LORETO 31/3/19: TESTIMONIANZE DAI VIAGGI 2018

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LORETO 31/3/19: TESTIMONIANZE DAI VIAGGI 2018

In occasione dell'assemblea 2019 dell'Associazione a Loreto abbiamo voluto raccogliere le testimonianze più belle dei viaggi fatti nel 2018.

La Terrasanta ci è cara in tutto quello che è e ci vogliamo lasciare interrogare da tutto quello che accade.
Abbiamo potuto vivere dei momenti unici con i Frati. Unici per la bellezza dei momenti, e unici perché ci hanno permesso di non essere "spaesati” in questa nostra terra.
Siamo molto contenti della possibilità di potere partecipare tutti insieme ai momenti della Chiesa locale.
Padre Bonaventura ha posto il problema sugli avvenimenti degli ultimi giorni fra Israele e Palestina e diceva che è necessario dare un giudizio che vada al fondo della questione e non semplicemente accontentarci delle impressioni. Questo ci ha fatto riflettere anche sul nostro venire a Gerusalemme e al modo con cui condividiamo questa situazione: anche per noi è sufficiente schierarsi con gli uni o con gli altri, o desideriamo fare un passo che ci aiuti a guardare verso Altro?

Non dobbiamo mai dare niente per scontato. Tutto va riconquistato ogni giorno.

Ogni mattina, prima di iniziare il lavoro, ci stiamo richiamando al significato del nostro cammino a partire dal perché veniamo qua. Aver chiaro il senso della nostra identità che si manifesta nell'affezione a Cristo ed il metodo per costruire la nostra unità di fede matura che è il seguire, come Gesù indicò ai primi due discepoli in riva al Giordano. Ogni giorno nel guardarci, nel lavorare, nel riferirsi tra noi e richiamarci a questa coscienza, è un lavoro, è il vero lavoro.
A noi Gelmini é stato chiesto di servire questo gruppo favorendo le necessità materiali legate al loro soggiorno e in particolare di curare i pasti.
La richiesta ci ha impegnato a mettere la nostra carità al servizio della loro carità, rendendo evidente anche attraverso il nostro servizio che lavorare per l’ideale (Gesù) nel dar gloria al Signore rende il mondo migliore.
Questa sintesi a noi non era chiara all’inizio ma si è resa sempre più palese man mano che passavano i giorni, mentre raccoglievamo qualche briciola dai racconti e dal muoversi dei ragazzi qua e là. Solo alla fine, attraverso le parole di Ettore, ci è stato più chiaro quello che a tentoni avevamo timidamente intuito nel corso dell’ esperienza.
La quotidianità non fa sconti mai, la “croce” va sempre attraversata in ogni istante e in ogni situazione, anche in Terra Santa, perché la Terra Santa non è un luogo magico, è certo un luogo particolare in cui far memoria dell’origine del nostro essere cristiani, ma anche lì, come a casa, il lavoro principale che è richiesto è la conversione del cuore. Solo attraverso questo desiderio di cambiamento si rende sempre più chiaro il Senso del nostro fare, del nostro essere, in qualsiasi situazione o condizione ci si ritrovi. Diventa familiare il “Chi te lo fa fare?”, dove l’accento è sul Chi e non sul fare (come ci ha detto don Giussani e spesso ripetuto don Ambrogio).

Siamo veramente dentro una storia che è più grande di noi, che ci è stata donata e che ci è chiesto di conservare perché non è dipesa da noi.

Anche in questo turno sono accaduti gesti semplici che ci hanno consentito l’esperienza di sentirci “preferiti”: l’invito di fra David alla messa nella cappella dei Franchi solo per noi, la messa privata al S. Sepolcro con fra Giuseppe, l’abbraccio affettuoso di suor Elia dell’ospedale italiano di Nazareth che tralasciando le proprie incombenze ci ha preparato una colazione italiana, la sontuosa cena a casa di Habib nonostante il preavviso di un paio d’ore, il pranzo con i frati di S. Salvatore, il saluto caloroso delle clarisse di Gerusalemme che non hanno voluto che lavorassimo la domenica nonostante avessero bisogno ma che hanno interrotto la loro giornata per venirci a salutare in gruppo, l’accoglienza di fra Diego che ha rinunciato al periodo di riposo per accompagnarci in un giro del Romitaggio.
Venerdì sera abbiamo avuto a cena Nader, e come le altre volte è stato un momento molto importante, una testimonianza a tutto campo, in particolare quando ci ha raccontato di una suora di un piccolo monastero a circa 40 Km da Nazareth, conosciuta casualmente, e quando ha saputo che è ammalata di un tumore, se ne è subito fatto carico, accompagnandola per gli esami, la chemioterapia, le medicine e quanto necessitava. La cosa incredibile è che quando si recava dai medici per le cure o per le visite, restavano tutti meravigliati che Nader si fosse preso cura di una suora che neanche sapeva chi era e quindi dicevano, se lo fai tu vogliamo anche noi aiutarla per cui nessuno voleva essere pagato. Questi medici non erano cristiani, ma mussulmani o ebrei.
Il primo dono che ci è stato fatto all'arrivo al Ben Gurion è stato Paolo che ci aspettava col pulmino e all'arrivo a Maria Bambina Teresa e Letizia che ci hanno fatto trovare la cena pronta. Qualcuno era già lì ad aspettarci, come nella vita, c'è sempre "qualcuno che viene prima" ed è già lì che ci aspetta, che attende che Lo riconosciamo.
L’incontro con le clarisse, in particolare con la madre, Chiara e madre Maria Assunta del Ruanda è stato per noi commovente nel vero senso della parola “con- muovere”. Siamo stati attratti dal loro sguardo lieto, dalla certezza lieta dell’amore di Cristo. Vale la pena venire quaggiù, togliere erbacce, portare carriole piene di fogliame e condividere la fatica coscienti che la gloria di Cristo passa attraverso questa solidarietà che permette il permanere della Sua Presenza nel luogo dove tutto ha avuto inizio. Madre Maria Assunta a sua volta ci diceva che questa disponibilità non è scontata; nel suo paese di origine non esiste questa solidarietà che travalica i gruppi familiari e ci invitava ad andare in Ruanda a testimoniare che c’è un modo nuovo di guardarsi imparato da Gesù.
Ma…guarda queste che tornano dopo una giornata di lavoro, stanche morte, e cantano!! “
Così ci ha accolto al cancello del monastero di S.Salvatore P.Stephane ed ha esclamato:
“Che meraviglia!”. Dopo qualche giorno è venuta a galla la domanda: meraviglia di che cosa?
Era stato un canto spontaneo delle nostre donne che scendendo dal posteggio dove avevamo messo il pulmino, cantavano liete della giornata trascorsa e dell’esperienza che insieme facevamo della Sua presenza.

Padre Alliata a cena, fa trasparire in letizia la sua simpatia nei nostri confronti. Padre Stephane si sente a casa sua e si percepisce la sua amicizia. Gli inviti a cena di fra Diego, MarcoMaria di Riccione, fra Rodrigo diventano testimonianze della loro vocazione. Si diventa più amici con loro e fra di noi. La vita del gruppo diventa più lieve e nella convivenza appaiono momenti in cui ci si racconta, ci si aiuta nel lavoro, ci si prende cura l'uno dell'altro, si condivide la preghiera e le cose belle. È vero che ciascuno ha i suoi difetti ma ciascuno, a modo suo, contribuisce a costruire una compagnia buona; si accetta e si abbraccia con consapevolezza la fatica del vivere e del lavoro.
Dopo un incontro abbiamo invitato tutti gli amici a cena da noi. Le donne erano un po’ agitate pensando di dover preparare per 30 persone, ma alla fine è andato tutto bene, anzi i ragazzi hanno chiesto che diventi una bella consuetudine.

Tutto il nostro fare è per scoprire per Chi lo facciamo e questo è possibile dentro ogni circostanza

Una testimonianza sempre incisiva che guarda al punto centrale; Il Divino che passa attraverso l'umano. Ci siamo lasciati tutti grati di questa amicizia.
Raccoglierci in preghiera e calpestare i sassi dove Gesù ha camminato e guardare dove Lui ha guardato con nel cuore quello che Ettore ci aveva detto a Verona cioè andare in Terra Santa avendo presente di avere cura l’uno dell’altro a partire da chi condivide con te questa esperienza.
Questo è il tutto che accade: non noi limitati ma Lui infinito che usa del particolare più stupido e della nostra obiezione fastidiosa sulle cose per dirti che c’è Lui all’origine.
In fondo cosa abbiamo fatto? Abbiamo pulito il museo e raccolto le olive; lavorato in falegnameria e a Maria Bambina: non abbiamo comunque risolto nulla della Terrasanta, ma siamo affidati a Gesù e questo traspare senza bisogno di aggiungere parole. Questa è la meraviglia che ci fa tornare a casa nonostante la fatica di una giornata di lavoro pesante, cantando. Occorre sempre fare un passo indietro e lasciare che l’offerta della giornata prenda il sopravvento sui nostri limiti.
Abbiamo passato una giornata anche dalle Clarisse a raccogliere tutta l’erba già tagliata, ma sparsa in tutto il giardino. Noi, come tutti sanno, per andare dalle Clarisse facciamo tutto quello che ci chiedono di fare, ma i Gelmini, in ogni caso, fanno sempre ciò che gli chiedono.
Il giorno seguente siamo andati a Betlemme nella casa appena acquistata dalla Custodia dove dovevamo liberare il tetto da una serie innumerevole di serbatoi d’acqua (alcuni pieni), disboscare le tante piante nate sul tetto, togliere 2 parabole, un’antenna alta 6/7 metri, vetri sparsi e tanto altro che non elenchiamo. Il tutto facendolo scendere da due piani di altezza con delle corde. Senza una compagnia che sa valorizzare ognuno queste cose non si fanno perché uno, da solo, si mette solo a piangere.
Abbiamo condiviso la nostra tavola con padre Pizzaballa ed Ettore e ne è uscito fuori un lavoro che ci ha aiutato a comprendere di più su cosa si basa la nostra fede aiutati tantissimo da padre Pizzaballa. In Terrasanta ci sono tanti luoghi che ci ricordano i passi di Cristo, le cose che ha fatto, ma la nostra fede non si basa sui luoghi (spesso anche tanto incerti), ma sulla memoria di quello che è accaduto in quei luoghi. Abbiamo bisogno anche di luoghi perché il cristianesimo è storia accaduta, ma noi facciamo memoria di fatti accaduti e non di luoghi, di fatti che devono continuare ad accadere perché il cristianesimo è vivere oggi la presenza di Cristo nella vita.
La ciliegina sulla torta è stata la possibilità, lunedì mattina prima di partire e ormai non sperandoci più, di poter incontrare Lina all’Antoniana perché non ci era stato possibile farlo prima. Era veramente chiara la sua gioia nel vederci ed altrettanto lo era per noi.
Domenica sera abbiamo dedicato un po’ di tempo per scambiarci le testimonianze sulla nostra esperienza, difficoltà e quant’altro avessero caratterizzato il vissuto di questo turno: chi era già venuto anni fa ha notato un cambiamento che, pur nella fatica iniziale, si è trasformato in un positivo; ma tutti erano grati dell’esperienza fatta.




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