Ettore e Vincenzo a Ferrara

News

Ettore e Vincenzo a Ferrara

La fede nasce da un incontro - Ferrara

Ettore
Perché ci hanno chiesto di parlare? Perché se noi due vivessimo io a Padova e lui a Mazara del Vallo penso che nessuno ci chiederebbe di fare interventi, di parlare alla gente. Ma siccome viviamo in Terra Santa siamo una cosa curiosa, interessante. Noi viviamo in Terra Santa da un po’ di tempo: lui da 7 anni, io da 15. C’è una caratteristica della Terra Santa che è assolutamente particolare: la Terra Santa è un luogo in cui trovi di tutto: ci sono gli ebrei, gli ebrei ortodossi, gli ebrei meno ortodossi, quelli laici, i musulmani fondamentalisti, quelli sciiti, quelli sunniti, i cristiani di tutti i tipi, di tutti i colori, quelli ortodossi, i meno ortodossi, i cattolici - 8 tipi di cattolici diversi, i maroniti, i greco cattolici... Cioè c’è una confusione e una varietà di proposte religiose che uno, dopo che è lì da un po’… Noi, qui in Italia, siamo abituati ai cristiani cattolici e a quelli che a Dio non credono; lì ci credono tutti, ma poi ognuno crede una cosa diversa, che a me, a un certo punto, ha messo un po’ a disagio, mi sono trovato a dover chiedermi: “chi ha ragione? Tutti sono convinti di aver ragione e allora dove sta la differenza?” La Terra Santa è un luogo - forse presto anche l’Italia diventerà così- che inevitabilmente fa venire in mente una famosa immagine che don Giussani ha usato spessissimo per spiegare che cos’è il cristianesimo. Io mi permetto di riraccontarla: coloro che già la sanno la riascoltino lo stesso, anche perché non è un’immagine astratta, ma è la descrizione di quello che è accaduto 2000 anni fa e di quello che continua a riaccadere oggi. Perché se ci pensate anche duemila anni fa era la stessa condizione in Terra Santa: era piena di gente che credeva in qualche modo di sapere come si costruiva il rapporto col Mistero, come si costruiva il rapporto con Dio: c’era chi aveva mille dei, gli ebrei, i romani che includevano tutti, insomma ognuno faceva un tentativo suo.
Com’era questa immagine di don Giussani? Il Don Giuss s’immaginava che il mondo fosse e sia un’enorme grande pianura in cui ci sono innumerevoli gruppi di persone che assieme cercano affannosamente o più tranquillamente di costruire dei grandi ponti con grandi arcate, che fossero dei ponti che univano il punto contingente della loro vita con il destino, con l’infinito, con Dio, con il Mistero; soprattutto con il destino, con il significato per cui si vive. E lui s’immaginava appunto il mondo così. Pensate alla Terra Santa: gli ebrei che si costruiscono il loro ponte con la loro religione, i musulmani che pensano di arrivarci attraverso Maometto, noi cristiani uguale, perché anche il cristiano può ridurre l’avvenimento di Cristo a una religione; se venite lì trovate che gli ortodossi tentano così, noi cattolici tentiamo così, tutti che tentano di costruire il loro rapporto con Dio. Appunto don Giussani s’immaginava che 2000 anni fa a un certo punto arriva quest’uomo, uno strano uomo, che si chiamava Gesù, che arrivi in questa grande pianura e guardi questo enorme affollamento di gente tutti intenti nel loro tentativo e si commuove, e si commuove anche adesso nel rivedere questi continui tentativi di ognuno di noi che cerca di stabilire il proprio rapporto col mistero. Si commuove e vede questa gente – dovete sapere che Gesù era uno che si commuoveva in continuazione – e a un certo punto urla e dice: fermatevi, siete grandi e nobili in questo vostro tentativo, il vostro tentativo è bellissimo (perché è grande che un uomo cerchi di costruire e di trovare un senso a quello che vive), ma il vostro tentativo è triste, e ultimamente è inutile, perché voi non potete costruire un rapporto col destino, tu non puoi costruire un rapporto col destino. Ma guardate che Dio ha avuto pietà di voi, Dio ha mandato qualcuno che costruirà lui questo rapporto, che costruirà lui questo ponte. E dice: guardate io costruirò questa strada, io vi costruirò la via, anzi io sono la via. Poi don Giussani va avanti in questa immagine in cui s’immagina che tutti si fermino un po’ stralunati a guardare quest’uomo e poi s’immagina che, per primi, gli architetti e gl’ingegneri a un certo punto dissero: ma cosa state ad ascoltare questo qui, questo qui è matto, ma non vedete che è matto? Lasciate perdere non distraetevi, continuiamo a lavorare, continuiamo a costruire. Per cui tutta la gente continua a rimettersi a costruire, a parte qualcuno che istintivamente rimane un po’ stupito, rimane un po’ colpito da questo strano uomo e si ferma e comincia ad andargli dietro. Gli va dietro perché sente una strana corrispondenza fra questa cosa che lui dice e il suo cuore. Quando ripensavo a questa cosa, pensavo che è un po’ come quando io sono a Gerusalemme, in cui si parla arabo, ebraico, e di tutto; quando sento qualcuno parlare in italiano, istintivamente mi volto, ancora dopo 15 anni. Perché sei fatto per questa cosa qua, sì o no? La mia testa è fatta per l’italiano! Quando sento l’italiano sento qualcosa che corrisponde. Questi uomini, quando hanno sentito queste parole di Gesù hanno sentito qualcosa nel cuore che ha corrisposto immediatamente tanto è vero che si son voltati, gli sono andati dietro. Ditemi se non è così! Per questo dico che riaccade ancora adesso questa cosa qua: uno quando risente certe parole di Gesù, quando rivede il suo volto, quando sente questa eccezionalità o straordinarietà o le cose che lui dice, il cuore sobbalza; poi uno può decidere anche di andarsene da un’altra parte, ma il cuore sobbalza. Insomma è successo così 2000 anni fa, ma a me è successa esattamente la stessa cosa: duemila anni dopo ho incontrato della gente normalissima nei quali però ho percepito un accento, ho percepito qualcosa che corrispondeva esattamente a questo desiderio infinito che avevo nel cuore di trovare un’utilità, un senso, un significato al mio vivere, alla mia vita. Per cui questo incontro con uno che mi ha detto: guarda che la via sono io, e io a un certo punto ho mollato tutto, tanto che mi è venuto questo desiderio di dare la mia vita a Cristo totalmente e di seguire questo incontro, di seguire questo uomo. Gesù, attraverso alcune persone, mi ha portato fino in Terra Santa. In Terra Santa dove mi pare che anche Vincenzo sia arrivato per lo stesso motivo: ha incontrato un’esperienza cristiana così affascinante, così attraente che gli ha fatto venire il desiderio di venire a fare il missionario laico.
Ora, vedete che noi siamo qua in due a parlare: questa è una cosa un po’ curiosa: io francamente non avrei voluto venire su questo palco a parlare, perché a me viene l’ansia a parlare, all’inizio, (dopo quando parto invece...), per cui se fosse venuto solo lui io avrei preferito. Però se l’aveste detto solo a me io mi sarei preparato queste cose che faccio quando andiamo a Cafarnao, per cui sarebbe stato più semplice, avrei “posseduto la materia” un po’ di più, invece mi ha messo un po’ in difficoltà questa cosa in cui si deve parlare in due, ma devo dire che è stato molto interessante. Perché siamo qua in due a parlare? Siamo qua in due perché siamo amici, siamo molto amici. Io volevo parlarvi di questa cosa qui: noi siamo amici, ma vi assicuro che non è assolutamente scontato che noi siamo amici, perché quando ci siamo conosciuti 6 anni fa, mi ricordo perfettamente l’impressione che avevo i primi due anni, cioè di uno su cui avevo una serie di pregiudizi: era uno che veniva da un’esperienza di fede veramente diversa dalla mia, diceva delle cose che a me sembravano proprio delle cose di una banalità unica, poi vota dalla parte opposta di dove voto io... Sono cose stupide, ma poi nel concreto sono tutta una serie di motivi, che se fosse stato per me e fossimo stati in Italia l’avrei conosciuto e poi ci saremmo salutati e ci saremmo rivisti in Paradiso, se ci andremo. Invece noi siamo in Terra Santa dove siamo veramente quattro gatti – certe volte il valore di essere quattro gatti è interessante, perché se si è quattro gatti non è che hai molto da giocare: coi musulmani non hai rapporti, con gli ebrei non hai rapporti, puoi stare solo con i quattro cristiani - quattro cristiani, i nativi sono pochi -, per cui alla fine ci continuavamo a vedere; non hai grandi alternative, sei lì, siamo italiani e ora siamo amici. E’ normale, spero non vi scandalizziate, ma è stato così dall’inizio.
Io amo molto un episodio del vangelo, che io trovo straordinario. C’è stato un giorno in cui Gesù stava passando coi suoi primi amici, Pietro, Giovanni, Andrea... Passa davanti a un banco di un esattore delle imposte: un certo Levi. Voi dovete sapere che un esattore delle imposte era un essere schifoso; c’erano poche persone che facevano più schifo a un ebreo normale, come lo erano Pietro e Giovanni, come uno come Matteo. Matteo, Levi, era un essere schifoso, era uno a cui loro erano stati abituati dai genitori a non rivolgere la parola, perché questo era un collaboratore dei romani. Pensate che alcuni rabbini dicevano che un pubblicano come Matteo non avrebbe potuto salvarsi, per cui Pietro, Giovanni e Andrea quando gli passavano davanti si voltavano dall’altra parte, non avevano mai rivolto la parola a questo qui: avevano una serie di pregiudizi dettati dall’educazione. Per cui, passano davanti al banco e avran detto a Gesù: dai Gesù passiam veloci, non fermiamoci davanti qua che è una brutta persona. Gesù si è fermato e lo guarda. Pietro sarà andato un po’ avanti poi si volta, dove sarà andato Gesù? Torna indietro e dice: dai Gesù lascia perdere che dopo ci sono i miei figli che vedono e pensano che si può anche rivolgere la parola a questo... Ma Gesù non si muove. Pietro avrà pensato: ma adesso, che cosa mi combina? Sapete come è andata a finire, che poi lo guarda e gli dice: seguimi! Voi mettetevi nei panni di Pietro; fra sé avrà detto: Gesù ma non puoi invitare uno così; se inviti uno così, a parte che non so chi dei nostri rimane, poi non viene più nessuno con noi, perché se viene uno così… Poi immaginatevi Gesù come si sarà voltato e l’avrà guardato, l’avrà guardato in un modo che questo si sarà zittito e detto: come non detto! Questo gli dice: seguimi! E Matteo, talmente non ci crede dalla gioia, dal fatto che Gesù gli ha rivolto la parola, addirittura l’ha chiamato, che subito ha detto: facciamo una cena a casa mia con tutti quanti i miei amici! pubblicani come lui. Pietro fra sé avrà detto: va bene tutto, però se uno così viene con noi io, scusa Gesù sarai un bravo profeta, interessante, tutto quello che vuoi, ma se viene lui io non vengo più! Vi è mai capitato a voi nella chiesa una roba così? Non dico che con Vincenzo era così, non era un essere così schifoso, però se la chiesa fosse… capite che Pietro ha fatto questo passaggio: aveva un pregiudizio che - come diceva don Giussani, uno che non ha pregiudizi è uno scemo -, non è una cosa negativa, anzi tanto più uno è vivo, tanto più è umano quando vede una cosa si fa un giudizio, un pre-giudizio.... Il problema non è non aver pregiudizi, che è impossibile, ma essere liberi dai pregiudizi: tu hai un pre-giudizio, poi se la realtà t’accorgi che è diversa, come io mi sono accorto che lui non era quello che pensavo, ma era un’altra cosa, lascio il mio pregiudizio. Pietro avrà dovuto fare questo passaggio: aveva un pregiudizio, a un certo punto avrà detto fra sé: io continuo a stare con questo qui o me ne vado? Ma poi avrà pensato: ma se io me ne vado, perdo Te, Gesù... ma è più importante Te o non stare con questo qua? A un certo punto ha dovuto tirar fuori questo giudizio: sei importante Te, io voglio stare con Te e pur di stare con Te sto sia con Matteo, sia con chiunque altro..., e quindi è rimasto.
Ma pensate il passaggio dopo, che a me impressiona più del primo: voi pensate che il giorno dopo Matteo gli sarà stato simpatico? Io non credo. Penso che il giorno dopo continuava a stargli sulle scatole come il giorno prima, era uno con cui non voleva aver niente a che fare; ma il problema non era andar d’accordo con Matteo, il problema era stare con Gesù e, a tal punto gl’interessava stare con Gesù, che è stato anche con Matteo (giorno dopo giorno). Questo è un fatto interessantissimo per ognuno di noi che fa un’esperienza ecclesiale, perché si capisce che il problema non è andare d’accordo, cercare di andare d’accordo, essere uniti, ma ricordarsi di Chi ci ha messo insieme; se uno continua a ricordarsi di questo, si scioglie tutto. Tant’è vero che, nel tempo, questo unico legame ci ha reso amici, ci ha reso normalmente amici.), Ma non i grandi amici che siamo adesso. Finchè a un certo punto è successa questa cosa che vi ha accennato Enrico prima. Io a un certo punto ho conosciuto questa banda di gente qua che veniva da Ferrara di cui Vincenzo mi ha parlato con entusiasmo, dalla prima volta che li aveva visti e mi ha chiesto di accompagnarli a Cafarnao, a vedere gli scavi e raccontare quello che era successo lì. Io non avevo molta voglia, un po’ perché lavoro tanto durante la settimana, un po’ perché non mi piace fare queste cose davanti a gente che non conosco, perché non so bene se sono interessati o meno, quindi ho declinato l’invito. Però, poi ha insistito, ha insistito finchè un giorno mi ha fregato, non ho saputo dirgli di no, me l’ha messa giù in modo strappalacrime, e ho detto: va bene, vado. Oggi ho visto uno che c’era, mi ha detto che quando son salito in pullman sembrava evidente che avevo voglia di tutto eccetto che andare con questa gente... Sono andato ed è stata una giornata bellissima soprattutto alla fine, tornando, mi hanno raccontato quello che facevano; ho scoperto che c’era della gente che fa delle opere di carità per cui io mi sono sentito non piccolo così, ma di più, da nascondermi sotto il sedile. Allora mi è nata una tale curiosità nei loro confronti per cui il giorno dopo ho mollato il lavoro, che è una cosa abbastanza difficile per come sono fatto, sono andato a Gerico e li ho rivisti lì, abbiamo mangiato velocemente, poi sono tornato alle mie cose e loro sono partiti. L’anno scorso sono tornati, mi hanno chiesto di nuovo di accompagnarli e questa volta ho detto di sì con un po’ più di entusiasmo. E così, per questo fatto, con Vincenzo siamo veramente diventati amici.
Vi racconto un altro piccolo episodio, è un episodio del Vangelo, ma in realtà è poi anche un racconto che Giussani fa immaginandosi come si sia svolto questo episodio. Voi sapete che Giovanni e Andrea mentre erano sul fiume Giordano dove c’era questo strano uomo vestito di pelli di cammello, che mangiava erbe selvatiche, insomma Giovanni Battista era lì che battezzava, e loro vanno lì e Giovanni Battista un po’ ispirato, a un certo punto si mette a urlare e dice: “ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie i peccati del mondo”. Di tutti gli altri che erano lì attorno nessuno lo bada di striscio, invece questi due qua, Giovanni e Andrea, gli vanno dietro, cioè vedono che quest’uomo indicato da Giovanni si sta allontanando e gli vanno dietro. E questi non venivano dalla campagna, venivano dal lago, ma erano un po’ come due contadinotti arrivati in città e vanno dietro a questo qui e a un certo punto Gesù si volta, li guarda e dice: beh, che volete? E questi due, se leggete il vangelo e vi immedesimate con questi due, un po’ sorpresi dalla domanda, rispondono non sapendo cosa dire: Maestro dove abiti? Se ci pensate, immaginatevi la scena voi: adesso tornate a casa, io vi seguo, a un certo punto voi vi accorgete che vi seguo, vi voltate e dite: che vuoi? E io: scusa dove abiti? Voi come minimo dite: cosa vuoi, chiamo la polizia, vuoi venire a rubare a casa? Questi gli dicono: Maestro dove abiti? Una domanda che non stava né in cielo né in terra. Invece Gesù li prende sul serio e dice loro: venite a vedere. Vanno. Il Vangelo dice: stettero tutto il pomeriggio con Lui e, l’evangelista si ricorda ancora dopo 50 anni, era circa l’ora decima quando hanno incontrato quest’uomo. Don Giussani ha sempre descritto questo momento, si è sempre immaginato cosa sia successo quel pomeriggio in cui sono stati assieme e si è sempre immaginato che siano stati tutto il pomeriggio a guardarlo parlare, nemmeno ad ascoltarlo, nemmeno a capirlo, non si capiva neanche tanto bene quello che diceva, ma sono stati tutto il pomeriggio a guardarlo parlare, perché uno che parlava con una tenerezza così, con una autorevolezza così, padrone della Bibbia in modo che la Bibbia si capiva cosa diceva, questo ne parlava come una cosa assolutamente concreta, che conosceva. Insomma hanno passato tutto il pomeriggio a guardarlo parlare, pieni di stupore, pieni di una meraviglia... convinti di aver visto una cosa..; e poi diceva che lui era il Messia. Non capivano, due pescatori che avevano sempre passato il tempo a pescare... Sono usciti e dopo vanno a casa e dicono al fratello di Andrea, Pietro: abbiamo incontrato il Messia, e Pietro avrà risposto: ma cosa stai dicendo? Giussani s’immagina la scena: tornano a casa in silenzio, tornano a casa in silenzio perché hanno visto una cosa troppo grande. Avete presente che quando uno vede una cosa bellissima, torna a casa e non accende neanche la radio, l’autoradio, perché vuole star lì ancora a pensare quella cosa che ha visto. Questi due tornano a casa in silenzio, perché non c’era bisogno di aggiungere niente, tutti e due avevano gli occhi e il cuore pieni di quella faccia lì che avevano visto, di quell’uomo lì che avevano sentito parlare. E poi il Giuss s’immagina che a un certo punto quando arrivano davanti alla casa di uno dei due si separano, ognuno va a casa sua, si salutano, ma senza salutarsi, perché mai come in quel momento si sono ritrovati amici, si sono ritrovati uniti, si sono ritrovati una cosa sola. E’ giustissimo perché mai uno è veramente amico di un altro come quando ha qualcosa che amano in comune, c’è qualcosa che tu ami ed è la stessa cosa che amo io. Faccio un esempio del cavolo, scusate. Io non ho mai visto giocare a calcio come gioca il Barcellona, per cui quando io trovo un altro che ama il Barcellona come me, dico: andiamo a vederlo giocare assieme! Quando trovi un altro che ama la stessa cosa che ami te dici: che bello! Noi siamo veramente amici, perché? Se voi ci vedeste da fuori direste: tu ci racconti una balla, non è vero niente! Perché noi due ci vedremo una volta al mese, per circa 3 minuti, quando lui passa in ufficio da me, perché io non vado mai a Betlemme; lui, quando passa in ufficio, entra e dice: ciao, io sto lavorando dico: ciao, ci vediamo. Però, vi assicuro che quando entra la sua faccia è un momento in cui io sono assolutamente contento: è una cosa che mi ricorda il motivo per cui io sono lì e do la vita. Non c’è momento più bello di quell’istante in cui passa e mi strappa da quello che sto facendo, ridonandomi tutto quello che sto facendo in un modo 100 volte più pieno e più bello. Uno, grazie a questa faccia qui, rivede il motivo per cui è là.
Ma volevo dire anche un’altra cosa. Che cosa ci ha messo insieme, che cosa ci ha reso amici? Il fatto che attraverso delle persone noi abbiamo riconosciuto una cosa assolutamente eccezionale. Io non vi sto dicendo questo per fare un elogio al mio amico Vincenzo o ai suoi amici della Confraternita, perché non è stato il fatto che abbiamo visto della gente più o meno brava. Noi abbiamo visto una cosa eccezionale al quale io do il nome di Gesù attraverso della gente normalissima; abbiamo visto una cosa come in quel momento, in quella grande pianura in cui a un certo punto uno ha detto : prova a guardare, sono io la via. E io sono rimasto, e ho detto: sì tu sei una cosa più grande e più bella.
E questo è esattamente quello che è successo agli apostoli, quello che raccontano i Vangeli. C’è un altro episodio dei Vangeli che mi ha assolutamente folgorato. Nell’ultimo episodio del Vangelo di Giovanni c’è questo famoso momento del sì di Pietro che è il momento in cui gli apostoli fanno una pesca miracolosa, poi vanno a riva, c’è quest’uomo, è Gesù che chiede 3 volte a Pietro: mi vuoi bene? Sapete come va. Ma c’è un punto che, io non mi ero mai accorto, ma è assolutamente impressionante: questi apostoli sono lì e aspettano Gesù, prendono la barca, vanno al largo e cercano di pescare tutta la notte e non prendono nulla, poi, verso l’alba c’è un uomo sulla riva che chiede loro: com’ è andata, avete preso qualcosa? Questi tutta la notte non avevano preso niente. Lui dice: provate a buttare la rete dall’altra parte. Loro prendono la rete, la buttano dall’altra parte e si riempie di pesci. A un certo punto Giovanni dice: questo è il Signore! Allora Pietro, sente che è il Signore, si butta in acqua e in due bracciate arriva a riva. Ma scusate, vi siete mai resi conto che in questa cosa che io ho appena descritto c’è qualcosa che assolutamente non sta? Questi qua sono uomini che hanno vissuto tre anni con Gesù. Se c’è qualcuno nel mondo che poteva sapere che faccia avesse Gesù erano loro; nessuno come loro aveva conosciuto di più Gesù. E loro, Gesù, sulla riva del lago, non lo riconoscono. C’è qualcosa che non quadra. Come mai non l’hanno riconosciuto? Andate a vedere gli altri passaggi in cui Gesù compare agli apostoli, dopo che è risorto: entra nel Cenacolo e gli apostoli, terrorizzati: cos’è, un fantasma? No, sono io! Poi i due di Emmaus che passano tutto il tempo con Gesù fino a Emmaus; erano discepoli anche loro: non si sono accorti che questo era Gesù? Se ne accorgono allo spezzare del pane. E’ una cosa straordinaria! Io sono vissuto in tutta la mia vita consacrata e anche prima sentendo sempre dire che la Chiesa è il corpo di Cristo: Gesù si comunica oggi attraverso degli uomini, ed è una roba che fa anche un po’ impressione, siccome ci conosciamo, conosciamo i limiti nostri.... Il vangelo lo dice chiarissimo che, Gesù ancora presente, da quando Gesù è risorto, si comunica agli uomini attraverso una presenza umana che non ha più la faccia di Gesù, ha un’altra faccia, ha delle facce diverse, tant’è vero che ha la faccia tua, sua, nostra. Quando con Vincenzo ci siamo conosciuti, ci siamo accorti che Gesù è una cosa reale, concreta, affascinante, entusiasmante, incontrando degli uomini. Per cui siamo diventati grandi amici, perché Gesù, come dice il titolo, è un uomo che continua ad essere presente attraverso delle presenze umane e continua ad essere incontrabile, ad essere affascinante attraverso delle presenze umane. Per cui il senso del mio intervento è quello di dire di aiutarci a ricordare che cosa siamo. Siamo quattro poveretti, ma portiamo, quasi nonostante noi, portiamo una cosa dell’altro mondo, portiamo questa presenza che è Gesù. Attraverso di noi, tra noi c’è la possibilità di continuare a camminare con e a riincontrare questo uomo qua. Quest’uomo che è “qualcosa di presente che ha la pretesa di cambiarci”.
Pensate a questo altro episodio del Vangelo, che mi ha commosso tantissimo grazie all’osservazione di una persona. Dopo un pò che stavano assieme e non erano più a Cafarnao, perché la fama di Cristo si è sparsa per cui venivano migliaia di persone (quando c’è stata la moltiplicazione dei pani e dei pesci c’erano 5000 uomini più le donne e i bambini). Cafarnao avrà avuto 3 – 4 mila abitanti. Vengono 10.000 persone a Cafarnao per vedere Gesù, per cui avrebbero bloccato la città. Per cui era fuori da Cafarnao e c’era un sacco di persone che vogliono parlargli, vogliono toccarlo, vogliono sentirlo parlare, vogliono vederlo; e Lui come al solito si commuove e dice a Pietro: prendi la barca che voglio parlare alla gente. Prendono la barca e si allontana e si mette a parlare alla gente. E già qua uno dice: fammi capire non è che all’epoca avevano i megafoni per cui mi allontano e parlo; ma se devo parlare a tanta gente forse è meglio se mi avvicino... Dovete sapere che c’è questa cosa straordinaria fra Cafarnao e il Sì di Pietro: c’è una piccola insenatura nella costa e si è creato naturalmente una sorta di anfiteatro, per cui se io mi allontano leggermente e vado al centro di questo piccolo golfo e parlo normalmente, voi da sopra mi sentite tranquillamente - da queste sfumature si capisce che il Vangelo è vero, ancor più che dalle cose clamorose. Gesù parla, è mattina, e parla, parla finchè capisce che è ora di mandarli a mangiare e li manda via. Si volta verso Pietro e gli dice: dai che andiamo a pescare. Immaginatevi Pietro, lo guarda e dice: scusa Maestro, tu certamente sarai un grande maestro, conosci la Bibbia, farai un sacco di miracoli, però Tu vieni da Nazaret, al massimo avrai fatto il carpentiere e forse avrai fatto un po’ il contadino; si vede che a pescare non sei mai stato! Abbiamo cercato di pescare tutta la notte e non abbiamo preso niente, ti pare che adesso a mezzogiorno, vado in mezzo al lago in cui ci sono 40°, e dove il pesce non sta in superficie perché lo prenderesti già lesso... il pesce sta sotto! Per cui Gesù, guarda, lascia perdere, non si può adesso andare a pescare! Capite che Gesù l’avrà guardato come dire: ti ho dato un ordine, o no? Per cui Pietro nel Vangelo dice: ma sulla tua parola… che vuol dire: io te l’ho detto, però il capo sei te, perché poi dici anche che non obbedisco agli ordini, per cui dopo non sono neanche più il capo degli apostoli, andiamo a vedere cosa peschiamo... Sapete come va la storia: buttano le reti, pescano e quasi ribaltano la barca, tant’è che urla a Giacomo e Giovanni venite anche voi con l’altra barca perché qui c’è troppo pesce. Il Vangelo dice che arrivano a riva –immagino come Pietro avrà fatto quel percorso – scendono dalla barca e Pietro si mette in ginocchio e dice: Gesù lasciamo perdere , allontanati da me che io sono un peccatore, io non merito una roba così; una cosa così io non l’ho mai vista. Gesù, forse sorridendo, gli dice: non abbiate paura, lasciate tutto, io vi farò pescatori di uomini. E loro lasciano tutto e lo seguono. Che cos’ha di straordinario questo racconto? Ha di straordinario che si capisce che questa cosa non gliel’ha detta all’inizio. All’inizio non gli ha detto: mollate tutto e venitemi dietro; all’inizio sarebbe stato assurdo mollare tutto per seguire Gesù. Ma dopo un po’ che sei stato con Lui e l’hai conosciuto e hai intuito che forse valeva la pena di seguirlo, che cosa gli fa succedere Gesù? Gli fa succedere questa cosa: una pesca miracolosa. Un pescatore, quando si alza al mattino, cos’è la prima cosa che pensa? Al pesce. Qual è l’interesse del pescatore? Il pesce. Così come l’interesse di ognuno di voi è l’impianto da usare, la macchina che devo vendere, ecc. E’ impressionante perché Gesù ti fa capire che ti dà il centuplo del tuo interesse; non il centuplo di un’altra cosa, per cui tu seguendo Gesù, devi lasciar perdere i tuoi interessi: “per dar tutto a Gesù devo rinunciare a qualcosa”. Gesù ti fa capire che non devi rinunciare a nulla. “ Se tu mi segui, avrai il centuplo di ciò che t’interessa, il centuplo di ciò che ami”. Non solo ”se vieni con me farai cose che tu non potresti fare.” Una pesca così, a mezzogiorno, a 40° all’ombra…
Questo mio intervento vuol comunicare che la fede nasce da un incontro, che la fede è una cosa assolutamente conveniente, che conviene chiedere di nuovo ogni giorno, mendicare e riprendere ogni giorno, perchè non c’è niente di più bello nella vita.
Vincenzo
Il motivo per cui sono qui è per fare venire lui, altrimenti non veniva da solo.
Io sono molto felice di essere a Ferrara, perché Ferrara è casa mia: da qualche anno abbiamo instaurato un forte legame con Ferrara, Lugo, e tutta l’Emilia Romagna; fra qualche giorno i miei figli nasceranno proprio qui in Emilia Romagna, quindi c’è un legame particolare che personalmente mi lega a questa terra. Come Ettore ha appena raccontato, quello che ci lega particolarmente è questa amicizia che ci sostiene quotidianamente ogni giorno nel nostro lavoro.
In realtà l’uomo che ci mette insieme fin dall’inizio è praticamente Lui, nel cuore è Gesù, ma l’incontro tra noi è arrivato grazie a Michelangelo da Foggia con cui è nato questo rapporto che poi ci ha portati fin qui stasera, a fare molti chilometri per stare insieme ed allo stesso modo, a molti altri, a venire in Terra Santa. Stasera riconosco molte facce ed è molto bello essere qui perché con molti di voi per vari motivi, o per i viaggi o per volontariato, ci siamo trovati in Terra Santa, o anche semplicemente con chi è venuto in pellegrinaggio. E’ particolarmente bello stare insieme e raccontarsi quello che succede perché l’esercizio che facciamo quando possiamo è quello di dirci chi siamo e quello che ci accade. A volte sembra quasi scontato e si ha timore a raccontare certe cose, è difficile riuscire a raccontarsi. L’amicizia oggi non è scontata e la nostra è un’amicizia che ha un forte legame con qualcosa.
Io a Betlemme mi occupo principalmente di sociale. Mentre Enrico ci presentava a voi ed Ettore raccontava la sua esperienza, io mi rendevo ancora conto di che grazia godiamo a vivere in Terra Santa. I frati francescani da più secoli hanno la doppia missione di custodire i luoghi santi e di assistere le comunità di Terra Santa, le persone. Ettore, avete sentito con che passione racconta il vangelo, è il responsabile della manutenzione dei Luoghi Santi. Lui stesso è un patrimonio di umanità, almeno quella cristiana. Io nel mio piccolo mi occupo di sociale a Betlemme, di comunità, di persone, di minoranze. La nostra amicizia è nata appunto sul lavoro, in quel luogo, in quella stessa terra magica, problematica, interessante dove gli stessi uomini che hanno seguito Gesù si sono incontrati. E questo è successo grazie anche ad un gruppo di pellegrini speciali che con i viaggi in Terra Santa ci hanno aiutato a riconoscere e far crescere questa amicizia. Tutti siamo nati a Betlemme, ma abitiamo a Cafarnao, siamo tutti di Cafarnao. Perché Cafarnao era una città normale, c’era gente comune che lavorava, costruiva le barche sulla sponda del lago: c’era chi lavorava le pietre per l’ancoraggio delle barche, chi costruiva le vele, chi cuciva le reti, chi costruiva le barche di legno, ed era gente che ogni giorno s’incontrava sul lavoro. La nostra amicizia nasce dal fatto che Gesù li andava a visitare sul lavoro, quindi il lavoro è al centro della vita ed anche il luogo principale delle missioni di Gesù. Quella non era gente che non aveva niente da fare, ma ognuno aveva una missione precisa e veniva da condizioni diverse della vita di quel tempo.
Ed è qui che è nata anche la nostra amicizia che in questi anni poi è cresciuta ed ha avuto alcune esperienze anche concrete di collaborazione fra l’Italia e i territori palestinesi, piuttosto che fra comunità diverse. Il loro obiettivo, quello di questi speciali pellegrini, capitanati da Enrico e Michelangelo, è stato quello d’incontrarci lì sul lavoro, lì dove cerchiamo di fare quello che sappiamo fare. Per questo sono nati rapporti di cooperazione, di scambio fra le comunità. A Betlemme seguo, tra l’altro un gruppo di opere, oltre al lavoro che faccio direttamente con la Charitas parrocchiale dove si cerca di mettere insieme un gruppo di persone responsabili di varie opere nel territorio del sud della Palestina. Essendo una società molto mediterranea, come quella da cui vengo io, abbiamo una storia individualista e lì è veramente difficile lavorare insieme.
Quando Michelangelo, dopo la prima volta che è venuto a trovarci, mi ha raccontato “sai noi facciamo parte  di una confraternita, c’è un gruppo di amici che lavora insieme”. Inizialmente mi sono sorpreso ed ho pensato: questi sono di Siracusa, di Bolzano, di Ferrara, di Foggia.  “E come fate a incontrarvi?  E perché vi vedete? Cos’è che mette insieme questa gente, che cos’è che veramente li fa incontrare per fare questi Km., lasciare le famiglie, le mogli, i bambini?” Condividere la ricchezza è un bisogno professionale, specialmente nel sociale che è un ambiente dove c’è molto antagonismo professionale, c’è molta competizione fra le opere sociali, ed ognuno spesso pensa a se stesso.
Da lì si è accesa una luce ed è nata un’ amicizia che ci ha fatti incontrare.
Ma guarda questi: da diverse realtà anche di settori diversi fra di loro si mettono insieme e s’incontrano per darsi una mano, si scambiano bandi, si scambiano fondi, fanno interventi coordinati insieme. Una cosa unica. Per cui nel secondo pellegrinaggio ho chiesto a un gruppo di queste opere di venirci a trovare, ma venire non in vacanza o in pellegrinaggio, venire a lavorare a Betlemme. Quindi abbiamo realizzato questo pellegrinaggio particolare in cui siete venuti a visitarci nelle nostre opere. Da lì è nata questa amicizia legata veramente sul luogo del lavoro che ogni volta ci riportava e ci ha riportato a Cafarnao dove puntualmente Ettore ci ha ricaricato le batterie sul racconto attuale, specifico sul mondo del lavoro, e sull’incontro particolare, sulle persone, sulla qualità, sulla capacità delle persone, dell’incapacità anche umana di capire quello che accadeva. Ma sopratutto col bisogno, per ognuno di noi, ogni volta, di avere la capacità di riconoscere quello che veramente ci stava accadendo e ci accade. E, meravigliati, continuare a raccontarci e a raccontarlo senza paura che sia una cosa scontata.
 



Altre news


Pagina:  22  23