Esperienze dei primi tre viaggi di lavoro del 2013

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Esperienze dei primi tre viaggi di lavoro del 2013

A Gerusalemme dal 24 aprile al 7 maggio

Da qualche giorno sono tornato in Italia da un viaggio/lavoro in Terra Santa e vorrei raccontare dell'esperienza vissuta a Gerusalemme insieme ad amici dell'Associazione Romano Gelmini per i popoli della Terra Santa.
Due settimane di lavoro volontario per la Custodia Francescana.
Siamo arrivati a Gerusalemme alle ore 04.00 e alle 07.00 eravamo già al lavoro a Maria Bambina (la casa dove eravamo ospitati).
Ogni giorno Ettore, il nostro riferimento, ci spediva in luoghi diversi in piccoli gruppi.
Chi a togliere pietre nei campi delle Clarisse, chi a sistemare libri in biblioteca altri a sverniciare finestre e lavare pavimenti al Prodomo.
L'impatto è stato molto duro ( in Italia lavoro undici ore al giorno sabato compreso )
poiché mi sembrava di fare cose inutili e che nessuno mai avrebbe valorizzato.
Era impossibile fare tutta quella fatica senza porsi la domanda: perchè? Per chi?.
Un giorno durante il lavoro vedo tre schizzi di vernice sul lato in alto di un grande armadio e, prendendo la scala per andarli a pulire, tornano fuori le domande ma in quel preciso istante mi investe la risposta ( non un miracolo ma un cammino....): quello che faccio lo sappiamo io e Lui ! Questo mi basta. Con Lui e per Lui.
Davanti a quel mondo di fatica e miseria ero grato della Sua preferenza per me e le cose diventavano piene di fascino. Non era abbastanza aver seguito il mio caro amico Ivano ma era necessario che io incontrassi di nuovo Cristo.
Ho conosciuto decine di persone straordinarie che vivono e lavorano là, visitato luoghi meravigliosi, gli amici dell'associazione che erano lì con me e don Julian che agli Esercizi diceva che l'impeto della missione è per una gratitudine.
Una gratitudine che mi accompagna ora, qui, dove siamo spediti da Lui ogni giorno, lavoro, famiglia persone che incontro e la nostra web radio fatta per rendere partecipi tutti della Grazia che ci raccoglie ogni mattina.
Tutta questa intensità del mio umano finalmente spogliato dell'abito dell'attivista e rivestito dell'amore di Cristo che mi fa ora e da sempre.

Daniele, Cattolica (Rimini)

A Gerusalemme dal 22 maggio al 5 giugno 2013

Passati i primi momenti di ri-ambientamento alla vita di tutti i giorni e di ricupero degli arretrati più impegnativi, sento l’urgenza di parlare di ciò che è accaduto in Terrasanta, non tanto per fissarne la cronistoria, quanto per entrare nel vivo dell’esperienza appena vissuta.
Come le altre volte, la pressione delle cose da raccontare è forte, soprattutto perché ogni elemento vorrebbe uscire subito, contemporaneamente a tutti gli altri, essendone della stessa natura e intensità e potendosi definire in un unico modo: “Il Signore Gesù è presente e mi sta incontrando ora…”
Così è stato tutti i giorni al Santo Sepolcro (nella Tomba, nella Grotta dell’Angelo, alla Crocifissione); durante la Benedizione eucaristica al Getsemani; nella Chiesa della Visitazione, dove Maria è uscita con quell’incredibile e inimmaginabile Inno del Magnificat; nella capanna e nella mangiatoia di Betlemme; nella serata tra la spiaggia del lago di Tiberiade e le sorgenti a Tabga (Gesù apparirà a me, come agli Apostoli? il contesto sollecita un’attesa grande…); durante la S. Messa celebrata da padre Jerome al “Sì di Pietro”; a Cafarnao, nella casa di Pietro e, soprattutto, nella camera dove Gesù era abitualmente ospitato (uscirà Gesù a parlarci anche questa volta?); al Cenacolo (Gesù ci ridarà anche qui, dove adesso c’è molto squallore, il Suo Corpo e il Suo Sangue, come ha fatto nell’ultima cena?); a Nazareth (nella Sua casa, o nel laboratorio di Giuseppe che cosa ci dice?).
Lavoriamo alle Biblioteche, nei locali della Custodia, dalle Clarisse, quasi sempre tutti insieme, pur se, talvolta con compiti diversi: Gesù c’è; Lo sentiamo e infatti ci trattiamo meglio, molto meglio che come fratelli, eppure motivi di dissenso ce ne sarebbero, ma la presenza di Gesù si impone e i problemi diventano quisquilie, anzi spariscono e sperimentiamo il Suo dono della pace. Questo ho potuto constatarlo anche per merito e nei confronti dei tre nuovi arrivati che ho ammirato per la curiosità, talvolta giustamente indagatoria, ma contemporaneamente per l’attenzione e l’immediata e semplice disponibilità che hanno offerto a tutti noi da subito e per l’intera durata della nostra permanenza.
Incontriamo le Clarisse al termine del nostro incarico da loro e la preghiera all’inizio e alla fine ci fanno sentire la presenza di Gesù che ha promesso “Dove due o tre saranno riuniti nel mio Nome, là Io ci sono”.
Sembrava rivolto a se stessa ed alla sua esperienza, mentre era sicuramente per noi, per ciascuno di noi, il commento della Madre Abbadessa che ha testimoniato che a Gerusalemme “si sperimenta la vera parabola dell’uomo: siamo in cammino, vediamo la continua trasformazione della nostra persona e… delle cose che facciamo, al seguito e al servizio di Dio, senza poter mai vederne la conclusione, perché questa è interamente in mano Sua, mentre a noi piacerebbe sentirci artefici del nostro destino”.
A Nazareth incontriamo le suore di Maria Bambina e scopriamo che la statua di cera esposta nel Santuario di Milano, in Via Santa Sofia, è letteralmente un miracolo vivente per la bellezza e la vivezza che non appassiscono mai, pur senza restauri e ritocchi (indispensabili per tutte le statue): mi viene in mente l’altro miracolo vivente che è l’effigie della Vergine di Guadalupe “fluttuante” sopra la Tilma, o il ginocchio di Cristo risorto di bronzo a Medjugorje, che “lacrima” in continuazione.
Perché, poi, sono rimasto così male quando, il 23 maggio, gli agenti israeliani all’aeroporto di Malpensa non mi facevano partire? Esclusivamente per la paura-pericolo di non poter più venire in Terrasanta, in quanto “ospite non gradito”.
Perché il mio spettacolare (e doloroso!) “tuffo sull’asfalto” della domenica di Pentecoste mi ha disturbato dentro così tanto? Non certo per il male fisico che mi ha provocato (perché quello, prima o poi, passa), ma per il fondato timore che mi potesse tenere lontano dalle esperienze, dagli incontri dei giorni successivi e dal lavoro di volontario per il quale ero venuto in Terrasanta (vi immaginate essere lì e non poter aderire alla vita degli amici?): credo, invece, che il Signore volesse solo farmi capire che l’iniziativa della Terrasanta era totalmente Sua, non mia: a me il compito di seguire il Suo disegno senza impazienza e presunzione: il risultato è stata una pace, una gioia, uno stupore quotidiani e costanti, proprio perché tutto era dono immeritato e gratuito…
A questo proposito, chi poteva immaginarsi di poter vedere nella martoriata Betlemme una scuola interamente al servizio di alunni handicappati con laboratori, attrezzature importanti, ma soprattutto sorrisi e tanta attenzione agli ospiti-studenti? Di trasportare e, quindi toccare, gli Antifonari dipinti a mano dai monaci dei secoli passati? O di manipolare le 201 icone che abbiamo messo in bella mostra nell’atrio del Custode di Terrasanta, parlando e confrontandoci con lui sulla loro bellezza e storia? Oppure di sentirci ri-raccontare gli episodi di Andrea e Giovanni, del monte Tabor, del Sì di Pietro…, perché qualcuno dei nostri nuovi amici di questo turno voleva capire ciò che era successo in quei luoghi?
Per questo, quando padre Pizzaballa, tra il serio e il faceto, ha rimproverato Ettore di farci lavorare troppo e, quindi, ci ha sollecitato alla “ribellione”, io “mi sono sentito” mentre dicevo che quel lavoro non mi pesava affatto e che era perfino bello, compresa la faticosa raccolta dei sassi dalle Clarisse, perché rientrava nel servizio al Signore, anzi era l’occasione per continuare a ricordarmi che il Signore, anche se “servo inutile”, mi ha scelto e chiamato alla Sua presenza (e allora, nulla può essere ancora banale).
Sicuramente era così anche per i monaci del Medio Evo, quando bonificavano le paludi e gli acquitrini (in mezzo a fango e puzza), senza riuscire a vedere i bei campi coltivati che ne sarebbero scaturiti molti anni dopo e copiavano i codici miniandoli, talvolta senza vederne la conclusione (che però avrei visto io !!!), o costruivano attrezzi per il lavoro che usavano altri chissà dove…
Quindi un grande grazie a Dio e a tutti coloro che hanno organizzato, spronato, servito, allietato la mia vita a Gerusalemme, cioè nel luogo dove Gesù è sicuramente presente ora, ma ha anche vissuto con il Suo Corpo, ha calcato i piedi, ha abbracciato le rocce in preghiera, ha solcato il Lago, ha incontrato la gente permettendo a me di seguirne indegnamente le orme.

Emilio (Milano)

A Gerusalemme dal 6 al 20 giugno 2013

Sono tornato da qualche giorno da un altro turno di volontariato/pellegrinaggio in Terra Santa e già con nostalgia mi ritornano in mente le immagini, i luoghi, le persone che vi abitano, quelle che abbiamo incontrato e le testimonianze che hanno toccato profondamente il mio cuore.
Qui il tempo sembra avere un’altra scansione: si arriva a sera senza accorgersene. A volte i lavori che andiamo a svolgere richiedono una certa fatica e tenacia, ma stranamente non è questo ciò che rimane quando, ripensando alla giornata trascorsa, si scopre che un briciolo della propria umanità è più vera, più realizzata.
Ti sembra sempre di avere trascurato qualcuno o qualcosa di essenziale, perché il cuore è più vigile, più attento a condividere tutti gli aspetti della vita di chi ogni giorno incontri: che siano gli amici compagni di viaggio o il giardiniere con cui si è condiviso il lavoro al convento delle clarisse a Gerusalemme (che si è offerto di farci da guida in un interessante visita alle tombe dei Patriarchi ad Hebron), o gli amici dell’ufficio tecnico della custodia o di Avsi e ATS.
Poi ricordo con gratitudine l’invito a cena a casa di Habib e Nisreen a Nazareth: un incontro che nel tempo sta diventando parte importante della mia vita e della mia famiglia, commuovendomi ogni volta per la fraternità con cui mi accolgono. Per loro è un onore condividere una serata con noi, non perché siamo simpatici o italiani o altro, ma semplicemente perché ci riconosciamo fratelli in Cristo.
Questo accade anche nei rapporti con i francescani, intensi, vivaci, veramente fraterni. Nei ritrovi conviviali con gioia, trepidazione, stupore si ascoltano le testimonianze di vita di fede vissute in carne e ossa, come quelle del Padre di origini romagnole che ci ha raccontato dei suoi 40 anni in Giappone, o incontrando le suore di madre Teresa di Calcutta che nella città vecchia visitano quotidianamente le famiglie più povere , vanno ad incontrare "la carne di Cristo", come ci ha detto il Papa.
Qui in Terra Santa sono tanti i testimoni della fede incarnata in tutte le situazione della vita che ti spalancano gli occhi e ti aprono il cuore. E il fascino della loro vita cambiata e trasformata da un Altro è contagioso.
Qui in Terra Santa tutto ti aiuta ad imparare un livello di gratuità assoluta. Andare in Terra Santa per me è come dire “un guadagno”, il presente diventa cosi importante perché c’è un passato che ti rimanda sempre ad una Presenza. Io vado là anche per riconoscere con maggior evidenza una Presenza.
La nostra giornata comincia sempre con la messa al Santo Sepolcro, spesso proprio all'interno della Tomba, se si è mattinieri. Questo momento da un significato pieno e reale a tutta la giornata, perchè tutto quello che facciamo alimenti la coscienza della dipendenza totale della vita dal Mistero, da Cristo.
In questo turno abbiamo, fra le altre cose, lavorato per una settimana presso le clarisse nel monastero di Gerusalemme. , E’ impressionante l'esperienza di riconoscere con grande evidenza, come nell'accoglierci e nel rapportarci con loro, che traspare sempre una letizia che è segno della loro totale appartenenza a Cristo. Allora lavorare nel loro immenso cortile di 2,5 ettari a potare ulivi, viti, mandorli, limoni, aranci, e una parte di orto per non parlare delle centinaia di rose che abbelliscono il loro chiostro interno, diventa un' esperienza che fa diventare reale la comunione che ci lega.
Tutti noi e tre clarisse delegate dalla madre superiore hanno assistito alle lezioni di giardinaggio e potatura che Aldo e Franco ( gli amici di Ravenna che per la prima volta sono venuti in Terra Santa) con maestria professionale ci hanno impartito; poi tra una potatura e l'altra ci raccontiamo la vita, condividendo l'esperienza e il cammino che ciascuno di noi fa.

Pietro Paolo (Ravenna)



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