di significato e umana, per la quale eravamo lì in quel luogo, ha permesso di essere Chiesa (come ha detto Vittorio). E' stato evidente fin dal primo momento l'unità creatasi, la carità, la disponibilità a stare alla realtà, a quello che ci veniva chiesto senza mai discutere o contestare, anche se a volte si facevano e rifacevano lavori che ai nostri occhi potevano sembrare inadeguati o superflui. Questo sempre con il sorriso sulle labbra. E' stata una bella testimonianza di unità e condivisione che non è passata inosservata agli occhi di chi ci ha incontrato. Quello che ci siamo detti il primo giorno lo abbiamo visto realizzato per tutti i quattordici giorni. La rottura del pulmino alla vigilia del primo weekend, i cambi di programma non hanno mai fatto problema.
Il turno è anche stato caratterizzato dal fatto che la maggioranza dei frati, dalla preparazione fino alla conclusione, sono stati impegnati con il “Capitolo”, di conseguenza abbiamo potuto invitare a cena solamente Padre Stephane e Padre Alliata. Comunque abbiamo incontrato sempre a cena le nove suore presenti a M. Bambina, le memores Claudia, Marta e Bernard, memores tedesco in questo periodo a Gerusalemme, Ettore, Mattia, Lapo e Alberto, questi ultimi due volontari in questo periodo. Purtroppo è venuto a mancare l'incontro con il Vescovo P.B. Pizzaballa a causa di un impegno imprevisto.
Abbiamo anche trascorso una bellissima serata a Betlemme con i nostri amici con una tavolata Italo/Palestinese; a Nazaret abbiamo incontrato le Clarisse e dormito dalle Suore dell'ospedale e domenica a pranzo dalle Suore delle Beatitudini, abbiamo anche incontrato il nostro carissimo amico Nader, due ore molto belle.
I lavori principalmente sono stati fatti per consentire l'apertura di parte della Guest House di Mamilla, perchè due giorni dopo la nostra partenza sarebbero arrivati venti ragazzi Inglesi. Gli altri spazi nei giorni sono stati impiegati con la pulizia di candelabri e in particolare la pulizia del grande quadro d'argento rappresentante L'Annunciazione in rilievo, presente nella cappella del Santissimo dentro il S. Sepolcro a cui abbiamo partecipato tutti dopo la chiusura, dalle nove a mezzanotte, alternando lavoro e preghiera. Non potevano mancare due giorni dalle Clarisse di Gerusalemme.
Ringrazio ancora il Signore per quanto ci ha dato da vivere

Giancarlo


Il 5 turno e’ finito, siamo a casa da un paio di giorni. Cosa ci portiamo a
casa?
La nostra riflessione parte da questa domanda. Sono stati 15 giorni di
Grazia. Quando diciamo Grazia si intende che il Signore ci ha sommerso di
carità e tenerezza. Come voi tutti sapete e condividete, i nostri turni
sono composti da persone che hanno alle spalle una buona parte di vita
vissuta con gioie e dolori, ci accomuna l’età non più giovane, esperienze
di cose vissute, figli , nipoti, un lavoro di anni( spesso siamo già in
pensione) che ognuno a svolto differentemente a seconda della propria
professione. Nel 5 turno, come forse per gli altri turni, non ci
conoscevamo e tutto questo non è stato di ostacolo per la nostra
compagnia, avevamo già chiaro fin dall’inizio che dovevamo essere docili
strumenti nelle Sue mani.
La fatica certo non è mancata sia dal lato fisico, ( non siamo delle verze
di oggi) che sul piano della comprensione di quello che c’era da fare, in
quanto avremmo voluto svolgere il lavoro secondo modalità a noi più
congeniali. Stare , infatti, a disposizione di un Altro significa essere
umili e fare spazio scansando le nostre opinioni .
Non nascondiamo che ci ha fatto benissimo al cuore tutto questo perché
quando l’età avanza non c’è più l’intemperanza, ma la resistenza.
Le nostre giornate partivano dalla messa al Santo Sepolcro oppure a San
Salvatore dai custodi della terra santa e con l’Angelus tutti insieme e
poi il lavoro, il pranzo, la cena con ospiti il più delle volte, allora
si cucinava cercando di dare il meglio di noi stessi, si sparecchiava e si
metteva in ordine. La cosa più sorprendente che possiamo dire e’ che ci
sembrava di essere ‘’soldati di Cristo’’. Questo termine ora non più
usato , ma quando eravamo bambini ci veniva detto alla Cresima dal
Vescovo .
Il nostro lavoro in se stesso , potrebbe essere inutile , qualcun altro lo
poteva fare, ma ci permetteva di unirci alla Santa Terra e alle persone
che l’abitano. Il nostro desiderio, realizzato, stava proprio nel vivere i
rapporti fra noi e con loro e il tempo libero, dal lavoro, serviva per
questo , per ripercorrere tappa dopo tappa il cammino di Gesù.
Per concludere siamo andati a Gerusalemme non per toccare delle pietre o
fare opere buone, ma per vivere una esperienza di Chiesa, corpo Mistico
del Cristo Risorto .
Non si esaurisce con il ritorno, ma continua nella normalità della nostra
quotidianità .
Gratitudine per tutto ciò che Lui ci ha donato . Siamo ancora una volta
educati a essere umili di cuore stando a ciò che c’è con mille imprevisti,
ma con il cuore lieto.
Grazie per tutto
Gli amici del 5 turno




5° gruppo primaverile 2019

4° turno 19/6 - 3/7/19

Proponiamo le testimonianze di alcuni amici quasi tutti alla loro prima esperienza di lavoro in Terrasanta che termina con una bellissima poesia:

Carissimo Zizzo, rispondo al tuo invito in ritardo, ma ho dovuto lasciare passare un po' di tempo
Per trattenere lo sguardo di Gesù all opera ,nella mia esperienza nel 4^ turno.
È stato un percorso per me decisivo come verifica della fede, che si gioca nella circostanza data e di come si manifesta e di come la tensione di appartenere a Lui viene colta nella risposta della mia libertà.
La difficoltà è sempre far posto a Lui, lasciando non senza resistenza l io istintivo che fatica ad aderire a ciò che accadeva e come accadeva .
Continuamente a ricominciare come esercizio di ripresa affettiva e di umiltà.
L’essere in quella Terra dura ma benedetta e Santa aiuta e rende docile l animo che si affida.
Ciò ha determinato il mio cambiamento colto in atto , sono state delle circostanze di esperienza vissuta
Nella quotidianità di quei 15 giorni ....
La LITURGIA e la PREGHIERA quotidiana e intensa come Dono Dato a cui domandare ed abbandonarsi.
Gli INCONTRI fatti, tutte testimonianze che comunicano un vivere cristiano autentico e missionario, da Ettore, Vincenzo, Padre Stefan, Padre Diego, Padre Jerome, Fra Marco, Nader, la famiglia di Nabib, le sorelle Clarisse di Gerusalemme e di Nazaret, al Vescovo Pizzaballa, al Vicario e al Custode Patton.
Al confessore missionario che vive in Bangladesh e passa le sue vacanze a confessare a Nazareth, a padre George di Barcellona incontrato in cucina a Maria Bambina e alle sorelle di Maria Bambina .
La NOSTRA AMICIZIA che sorprendentemente è un pezzo di Chiesa vissuta , inaspettatamente con tutte le fragilità ed i limiti di ciascuno, ma circondati di un amore reciproco.
I LUOGHI SANTI DI GESÙ, sempre nuovi ed evocativi.
FRIZZI FINALI che con ilarità dicono di un’ attenzione e reciprocità di convivenza non scontata.
....... e le partite a carte.
La GRATITUDINE per questa rinnovata opportunità di lavoro caritativo vissuta come dono fatto a me e
come dono di me per come ne sono stata capace.
Un abbraccio
Anna Maria


nel viaggio di lavoro in Terrasanta.

Ora, appena ritornato dal quarto turno, riconosco che le mie aspettative sono state ampiamente superate, da tutti i punti di vista.

In primo luogo, veramente bella è la familiarità dimostrata dai frati e dalle suore con le persone che da più tempo si recano là. La stima e la cordialità che i francescani e le clarisse hanno manifestato nei confronti di Zizzo, Pietro Paolo e gli altri ha reso possibile da subito una familiarità anche da parte mia con gli altri componenti del gruppo, alcuni dei quali prima di partire conoscevo solo un po’ (Piero, Anna, Silvano, Gianni) o per niente (Giuseppe, Giancarlo e Pietro Paolo).

Altro aspetto di rilievo è che tutto si è svolto all’insegna di una grande semplicità e sobrietà, a partire dai lavori fatti: tagliare l’erba e poi bruciarla, imbiancare, installare delle tende di copertura, sistemare alcune cose in un asilo e così via.

Di grande aiuto è stata l’Anna, che si è sacrificata in cucina garantendo tutti i giorni eccellenti pranzi e cene, sia “ in loco” (a Maria Bambina e a Nazareth) sia in “trasferta” (dalle Clarisse a Gerusalemme e al Monte Tabor durante il viaggio di ritorno da Nazareth a Gerusalemme).

Tante cose mi hanno colpito:

- l’attenzione nei miei confronti. Ad esempio di Zizzo che, al primo “incontro”, avvenuto con la superiora delle Clarisse di Gerusalemme, le ha parlato dei “bisogni” che abbiamo portato lì e per prima cosa le ha fatto presente la situazione della mia nipotina Maria Teresa.

- gli incontri fatti. Ricordo quelli con:

• Padre Stephane (molto lucido nella lettura delle varie questioni e grande stima per i componenti della Gelmini e per il lavoro svolto);
• Vincenzo Bellomo (importante lavoro per far si che i cristiani, le “pietre vive”, rimangano lì);
• Padre Diego (tutti folgorati da quello che ci ha detto e da come lo ha fatto);
• Suor Maria Felipa di Nazareth (fenomenale cordialità messicana);
• Nader (medico nazaretano che ha studiato in Italia e che ci ha spiegato un po’ della complessità che caratterizza la vita dei cristiani in Terrasanta);
• soprattutto, quello con Mons. Pizzaballa, che era proprio “a casa sua”, tra amici, apprezzando l’ottima cena preparata, rispondendo alle nostre domande, certo nella fede e acuto nell’indicare come la stessa potrà ancora diffondersi anche in questi nostri tempi difficili;
• quello con il Padre Custode ed il suo Vicario. Padre Patton mi ha colpito, per la sua cordialità e per come ha descritto il nostro lavoro, che ha equiparato a quello delle “volanti” della Polizia (che intervengono dove c’è bisogno), sottolineando l’importanza della duttilità nel tentativo di rispondere (ovviamente per come si può) alle domande che le varie realtà lì presenti pongono;
• Benoit e Ophelie, i due giovani francesi che ci hanno fatto una vera e propria lezione sulla provvidenza (a luglio 2018 sono partiti senza soldi dalla Francia desiderando solo di arrivare in Terrasanta);
• Habib e la sua famiglia che, pur nella difficoltà della comunicazione, ci hanno testimoniato il loro essere “pietre vive”.
Di aiuto sono stati per me i momenti nei quali durante il giorno ci siamo richiamati la ragione per la quale eravamo lì: di norma dopo colazione grazie a Zizzo (recita dell’Angelus e lettura di un breve brano dell’ultimo libro di Giussani) ed anche grazie ad Anna (che al Tabor, dopo essere riusciti ad estrarre dal portellone la chiave di accensione - cosa tutt’altro che scontata - ci ha invitato a ringraziare S. Rita recitando un gloria).

Prima di partire avevo alcuni timori, legati soprattutto al lavoro, dal quale sarei mancato per due settimane consecutive. Anche da questo punto di vista il turno di lavoro mi è stato utile, perché mi ha fatto capire che il lavoro è importante ma non è tutto, che non sono indispensabile ed anche che è bello lavorare gratuitamente.

Tanto altro ci sarebbe da dire (forse anche qualche proposta), confido di farlo in una prossima occasione: spero infatti di poter tornare a contemplare il cielo che Gesù ha guardato - come mi ha scritto suor Maria Chiara-Pasqualina prima di partire.

Grazie, Manlio



Ad esser sincero, non ho avuto un contraccolpo dall’esperienza che Paolo Arlotti mi ha proposto, ma una necessaria conferma.

E la conferma è questa: vale la pena spendersi per l’Eterno che nella vita ci è venuto incontro. Spendersi qui dove sono nato, spendersi in Terra Santa dove Gesù ha camminato.

Non vi conoscevo, ma non avevo problemi, se non quello di un’obbedienza all’esperienza propostami; ho trovato in voi uomini appassionati a Cristo, non solo corrispondenti al mio desiderio, ma molto di più: pensavo, prima di partire, alle “pietre morte” da custodire, in voi ho trovato soprattutto dei custodi delle “pietre vive” e questo, ora, lo racconto a tutti.

Grazie di cuore, un abbraccio e, a Dio piacendo, tornerò in Terra Santa.

SURSUM CORDA

Giancarlo

Il mio cuore è pieno di gratitudine per la sovrabbondanza di grazia e di stupore che ho fatto nei 15 giorni in Terra Santa. Ho finalmente sperimentato, qual è la strada che fa si che il quotidiano non tagli più le gambe e la strada è andare dietro a Quella Presenza, lasciarsi fare e abbracciare tutto il Mistero Presente. E' proprio un'Altra Misura che rende il tuo io un Tu e ti fa amare l'umano per il dono che è. Così la compagnia, per me che sono un lupo solitario è stata una grande scuola di vita e di sequela nell'essere afferrato da Cristo e vivere di Lui ogni istante della mia giornata. Ho riscoperto il vero significato del lavoro e della fatica, come cose buone e non contro di me. Infine la Messa di lunedì mattina al S. Sepolcro, Padre Diego al Getsemani e gli incontri con i nostri amici che ci hanno testimoniato l'amore per Cristo e perché Quell'Avvenimento continui a riaccadere e sia da tutti riconosciuto e incontrato per ciò che è veramente, mi ributtano nell'esperienza con lo struggimento di chi vuol vivere solo e unicamente per l'Essenziale e per ciò che piace a LUI.

Grazie per tutto. Pidru

Adesso trovo la giusta calma per riflettere sui 15 giorni passati in terrasanta; sono stati giorni certamente molto ricchi sotto il profilo emotivo, culturale e perchè no anche operativo ed alla fine si ritiene di aver fatto la cosa giusta nel posto giusto.
Dopo cinque anni di assenza è stato forte in me il desiderio di tornare perchè quei posti fanno parte della mia cultura di vita, degli insegnamenti ricevuti da bambino per cui camminare per la città vecchia di Gerusalemme mi fa sentire a casa e quindi quei posti mi appartengono.
All'inizio penso di aver avuto qualche problemino ad inserirmi nel gruppo e da ciò ne è derivata la mia silenziosa partecipazione alle varie comuni vicende, ma si sa che non tutto può sempre andare nella direzione da noi voluta.
Restano le tante emozioni provate nei tanti giorni trascorsi a Gerusalemme, in alta Galilea e certamente l'ascolto della Santa Messa all'interno della Edicola del Santo Sepolcro resta nei nostri cuori e nelle nostre menti un privilegio ed un ricordo certamante incancellabile.
Un abbraccio a tutto il gruppo dei nove lavoranti .
Giuseppe

E per finire un saggio di pura poetica:

DAL 19 GIUGNO AL 3 LUGLIO I GELMINI IN TERRA SANTA

Alla fin di questa impresa

fatta tutta con l’intesa

di ogni singol componente,

necesse est un referente

che metta giù la relazione

per dar giusta informazione.


Sveglia tutti prest’al mattino

e prima ancor di un caffettino

di corsa insieme a sentir Messa

per meglio intender perché è “promessa”

questa terra di Israele

che qui chiama ogni fedele.

Poi, in men che non si dica,

si comincia la fatica,

che fatica poi non è

perché il lavoro è per la Fè:

un cuor lieto, non c’è pretesa,

non fa paura alcuna impresa!

Tanti lavori, tanta gente,

suore, frati, ovest sud, nord oriente.

Ma chi c’è in ‘sta compagnia,

che percorre ogni via,

che lavora come si addice,

stanca sol d’esser felice?



Sopra tutti,onore e gloria,

perché rimanga nella storia,

a chi sa sola ogni dì

in cucina è stata lì:

grazie Anna, che bocconcini,

ci hai viziato come bambini!

E ogni giorno c’ hai regalato

non un rancio da soldato,

ma un mangiare saporito

che onora l’appetito.



Capo ver di Gerusalemme

è Zizzo Pari, passo lemme,

ora et labora, ti vuol bene,

sempre sa cosa conviene:

lui sta all’erta a tutte l’ore,

è di noi gran direttore.

In ogni via trova amici,

tutti quanti son felici,

per tutti ha un bel sorriso

che ha il profumo del Paradiso.



Il silenzio e la bontà

son di Giuseppe le qualità:

mangia poco, è attento assai,

ma chi ama Napoli non more mai!

Soprattutto, se anche in sordina,

farsi può una cantatina.



Qui la lingua quotidiana

non è certo l’italiana:

potremmo dir coincidenza,

invece è stata Provvidenza

aver avuto prontamente

un Ministro assai valente:

addetto estero è Venturelli,

vincitore nei duelli

con sionisti e mussulmani!

Or battiamogli le mani!

Sa usar ogni valuta,

compra, vende e poi saluta:

ogni affare ha tutelato

di ciascun a lui affidato.



C’è poi Pidru, detto Silvano,

dello sport grande sciamano:

al mattino mangia un limone,

va fino a sera come un leone.

Quando poi parla in libertà

Battute inventa in quantità,

e fa scoppiare l’allegria

con chiunque che ci sia.



Ma la gran rivelazione

di questa nostra spedizione

è Marsili, scalatore

e del foro gran dottore:

gli stretti amici riminesi

saran di lui tanto sorpresi,

perché doveva non sapere

che si fa un’ “O” con un bicchiere.

Sarà il sol di Palestina,

alzarsi presto la mattina,

ma in cucina o nei giardini

dà gran lustro alla Gelmini:

sempre attivo, realista,

a far le cose fa bella vista.



Per rotture e vari danni

A pensarci c’è Giovanni.

Fatto il pieno di balsamico

nessun c’è di più dinamico:

lima, stucca, pinge e avvita,

mette a posto ogni partita.



C’è poi Arlotti, che ha un gran passo,

con lui mai si va a spasso;

d’informazioni è una miniera

in ‘sta terra non più straniera.

Mastro è col suo pennello,

ogni muro fa più bello.

Del pulmino gran nocchiero

guiderebbe un giorno intero.

Se delle suore cura l’orto

Non si ferma manco morto.



E per chiudere in bellezza

c’è Giancarlo, una certezza,

se vuoi vincer l’amarezza

lui davvero è una carezza.

Dotto agronomo e docente

di cocomeri e semente,

sa far tutto con le mani

mari, monti e aeroplani:

la Romagna fa figura,

a lui niente fa paura.



Grande è stata l’emozione

d’incontrar tante persone

che grazie al mondo Francescano

ben intendon l’italiano.

Ma più di tutto – che esperienza –

mirar di Dio la Sapienza!

Che fantasia in ogni Suo dono,

dato a ognuno, perché il Buono

possa giunger ai fratelli

alleviandone i fardelli.

Tra noi fiorita, con pazienza,

è un’unità, una convivenza,

che soltanto si compiace

del perdono e della pace.

E ci possiamo salutare

senza troppo lacrimare.

Mai per noi c’è una partita

che lungo il tempo sia finita:

evviva, evviva i nostri anni,

posson crescere i malanni,

ma al Signor che guarda e vede,

usando solo un po’ di Fede,

possiam dir con ironia:

“benedici!” e così sia.



a cura di Manlio e Giancarlo





3° viaggio primaverile 05/06/19 - 19/06/19

Fin dal nostro arrivo in Terra Santa abbiamo avuto la possibilità di vivere un gesto di forte impatto : la celebrazione della vigilia del Corpus Domini nel Santo Sepolcro con la successiva celebrazione della messa da parte del padre Custode a mezzanotte; alcuni di noi hanno partecipato. Giovedì abbiamo lavorato dalle Clarisse di Gerusalemme per sistemare il giardino in occasione della presentazione del libro su s. Maria de la Trinitè. Venerdì è stato a cena da noi P. Stephane, che come sempre dimostra la sua amicizia nei nostri confronti disponibile a rispondere alle domande, tra cui quella relativa al percorso della sua vocazione. Sabato siamo andati a Betlemme dove abbiamo visitato il Mosaic Center e Vincenzo ci ha illustrato la realtà di Betlemme. Domenica , vigilia di S . Giovanni Battista, siamo andati a San Giovanni nel deserto, col pullman organizzato dai francescani. È stato un bel pellegrinaggio con recita dei vespri, processione fino alla grotta e, Dulcis in fundo, momento conviviale preparato fa fra Severino. Da ieri siamo a Nazareth dove faremo dei lavori dalle Clarisse. Questa mattina abbiamo iniziato la giornata con la messa nella basilica dell'Annunciazione. Al mattino l'avvio comunitario è dato dalla recita dell’Angelus e dalla lettura di un piccolo brano tratto dal libro di Giussani "la verità nasce dalla carne ", che ci aiuta a mantenere fissa mente e cuore sulle motivazioni per cui siamo qua anche quando la fatica rischia di prendere il sopravvento.



3 viaggio primaverile 2019

2° viaggio primaverile 22/5/19 - 05/06/19

All’aeroporto ci vengono incontro contenti Ettore e Mattia che ci accompagnano subito direttamente a Betlemme.
Qui, già la sera stessa, durante le presentazioni dei nuovi (che in questo turno sono ben cinque: Gilberto, Giusy, Paolo, Roberto Tiziana,), Gilberto, con chiarezza, ci comunica che è venuto per “il bisogno di incontrare Gesù fisicamente”.
Ebbene ci impegniamo tutti a pregare per tenere desta questa domanda e ad essere attenti ad ogni piccolo segno che ce Lo mostri presente nella realtà, nelle persone che incontreremo, nei luoghi e in noi stessi e a testimoniarcene l’esperienza. È una dimensione che spazza via false preoccupazioni, attese fuorvianti e perfino la distrazione.
Da quel momento ogni attività, lavoro o compito diventa più leggero ed interessante.
Facciamo i lavori di pulizia un po’ “disperati” per la situazione di cantiere aperto nel futuro Centro culturale, ma meticolosi (per quanto possibile): ascoltiamo la bellissima comunicazione di Vincenzo che l’immobile è stato definitivamente acquistato da ATS e deve essere reso presentabile per visite prima della ristrutturazione. Sarà, quindi il nostro principale lavoro per i giorni di Betlemme, insieme a pulizie, cuciture, lavaggi tende, riordino magazzino all’Antoniano: suor Caterina è una figura di carità costante!!! Le SS. Messe delle 6.00 nella Grotta sono un incanto. Sabato pomeriggio andiamo ad Ein Karem.
Da domenica siamo a Gerusalemme per la S. Messa di consacrazione di diciannove suorine “giovani, giovani” e raggianti che si consacrano Suore francescane della carità secondo S. Elisabetta d’Ungheria nelle mani del custode Padre Patton: che evento! Non ci siamo accorti del passare di due ore e mezzo di liturgia, tanto è stato bello! Ricevimento con pranzo completo nel salone della Custodia circondati dai pannelli della bellissima mostra sugli affreschi di Giotto nella Basilica di S. Francesco di Assisi (la mostra continua a girare….).
Già al pomeriggio il caro padre Alliata ci invita alla Flagellazione per presentarci il nuovo Museo: è un “fratello grande” che si prende cura di noi piccoli, ma contenti di conoscere, di imparare, di incontrare e di ringraziare.
Nel frattempo Tiziana, qui per la prima volta, ci comunica che gli amici di Milano, che lei informa sui nostri passi, si mostrano invidiosi di questa esperienza di “lavoro gioioso” a cui risponde costantemente “venite a vedere”: mi sembra di avere già sentito questa frase….!
Durante due serate libere, ascoltiamo due bellissime ed interessanti testimonianze di Gilberto e di Roberto, diverse tra loro, ma che ci fanno “sognare”. Il primo con il racconto di una traversata in mare su una “barca a vela” in cui ha visto il riflesso sull’acqua della via Lattea (ricordate il don Gius.?) e il secondo parla di lavori per realizzare il lancio di satelliti. In tutti e due i casi c’entrano…. le stelle: per questo e per la loro abilità oratoria sono stati affascinanti.
Lunedì mattina presto (alle 6.00) grandissimo evento; partecipiamo ad una S. Messa nell’Edicola del Santo Sepolcro celebrata da frate Zaccheo, al posto di padre Giuseppe che è in Italia: è un evento felice perché , come ben sapete ormai la S. Messa nella Tomba di Gesù è un evento raro e da prenotare con molto anticipo, se c’è posto.
Segue un primo giorno dalle Clarisse. Qui i compiti sono sempre piuttosto uguali: tagliare l’erba che ormai è già fieno anche sullo stelo e ridurre i rami troppo lussureggianti di molti alberi, pulizia e sblocco di computer. Nonostante il caldo allucinante a causa del sole, è sempre un luogo di accoglienza e di pace che ci rende lieti di venire: così incontriamo le nostre care sorelle e amiche Cristiana, Alba Chiara, Joshua, Maria Letizia, sempre sorridenti e festose. Insieme ad Enrico, il fidato giardiniere, facciamo qualche acquisto per il giardino e a suor Joshua verdura e frutta per tutto il convento.
Una commissione a Gerico permette a me a Maurizio di vedere, dalla vecchia strada, il deserto di Giuda nella sua selvaggia e fantastica bellezza, a partire dal Monastero di San Giorgio fino ai confini dove riesce a giungere lo sguardo.



2 viaggio primavera 2019

1° viaggio primaverile 7/5/19 - 21/5/19

S.E. Pizzaballa

l primo gruppo è composto da 8 soci dei quali 3 alla loro prima esperienza.

Si ricomincia. Questo è il primo turno del 2019 e non nascondo che vivo la stessa tensione come se fosse la prima volta, sia perché su un gruppo di 8 che siamo ci sono 3 che vengono con noi per la prima volta, sia perché ultimamente stiamo vivendo alcuni mutamenti che non ti fanno dare per scontato nulla. Possiamo dire che questa prima parte del viaggio è stato caratterizzato dall'imprevisto. Avevamo deciso di provare il treno per il trasferimento dall’aeroporto a Gerusalemme ma, Ettore ci è venuto a prendere al Ben Gurion. In 3 abbiamo fatto questa esperienza del treno (senza bagagli, caricati sul pulmino) e devo riconoscere che è fattibilissimo. Forse sul tram con le valigie sarà un po' più ingombrante ma ugualmente valida.
L'accoglienza a Maria Bambina e dei Frati, man mano che si incontravano, era quella che solitamente si può fare a un familiare che torna dopo un viaggio e che ti fa dire: si, siamo tornati a casa, e questa è stata la stessa impressione che hanno notato anche i nostri nuovi amici Daniela (moglie di Marco di Trento), Iris di Riccione e Rolando di Ancona. Il clima tra noi è molto buono e da subito si sono instaurati ottimi rapporti di familiarità. Come sempre i programmi della sera non coincidono con quelli della mattina; allora la necessità di flessibilità e agilità nel cambio di programma e riadattarsi alle sempre nuove esigenze, richiedono anche a noi di prestare molta attenzione ad ogni cosa e questo si ripropone anche nei rapporti tra noi, per le nostre differenze e particolarità. Il punto di unità in tutto questo è la tensione all' Unico scopo del nostro essere quì e che si registra anche nel senso dei tantissimi pellegrini che qui convergono da tutte le parti del mondo per ricercare le tracce del passaggio di Gesù. Tutto è differente da come ciascuno di noi lo vorrebbe, ma è proprio questo il senso del Mistero. Tutti qui radunati, poi chi opera in ciascuno è Lui, Gesù Cristo, Dio fatto uomo, il Mistero. Questo è ciò che chi ha aiutato a capire don Bonaventura, anche lui incontrato per caso al S. Sepolcro. Di lavori ne stiamo facendo diversi: montaggio della mostra di Giotto (Assisi) in curia a S. Salvatore, pulizie di candelabri e un paliotto per la celebrazione di ordinazione di 10 diaconi (domenica con SE Mons. Pizzaballa), imbiancatura delle scale e stanze a Maria Bambina, pulizie ai Beni Culturali ecc. A Betlemme ci ha fatto da guida Francis, il responsabile della scuola TS College conosciuto per il progetto Special Italy. Poi a Gerico abbiamo ritrovato fra Andrius (x 16 anni è stato al S. Sepolcro) che tutti noi abbiamo conosciuto e ci ha detto di tornare a trovarlo. Lo consigliamo a tutti i turni che possono. La settimana si è conclusa con una cena col Padre Custode e fra David intrattenutisi con noi per 2 ore e mezza discorrendo di tante cose e mangiando tagliatelle piada e prosciutto. Nella chiacchierata tra noi si è respirato l'aria della Presenza di Lui tra noi, il riconoscerLo nella misteriosita delle nostre facce è il grande dono che ci viene fatto ogni giorno. Unica "lacuna" la cuoca Ione: ci sta coccolando facendoci leccornie che mettono a rischio la nostra dieta.

Se la prima parte del viaggio è stata caratterizzata dalla parola
imprevisto, la seconda parte possiamo evidenziarla con le parole
incontro, stupore, desiderio.
Una ricchezza infinita che ha riempito ogni giornata ed ogni rapporto
sia tra noi sia con le persone incontrate e le cose fatte.
Per questo non mi dilungo io a scrivere ma allego quanto i tre nuovi
“Gelmini” che erano con noi hanno voluto proporci con le loro impressioni
al termine del viaggio. Una condivisione di vita che ha permesso a tutti
di riconoscere il volto di Cristo morto e risorto nei nostri volti ed in
quelli che abbiamo incontrato, accolto o anche solo sfiorato.
Grazie alla attenzione e alla libertà con tutti sono stati davanti ad
ogni giornata, senza riserve, con totale disponibilità. Con questa
disponibilità il Signore opera cambiandoci il cuore rendendo possibile
il fare quella esperienza dell'amore di Cristo che cambiando noi cambia
il mondo.

Daniela
Due righe con le mie impressioni "a caldo".
Qui tutto ciò che sembra normale è straordinario. La bellezza si respira a ogni passo, a ogni saluto, a ogni sorriso. Si tocca con mano quando si lavora, quando si prega, nei momenti conviviali. Molto significativi gli incontri con le persone del posto, le amiche di Betlemme e la famiglia di Abib. Straordinaria la sorridente serenità delle suore e dei frati, la disponibilità di esponenti di rilievo. Scoprire i luoghi santi sotto la guida di Ettore è stata veramente una Grazia.
Per tutta quest'esperienza ringrazio il Signore di avermi fatto conoscere " i Gelmini".


Iris
"Sono a casa" Si me lo devo ripetere, perché faccio fatica a riabituarmi alla solita routine di vita giornaliera...Siamo a casa, ma al ricordo del vissuto in Terra Santa in particolar modo a Gerusalemme anche li mi sentivo a casa. Forse perché l'ambiente creatosi con il gruppo dei nuovi amici ci ha fraternizzato e unito proprio come una famiglia. Mi sentivo accolta dall'amore di ognuno...ed anche dai fratelli religiosi che abbiamo avuto modo di conoscere...persone stupende, dove la bellezza del Divino traspariva dai loro volti e sorrisi.. ed ancora di più dall'atmosfera di quel luogo Santo, Gerusalemme...dava l'impressione di respirare e sentire la presenza e la compagnia di Gesù. Al Santo Sepolcro poi ogni preghiera era in armonia con la nostra preghiera e l'ascolto donava infinita gioia. Ringrazio Dio, per aver avuto e potuto contribuire a questo inno di canto d'amore per la vita!


Rolando
I giorni trascorsi in Terrasanta sono stati per me una grande occasione di vivere la realtà in modo diverso. Ero partito con la presunzione di fare chi sa che cosa, mi sono trovato invece a condividere parte di una storia, di una amicizia resa evidente dal modo in cui le persone ci salutavano, come si saluta un amico, no, un compagno di cammino al destino. La compagnia tra di noi, anche se alcune viste per la prima volta, è stata come se ci conoscessimo da sempre, una sintonia dettata da un guardare lo stesso punto di riferimento, come parte di una fraternità. I luoghi che abbiamo visitato, alcuni li avevo già visti nei miei precedenti pellegrinaggi, ma il modo di spiegarli li ha resi come nuovi. Gabriele ci ha aiutato a superare la difficoltà dell'impressione del luogo, spingendoci a guardarli nella storicità dell'epoca. Ettore presentando i luoghi e legandoli di volta in volta ai vangeli, riusciva a stupirmi al punto che passi dei vangeli tante volte ascoltati, erano come nuovi.
Le persone incontrate, testimoni di una vita vissuta per la chiesa, con la certezza di Gesù Dio fatto uomo. A partire da padre Bonaventura, padre Alliata, il Custode Patton, S. E. Mons. Pizzaballa, i volontari che lavorano a Gerusalemme con cui abbiamo condiviso la cena.
Anche gli incontri con le persone del luogo sono stati significativi, la difficoltà della lingua veniva superata dalla traduzione di Ettore o Sara, ma erano il clima, i sorrisi delle persone, i loro sguardi, le attenzioni che mi facevano sentire accolto come un amico atteso e non come uno sconosciuto.
Particolare stupore hanno destato le suore che si prendono cura di Maria Bambina (il luogo dove abitavamo), i loro sorrisi, il loro cantare, persone felici, come è stato stupefacente il nostro pranzo con i frati, e il dopo pranzo dove la nostra Ione si è messa a giocare a carte con loro.
I lavori fatti sono stati all’insegna dell'imprevisto, quello che veniva programmato la sera era cambiato da una telefonata il mattino successivo; ma questo non ha mai generato critiche o contrarietà, bensì una grande disponibilità da parte di tutti.
Abbiamo avuto quasi ogni giorno ospiti alla nostra tavola, anche questo è stato significativo come segno di ospitalità e occasione di incontro, un grazie particolare alle nostre Ione Daniela e Iris , che hanno avuto un gran bel lavoro da fare.
Ogni lavoro fatto è stato importante e il sorriso dei bambini dell'asilo, la limonata delle suore, il grazie dei frati hanno pienamente ripagato la fatica fatta.
Le due messe, una al Santo Sepolcro con padre Gianfranco, l'altra alla cappella dei Franchi con fra David sono state momenti di particolare commozione.
Per fare un resoconto di questo viaggio bisognerebbe scrivere un racconto, un piccolo libro per raccontare le persone incontrate, i loro sorrisi i loro sguardi, la riconoscenza del
loro sentirsi accolti ed aiutati a permanere in quei luoghi, come ci hanno detto le donne di Betlemme.
Come ho già detto con i miei compagni penso che



1 viaggio 2019

31 MARZO 2019 TUTTI A LORETO

Eravamo veramente in tanti domenica 31 marzo a Loreto. Come ogni anno, prima di cominciare i turni primaverili, ci diamo questo appuntamento per chiedere la protezione della Madonna ai viaggi di lavoro che faremo durante questo 2019. Tra soci ed amici curiosi eravamo 110. Come sempre la giornata, dopo i saluti tra amici che si vedono ogni tanto, abbiamo cominciato la recita del s.Rosario salendo la Scala santa. Quest’anno le brevi meditazioni dei misteri sono stati aperti dall’Ave Maria, da quel si che ha permesso a tutto di iniziare; poi è seguita la meditazione su l’UNITA’, la SANTITA’, la CATTOLICITA’ e la APOSTILICITA’ cioè quello che la Chiesa ci chiede di sperimentare nella nostra vita e che recitiamo durante il Credo della messa. Quindi abbiamo partecipato tutti alla s.messa nella basilica e fatto una visita alla Santa Casa. Pranzo tutti assieme al quale non sono mancati i biscotti della Clara. Nel pomeriggio una breve assemblea nella quale ci siamo ridetti che cosa non rende scontato continuare a tornare in Terrasanta: anche col nostro lavoro vogliamo dire SI sempre più a Chi gratuitamente si è fatto incontrare e ci tiene assieme. Abbiamo ricordato le tante cose fatte durante i viaggi 2018, ma anche i tanti amici che ormai abbiamo e che, per grazia, aumentano sempre di più. Abbiamo voluto anche raggruppare le testimonianze più significative pervenute dagli amici dei viaggi 2018 perchè rimangano patrimonio per tutti. Le testimonianze di Emilio e Carlo hanno ulteriormente detto la grandezza di quello che ci è dato di vivere se solo siamo disponibili a quello che un Altro fa. L’assemblea è terminata con l’approvazione del bilancio 2018. Poi tutti in piazza per una foto assieme.



LORETO 2019

1° gruppo autunnale dal 9 al 23 ottobre 2019

Il gruppo era composto da 10 volontari di cui 1 al suo primo viaggio.

Si è trattato di un turno ricco di incontri, che a ciascuno di noi ha fatto scoprire la profondità della fede dei nostri ospiti, permettendoci di riappropriarci delle ragioni che ci portano qui, in questa terra Santa: l’amore a Gesù e alla Sua Chiesa e il desiderio di appartenerGli sempre di più. Ettore ci ha portati a Rama, dove c’è la tomba del profeta Samuele: anche noi vogliamo ripeterGli il nostro “Eccomi”.
Giovedì. In Custodia con padre Stephane, gli uomini a smontare la mostra e le donne a pulire candelabri. Padre Stephane come sempre si intrattiene familiarmente e affettuosamente con noi.
Alla sera ora di adorazione con le suore nella cappella di Maria Bambina
Lavori a Mamilla. Ripulitura muri e infissi, camere e bagni della Guest House, quasi pronta. Occasione di incontro con Rozan.
Sera cena e Sdc con padre Gianfranco e Massimo.
E’ venuta fuori una domanda: Come ha fatto Maddalena a sapere che Gesù poteva perdonarla?
È stata calamitata. È andata alla cena da folle senza pensare alle conseguenze; toccando Gesù da peccatrice l’avrebbe reso impuro e lei stessa poteva essere lapidata. Ancora più da folle da sola al sepolcro con gli unguenti. Ha seguito il suo cuore tutto appassionato e preso da Gesù che la chiama per nome e lei, sentendosi amata, Lo riconosce.

Sabato s. Messa nel S. Sepolcro con padre Gianfranco.
Che Grazia immeritata stare dentro il S. Sepolcro a celebrare la S. Messa…
Colazione e giro per Gerusalemme.
Nel pomeriggio pellegrinaggio in bus a Cafarnao con i francescani. A piedi da Tabgha. Cena e luna piena sul lago di Tiberiade. Splendido.

Domenica mattina, alcuni alla spianata delle moschee, altri allo Yad Vashem.
Pomeriggio Betlemme. Riusciamo a entrare nella Santa Grotta e anche a sostare un po’ in preghiera.
Lunedì ancora lavori a Mamilla.
Cena con fra Stephane e fra Rodrigo. C'è anche Ettore.
Fra Rodrigo: Quando viveva in Brasile ha partecipato al lavoro di ong e ci ha parlato della grande povertà materiale e spirituale del suo popolo. Lo guarda però con speranza, perché la fede in Brasile ha più possibilità che in Europa, perché la gente non ha ideologie preconfezionate. Pensa che la bellezza dell'arte e del teatro siano un valido strumento di pastorale. (Traspare da quello che racconta un grande amore per la sua terra).
Fra Stephane: In Siria sono rimasti solo i più poveri perché tutti quelli che potevano se ne sono andati, e saranno i poveri a far rinascere la Chiesa, come in Francia, ai tempi della Rivoluzione francese, sono stati i poveri a creare opere di carità per soccorrere i poveri e a far rinascere la Chiesa. – (Pieno di realismo e di speranza cristiana il suo sguardo)

Gli uomini ad Haifa per montare la mostra. Noi donne ad aiutare Daniela nel trasloco.
Cena con Padre Alliata, Daniela e Ettore. Grande familiarità. “Non ci sono prove archeologiche certe dell'esistenza di Gesù. I Vangeli non sono una prova archeologica.”. Eppure lui Gli ha dato la vita…

Mercoledì raccolta delle olive dalle comboniane a Betania.
Sr Tiziana ha parlato del loro carisma. Una delle loro principali caratteristiche è il lavoro di promozione della donna. Stare dalla parte dell'umano del popolo.
Il muro divide la loro proprietà e le mette in continuo pericolo per lancio di pietre, molotov e lacrimogeni. Incendio la settimana scorsa.
Ci ha portati lì Rozan, che ci ha fatto fare un lunghissimo slalom fra le strade, per aggirare quelle chiuse per la festa di Sukkot (capanne).

Giovedì al mattino Messa nella chiesa di Maria Bambina con padre Marcelo e saluto veloce.
Poi al Santuario di Deir Rafat dalle suore di Bethlehem. In preparazione della festa della Madonna Regina della Palestina.
Sgombero e trasporto mattoni, ferraglia e legname, pulizia cortili e aiuole, verniciatura panchine ecc.
Mentre lavoriamo, osserviamo con stupore il continuo via-vai di gruppi di ebrei, mussulmani e cristiani, che frequentano con tranquilla semplicità questo luogo.
A pranzo le monache raccontano del loro ordine, nato a Roma da un'ispirazione durante la proclamazione del dogma dell'Assunta.
“Il silenzio si impara un minuto alla volta. Gesù ha bisogno del mio mezzo secondo di silenzio per salvare il mondo”. Sono donne bellissime, dai loro volti traspare tutta la gioia di Cristo. Sr Caritas e Sr Karine lavorano con noi.
Di ritorno a Gerusalemme, Adorazione a Maria Bambina con le suore e notte al S. Sepolcro per sei di noi. Esperienza indimenticabile di silenzio e raccoglimento come di giorno è impossibile fare.

Venerdì Ettore ci ha portati a Rama (oggi Ramot) tomba del profeta Samuele. Donne ebree e uomini ebrei separati su lati diversi della tomba, in preghiera.
Bellissimo panorama a 360 gradi.
Poi nel deserto del Negev a Mamshit città Nabatea, forse la meglio conservata in Israele. Via dell'incenso e delle spezie. Popolo di Carovanieri. La città è morta dopo il 700 dc. Per opera dei mussulmani.
C'era un bel mercato e attività per i bambini, preparate per la festa di Sukkot.
Sulla strada del ritorno fermata a Helipad per panorama e a Prudot per vedere il tramonto. Ultima fermata a mount Sodoma, a sud del mar Morto, catena di monti di sale e statua moglie di Lot.
Sabato ancora a Deir Rafat per continuare i lavori. Per la festa di domenica sarà tutto in ordine. Peccato non vederla, la godranno quelli del prossimo turno. Siamo rimasti con le suore per i vespri. Erano in ebraico ……
Domenica preparazione cena con padre Pizzaballa e il segretario Firas
Padre Pizzaballa ci dice che il mondo non ci capisce più quando parliamo della nostra morale, che ha la sua radice in Gesù, perciò bisogna ricominciare ad annunciare Gesù Cristo, con un linguaggio e un modo comprensibile anche da chi non ha una cultura europea, fondata su filosofie e storie estranee a questa cultura. Platone, Agostino, ecc.
Sarebbe necessario cambiare l'insegnamento nei seminari adattandolo alle diverse culture e linguaggi, toccando la liturgia ecc,
Quello che conta è parlare di quello che è accaduto a Gerusalemme, Gesù nato, morto e risorto. L'aveva ben capito il vostro don Giussani. Bisogna ripartire dall'avvenimento cristiano.
Non è sufficiente la testimonianza personale, pur necessaria; serve la fede della comunità cristiana. Giussani ha cominciato e intorno si è creata la comunità, altrimenti sarebbe finita lì. Paolo VI diceva che il futuro della Chiesa saranno comunità che suscitano delle domande irresistibili “come mai sono felici, da dove gli viene la felicità?”. (Evangelii Nuntiandi)
A proposito del problema della testimonianza riflettevamo su due cose. Uno, quando noi diciamo testimonianza, (ci è venuta in mente l’ultima strage di cristiani nello Sri Lanka) per noi è diventato sinonimo di dare il buon esempio, essere buono, cose così. Ma per i primi cristiani dare testimonianza significava andare al Colosseo non per fare la via crucis, ma perché andavano alle bestie: dire di sì a Cristo, dare testimonianza a Cristo, significava pagare un prezzo alto e arrivare fin lì.
Adesso siamo tornati ad un altro periodo, dove in ogni contesto culturale del mondo dare testimonianza cristiana torna ad avere un prezzo alto, In Sri Lanka ecc. dire di sì a Cristo vuol dire dare la vita, in altri il cristianesimo va bene, basta che resti una cosa tua, non mi disturbare, o resti una faccenda privata….In ogni caso, dare la testimonianza oggi richiede sempre un cammino. I tempi moderni hanno restituito il significato antico della parola testimonianza.
L’altra considerazione che facevamo è che la testimonianza funziona molto bene a livello personale: dovunque oggi incontri persone straordinarie che ti cambiano la vita. Molti di noi hanno incontrato Giussani e ci ha cambiato la vita.
La testimonianza personale ha funzionato e funzionerà sempre, ma determinante è la comunità cristiana. Invece la testimonianza comunitaria è più problematica. E’ facile sentir dire: ho incontrato una persona e ho capito che Gesù è veramente risorto perché in quella persona ho visto Cristo. E’ più difficile sentir dire: ho incontrato una comunità cristiana e ho capito che Gesù è risorto. E la testimonianza per eccellenza del cristianesimo passa dalle comunità. Decidersi per Cristo significa riconoscersi Chiesa. Anche Giussani ha cominciato e poi intorno a lui è nata la comunità, altrimenti sarebbe finita lì. La comunità cristiana è il luogo dove la testimonianza è più chiara, dove il Cristo risorto si esprime. Questo, oggi, è la crisi della Chiesa.
Passa tutto il mondo da Gerusalemme e si incontrano belle comunità. Povere, ma belle perché forti, unite, con tanti problemi, perché non sono comunità perfette, anche che litigano, ma dove sentono che c’è la vita, c’è qualcosa che unisce e che appassiona.
In Israele ci sono molti ebrei messianici, ebrei che credono che Gesù è il Messia, in piccole comunità un po’ spontanee; sono appassionati. Sono totalmente presi dalla figura di Gesù, che è veramente l’inizio e la fine della loro vita. Per noi invece è un abito che ci hanno messo addosso. Ce lo teniamo perché ce lo hanno messo addosso, ma non sempre diventa una presa di coscienza e quello per cui si vive.
Lunedì olive dalle Clarisse.
Abbiamo rivisto amiche che ci accolgono con grandissimo affetto, Madre Maria Chiara, sr Cristiana, sr Assunta, sr. Marie Francoise.
Cena con padre Matteo Munari e padre Alessandro (che insegnano rispettivamente il vangelo di Matteo e il Vangelo di Giovanni nel seminario francescano). C’è anche Ettore. Padre Matteo ha chiesto alle monache di Orvieto di pregare per la conversione dei mussulmani. Miracolo di due conversioni inspiegabili che ci ha raccontato.
Padre Alessandro ha parlato della sua vita da “borgataro” (bocciato due volte, spinelli,ecc.) a 18 anni per una confessione e una Comunione è stato affascinato da Cristo e ha scoperto che seguirlo era più gustoso di tutte le cose che aveva fatto prima: Sfidava anche tutti quelli che pensano di aver a disposizione tutto ad essere felici. Non lo sono, mentre io sono ancora oggi affascinato da Cristo e sono felice.
Martedì ancora dalle Clarisse per raccolta delle olive.
Con noi c’è anche un’ebrea di nome Tsafi che lavora un po’ qui e un po’ all’Ufficio Tecnico.
Cena con Daniela, Ettore e Rita, la ragazza che condivide la camera con tre di noi e che è a Gerusalemme per l’Erasmus.

Mercoledì mattina ultima S. Messa al Calvario prima della partenza.



2° gruppo autunnale dal 23 ottobre al 6/11/19

Il gruppo era composto da 10 volontari

Padre Filippo Morlacchi è venuto a MB a cena con Ettore. E’ sacerdote della diocesi di Roma ed ha il mandato di aprire una casa a Gerusalemme attraverso la quale favorire una presenza cristiana cattolica. Attualmente ha anche un incarico di assistente di alcuni conventi di suore tra i quali quello delle clarisse di Gerusalemme
Dalle Clarisse di Gerusalemme abbiamo raccolto le olive e sistemato le reti che si erano rotte.. Ci siamo intrattenuti con loro in parlatorio dove ci hanno detto di loro e si sono presentati quelli che ancora loro non avevano conosciuto .
Presso il convento di Deir Rafat, dove è venerata Santa Maria Patrona di Palestina, siamo andati a lavorare dalle suore di Betlemme della Beata Vergine Assunta di san Bruno per preparare la festa che ci sarebbe stata. Sono monache di clausura. La loro regola e il loro statuto è simile a quello dei certosini. Vivono e lavorano in cella, compreso i pasti (a parte la domenica). Nonostante questo sono una presenza eccezionale. Alla festa, alla quale abbiamo partecipato, c’erano oltre 2000 persone. Ci hanno detto che erano presenti anche ebrei dei kibbuz, mussulmani e cristiani ortodossi. Cordialissime e grate.
Ido e Gilberto sono stati invitati a cena, e sono andati, dalle suore Orsoline presso le quali hanno fatto lavori di copertura tetto e piccole manutenzioni per preparare per la festa che ci sarebbe stata
Tutti abbiamo lavorato a Mamilla per finire i lavori prima dell’arrivo dei primi ospiti delle guest house: pulizie, sgombero di materiali non utilizzati o da buttare in discarica, montaggio di mobili
Padre Alliata lo abbiamo incontrato al museo quando siamo andati un pomeriggio a fare le pulizie. Ci ha fatto fare una visita guidata da lui per due orette circa.
Una conoscenza di Maria Rosa è padre Camillo . Novantenne, ma molto vispo. Incontrato a Betlemme quando siamo andati alla Natività. E’ stata una bellissima testimonianza di fede.
Padre Giafranco ci ha celebrato la messa una mattina al Santo Sepolcro e domenica mattina ci ha fatto da guida a Gerusalemme. Poi si è fermato a pranzo con noi.
Dopo qualche giorno dall’arrivo ci siamo aiutati facendoci domande sul significato e sullo scopo del nostro essere in TS e qualche breve lettura, qualche riflessione/poesia di Ido hanno reso la convivenza una occasione utile per la nostra autocoscienza.
L’ultima sera è stata posta da Cecilia (una universitaria in stage che abbiamo accolto a cena) la domanda “che cosa vi portate a casa da questi giorni?” Quasi tutti abbiamo risposto dando un giudizio.
Alla fine di tutto non possiamo fare altro che ringraziare don Giussani e Carron che non hanno mai perso (e non perdono) occasione di richiamarci quanto sia importante e decisivo per un cammino di fede la coscienza di cosa sia e da che cosa sia costituita la nostra persona. Da che cosa trae la propria consistenza. Senza questo navighiamo in un vuoto da riempire con i nostri sentimenti e risentimenti. Ma Cristo prevale.

Gelmini II turno , autunno 2019 Filastrocca di Gilberto
Pur tra rotte assai diverse, niun di lor al fin si perse
E trovaron in aeroporto pronto un taxi da diporto
Che baracca e burattini tirò su tutti i Gelmini,
che alle 4 di mattina, scaricò a Maria Bambina.
Stiam parlando dei “bolognesi”, altra storia i “milanesi”
Da Orio al Serio dipartiti, in orario e tutti uniti
Che arrivati a Bengurian il pulmino troveran
Pronto con i suoi imprevisti per la gioia degli autisti.
E poi tutti ritrovati e al lor posto sistemati
Iniziaron le riunioni per conoscer facce e nomi
Da Riccardo coordinati e ai lavori dunque avviati.
Ma è tal Ettore in realtà che decide quel che si fa.
Un bel tipo un po’ “rospante” che ne sa ma tante tante,
così, che in fin ognun saprà cosa sia verginità……
assegnato a far qualcosa presto inizia nuova cosa
ed al fin si compirà, solo quel che Dio vorrà.
Or torniamo un passo indietro, per non perder rima e metro
Di compagni a dir qualcosa, senza perdere la prosa
E lasciar tutti contenti pur tra limiti e talenti.
Di Riccardo abbiam già detto ma in realtà il poveretto
Non volea già coordinare, ma eseguire e lavorare.
Abbiam visto d’altro canto, che da fare ha avuto tanto:
con vetusti e centenari smartfon e cellulari che
riottosi ad ogni tatto, procuraron a lui sol scazzo
e mettero in evidenza, qualche traccia di impazienza.
Walter Ronchi e Torri Ido, al buon Dio insieme affido
Chè sol Lui col Suo gran bene, può tener i due insieme;
ciò non dico per slealtà ma per lor diversità.
Walter magna e tutto scrocca, anche tra palline in bocca
Mentre parco e lento Ido fa un favore al casto cibo.
Tranne lì a Bethlemme che in silenzio e lemme lemme
Tutto il cibo tragugiò distanziando tutti un po’.
Tra gli incontri fra Camillo, richiamato ha il codicillo:
che con chiacchiere e sol bontà non vi è vera carità.
Uno! Cristo è il salvatore di ogni mente e di ogni cuore.
Sora morte ben accolta, lei davver in ciel ci porta.
Poi c’è Lucio il buon dottore, che facendo l’esattore
Scrocca sempre dei quattrini alla tasche dei Gelmini.
Efficiente e generoso non sa mai restar ozioso
E se c’è da lavorare su di lui tu puoi contare.
Tra gli amici di Romano, due si tengon per la mano
Lui Adolfo lei Ornella sono coppia molto bella.
Per lavoro e culto al tempio danno sempre buon esempio.
Lui inver un po’ strafà, ma ciò è sol per sua bontà.
Scatta sempre senza posa, la veloce Maria Rosa.
Pulizie pasti e corvé nulla avviene senza te!
Come Marta per ore e ore, lei fa tutto più del Signore.
Poi inver questo conviene ci fa stare tutti bene.
Ma giungiam, nota dolente, a chi mal assai si sente;
a Maurizio poveretto che ‘sto turno ha fatto a letto.
Ha accettato con pazienza febbri alte ed influenza
Che per dire malizioso affrontò tra pasti e riposo.
Ma ancor più con pia Teresa pronta ad ogni sua pretesa.
Lei così da brava moglie a lui tolse tutte le voglie…
Procurando guarigione al suo caro “cicciolone”.
Ecco! Una bella compagnia, non il “top” che ci sia
Ma che guarda tutti insieme Chi nel cuor gettò il suo seme
E a donare poca o tanta, la sua fede in Terra Santa.
Sempre grati a don Giussani che ci tiene tra le mani
A guidare da lassù chi vuol viver ben quaggiù.



Stampa questa pagina Invia questa pagina ad un amico