26/2/2017 – Abbazia di Mirafiore (MI)“HANNO VISTO QUALCOSA CHE POTEVA FARLI FELICI”

News

26/2/2017 – Abbazia di Mirafiore (MI)“HANNO VISTO QUALCOSA CHE POTEVA FARLI FELICI”

“HANNO VISTO QUALCOSA CHE POTEVA FARLI FELICI”
Cosa abbiamo visto?
1- Abbiamo detto di SI ad una proposta fatta, scommettendo sulla
Amicizia con uno che non conoscevamo (Ettore Soranzo) ma che sapevamo era unito a noi dall’origine della nostra stessa storia
Sin dalla prima esperienza, ciò che abbiamo fatto con semplicità e naturalezza è stato il “fidarci”, seguendo passo dopo passo, quello che ci veniva chiesto di fare: lavori più o meno impegnativi non senza timore e neppure senza errori.
Ci siamo frequentati, conoscendoci più a fondo, anche con chi incontravamo nel lavoro e con chi ci ospitava: Frati - Suore – Operai - Medici e infermieri Abbiamo parlato di tutto, di noi, di loro ascoltando i loro racconti dei loro rapporti e della vita
Nessuna strategia, nessun progetto particolare, né secondi fini. Solo la semplice condivisione della vita, della quotidianità, del mangiare e del lavorare insieme.
Abbiamo visitato e conosciuto i luoghi raccontati dai Vangeli, i luoghi dove è nato Gesù, dove hanno vissuto gli Apostoli, lasciandoci immedesimare da Ettore, come indicato da Giussani, con l’epoca, la vita, le leggi, le aspettative che gli Ebrei di allora avevano e il loro impatto, a volte scomodo e a volte attraente ma inevitabile, con la novità dell’ Incarnazione.
In questo modo siamo stati aiutati a scoprire che gli apostoli ed i primi, erano mossi dalla stessa curiosità e desiderio di guardare, di seguire Gesù simile allo stesso desiderio di felicità di giustizia, di bellezza che viviamo noi oggi.
Abbiamo sperimentato una affezione e una simpatia straordinaria con Ettore che ci ospitava e ci guidava in ogni dettaglio e questa nostra adesione, questa nostra sequela, questa modalità di stare insieme ci prendeva talmente fino a farci riscoprire l’amore di Gesù fino a farci innamorare di Gesù ed esprimere gratuità a don Giussani per aver iniziato la storia del movimento.
Ci siamo sentiti a casa nostra, ci siamo sentiti accolti così come siamo senza alcuna pretesa di sorta, VOLUTI BENE PER IL SOLO FATTO DI ESSERE LI senza aver fatto nulla per meritare tutto ciò.
Ne è nata una immensa gratitudine per il DONO di questa preferenza di cui siamo stati fatti oggetto



2 - Non potevamo trattenere tutto questo solo per noi perché (come insegna la parabola dei talenti) gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Occorreva tenere aperta questa opportunità e poterla “Offrire” anche ad altri.
NASCE COSI LO STRUMENTO DELLA ASSOCIAZIONE
Era accresciuta in noi la consapevolezza che ciò che avevamo avuto occasione di sperimentare era il riaccadere in noi di quello che gli Apostoli avevano sperimentato sin dall’inizio, dal Battesimo di Gesù
IL METODO E’ LO STESSO :
Giovanni e Andrea incontrano Gesù al Giordano gli vanno dietro, stanno con Lui, diventano amici.
Gesù va a Cafarnao per stare con loro e loro Lo seguono per tre anni coinvolgendo in questa sequela tutti i loro rapporti. Con Lui e per Lui vivranno tutta la loro vita Testimoniandolo al mondo
QUESTO è il metodo che Dio ha scelto:
Si è fatto uomo - Ha chiesto alla nostra libertà di diventare nostro Amico Ha voluto rimanere come Presenza Vivente dentro ad una compagnia (la Chiesa I Battezzati) Una Compagnia “Guidata” indicando un riferimento chiaro da Seguire: PIETRO: MI AMI TU?
Noi non andiamo in T. Santa per insegnare / Ettore ce lo ha ricordato Noi non andiamo in T. Santa solo per vedere le pietre o i sassi o luoghi suggestivi Noi non andiamo in T. Santa per fare del Turismo
Andiamo in Terra Santa per riscoprire e riaffermare a noi stessi e rendere evidente, con la nostra presenza, il DONO che Dio ci ha fatto incarnandosi in Gesù Cristo Torniamo in Terra Santa per imparare quella Amicizia che sin dall’origine Gesù ha insegnato agli Apostoli e che si è tramandata fino a noi.
Questo è il criterio di Gesù: l’ AMICIZIA
Che nessun uomo sia isolato, lasciato fuori da questo abbraccio. L’abbraccio che c’è tra noi oggi.
E’ vero, non c’è bisogno di andare in Terra Santa per imparare questo Questo è possibile ovunque.
Allora qual è lo scopo del nostro andare li?
Ce lo ha indicato Ettore con quello che don Giussani disse ai primi Memores: “Chiedete che si compia quello che è iniziato nella vostra vita non nel fare le cose, ma nel vostro essere che si esprime nel fare le cose.” L’occasione di una “convivenza particolare” dentro la quale vivere questa amicizia attraverso le modalità, le circostanze, il sacrificio, la disponibilità, le rinunce, le gioie che la realtà ci propone ogni giorno. Tutti questi non sono altro che i tasselli che ci permetteranno di vivere con responsabilità, quell’ esperienza di UNITA’ per noi e per il mondo, che noi fatichiamo a vedere ma che ci sorprendiamo ogni volta nel sentire che altri vedono in noi.
Le Pietre vive
Quello che ultimamente sta sorprendendo tanti di noi sono i rapporti che nel tempo sono cresciuti:
“E’ bello vedere come vi salutano e vi accolgono quando tornate a trovarli” Ci dicevano alcuni venuti con noi per la prima volta.
Le testimonianze che abbiamo visto e ascoltato anche oggi all’inizio della assemblea hanno sorpreso innanzitutto noi.
Abbiamo stretto con frati, suore, laici, operai negozianti, abitanti che hanno riconosciuto in noi, nella nostra presenza , nel nostro modo di trattarci, di muoverci, una novità del vivere insieme, del fare volontariato. Hanno intravisto una Unità, una modalità di gratuità non interessata, che non ha alcuna pretesa, non chiede un ritorno di convenienze.
Ciò che ultimamente sempre più ci muove, è l’affermarsi di una Amicizia che si rinnova, senza calcolo.
- Ogni volta che si torna è una novità, un nuovo inizio, mai scontato, mai uguale, anche incontrando testimoni nuovi che ce lo documentano: come ad esempio gli amici di Betlemme, di Haifa, di Nazaret e che spinge noi ad andare anche solo per incontrarli e nel desiderio loro di venire in Italia per approfondire la conoscenza reciproca.
Uno di questi nuovi amici di Nazaret che si chiama Tamer – cristiano – che ha recentemente incontrato Ettore e altri amici cristiani a cena, sabato scorso ci ha detto: “Solo i cristiani possono vivere una amicizia così incondizionata Cristo ti arriva attraverso le facce di una compagnia. Siamo al mondo per parlare al mondo di Cristo e non per fare delle cose. Quando sei triste ricordati dell’oro che hai ricevuto, dell’incontro che hai fatto che è l’Amicizia di Cristo, della quale sei responsabile di fronte al mondo stesso”
L’ esperienza che mi sta rilanciando in questo ultimo periodo, guardando Ettore, Enrico, questi amici mi conferma nella storia della nostra Associazione, della nostra amicizia e mi viene spontaneo ricordare a me e a tutti voi:
C’è solo una cosa da guardare, da riconoscere, desiderare e testimoniare: la nostra è una “Compagnia Sacramentale” per il mondo.
Di questo occorre essere custodi e testimoni

Don Mario - Conclusione Assemblea
Che cosa permette di tenere così desto il desiderio? Come tenere così viva la curiosità e l’entusiasmo fino ai dettagli? La prova più convincente che davvero il divino si comunica attraverso l’umano è questa: chi vi tiene desto il desiderio se non la grande presenza del mistero di Cristo? Siamo talmente abituati a dirci le cose che ci siamo detti (e voi quando vi vedete ve le ripetete) che non ci fate più caso che mentre vi dite queste cose in realtà state raccontando l’influsso, la presenza del Mistero che non ha bisogno – come diceva Carron agli universitari – di gesti holliwoodiani. Noi pensiamo sempre che il Mistero debba comunicarsi a noi attraverso gesti clamorosi. In realtà Carron chiedeva agli universitari: ma tu questa mattina che cosa hai fatto? Mi sono alzato. E poi cosa hai fatto? Ho fatto colazione. E poi cosa hai fatto? Sono andato in università……..E Lui dove lo hai incontrato? Perché Lui non è che non fosse presente in tutte queste cose semplicissime che hai fatto, non te ne sei accorto, ma Lui è presente in tutte queste cose. Ed uno dei sintomi più clamorosi, facile da individuare per riconoscere la presenza del Mistero che ci sta addosso, è questo entusiasmo che non viene meno, fino ad accogliere i dettagli più banali e, a volte, più mortificanti come quelli che voi avete descritto. Allora capite la grazia che abbiamo avuto. Perché se questo entusiasmo permane, se questo senso religioso così aperto(come diceva il Piccolo principe: se tu vuoi invogliare una persona a costruire una barca non gli devi dire dei chiodi, del legno, dove trovare la pece devi parlargli del mare aperto, devi fargli venire l’entusiasmo per il mare aperto. E quello si mette a cercare i chiodi, il legno, la pece). C’è veramente qualcuno nella nostra vita che tiene desto questo entusiasmo per il mare aperto. E, come Carron dice sempre, è una storia particolare la chiave di volta per una conoscenza nuova di sé, di Dio e della realtà. La storia particolare vuole dire non appena il movimento nella sua generalità, ma i fatti, i volti. Anche quest’oggi poteva essere una storia particolare. Il rapporto con una persona e, quando nominate questi nomi di persone, questa è una storia particolare che apre uno sguardo diverso sulla realtà, che fa venire entusiasmo su di una cosa. Il metodo che Dio ha inaugurato è una storia particolare (Giovanni e Andrea che incontrano Cristo; e poi Pietro che incontra il fratello Andrea che lo porta da Cristo) quella che in realtà viviamo. Sono sempre dei rapporti che rimettono in moto l’entusiasmo, che tengono desta questa curiosità. Di questo dobbiamo essere grati perché non possiamo dire “adesso ho imparato e faccio da solo” ; se ci togliamo via – come hanno fatto gli illuministi che hanno tolto via i valori dalla storia che li aveva generati – se pensiamo di potere fare da soli è finita. Se l’entusiasmo nasce solo da una storia particolare vuole dire che non bisogna mollare il rapporto; quei rapporti soprattutto che per noi sono stato significativi. Un’altra cosa: quando io sento parlare ultimamente della Terrasanta mi ricordo le prime volte dove era sempre prevalente il discorso delle pietre. E’ chiaro che andare al S.Sepolcro, la messa la mattina alle 5, ti fa venire le lacrime, che andare sul Getzemani…..però io comincio a capire, dai racconti ultimi che sento da quelli che vanno, che questo elemento, che pur permane, non è più così decisivo. Perché quelle sarebbero pietre morte. E questo lo fa capire che a Betlemme è nata una comunità (questi stavano a Betlemme, le pietre di Betlemme, il luogo della nascita ce l’avevano sotto gli occhi tutte le mattine, gente ortodossa e, forse, anche qualche mussulmano, ma comunque alcuni cristiani); come mai questi di Betlemme si sono ravvivati nella loro fede incontrando anche la Gelmini che andava giù a fare le pulizie. Ci pensate? Avevano le pietre sotto gli occhi tutti i giorni, ce le hanno tuttora. Come è vero che non bastano le pietre!! Hanno dovuto incontrare le pietre vive, Tiozzo, Ettore, per rendersi conto della bellezza di quello che avevano tutti i giorni sotto gli occhi. Quindi capisco che è sempre meno decisivo questo fattore delle pietre che dicono di una storia per cui per noi(all’origine della nostra esperienza non abbiamo una favola, abbiamo una storia) diventano sempre più decisive le persone che si incontrano. Per cui sento parlare di Haifa con i frati e la scuola, sento parlare di Betlemme e di quelle donne che hanno cominciato a fare scuola di comunità, sento parlare dei frati che diventano amici. E questo è un dato che diventa sempre più interessante; pur continuando ad andare giù a pulire i cessi, però sta nascendo una storia di pietre vive che è ancora più decisiva per la verità della nostra vita che non solo stare una volta in più di fronte ai luoghi pur importanti che hanno segnato l’inizio della storia che ci ha coinvolti.





Altre news


Pagina:  25  26  27