Vedere finalmente squarciarsi i cieli - Battesimo di Gesù al Giordano

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Vedere finalmente squarciarsi i cieli - Battesimo di Gesù al Giordano

Omelia del padre Custode fra Patton

1. Carissimi fratelli, carissime sorelle,
il Signore vi dia pace!
Era il 7 gennaio del 1967 quando due sacerdoti celebravano per l’ultima volta la Santa Messa in questo santuario e firmavano il registro delle Messe che Fr. Sergey ha potuto recuperare il 9 agosto del 2018, entrando nel conventino dopo che il terreno era stato appena sminato. Si trattava di un sacerdote inglese, don Robert Carson e di un sacerdote nigeriano don Silao Umah. Oggi, a distanza di 54 anni e 3 giorni, potremmo dire all’inizio del 55esimo anno da quando questo registro fu chiuso, al termine di questa celebrazione Eucaristica, riapriremo questo stesso registro, volteremo pagina e su una pagina nuova potremo scrivere la data di oggi, 10 gennaio 2021, e firmare con i nostri nomi, per testimoniare che questo luogo, che era stato trasformato in un campo di guerra, un campo minato, è tornato ad essere un campo di pace, un campo di preghiera.
2. “Se tu squarciassi i cieli e scendessi!” (Is 63,19) abbiamo gridato con le parole del profeta Isaia nella prima domenica di Avvento. Nel giorno di Natale abbiamo contemplato il Verbo eterno del Padre, il Suo Figlio, che si è fatto carne e ha piantato la sua tenda in mezzo a noi (Gv 1,14). Nella solennità dell’Epifania lo abbiamo visto, seppure bambino, manifestarsi come luce che attira e illumina tutte le genti (Is 60,1-6; Mt 2,1-12).
Oggi, celebrando la solennità del battesimo di Gesù al Giordano, contemplandolo mentre esce dall’acqua in cui Giovanni Battista, non senza sorpresa e riluttanza lo ha battezzato, vediamo i cieli che si aprono e lo Spirito discendere sopra di Lui (Mc 1,7-11).
Nel Battesimo al Giordano, Gesù non si immerge solo nelle acque del fiume, ma nella nostra umanità, nelle nostre debolezze e difficoltà, si immerge nelle nostre sofferenze. Lui, il Santo che non conosce peccato, si immerge nel nostro peccato e lo prende su di sé con tutto ciò che ci rende incapaci di vivere da figli di Dio. Comincia la Sua missione pubblica, e dove comincia la missione di Gesù, lì comincia anche l’annuncio della nostra salvezza!
3. Dio ha ascoltato il nostro grido. Dio ha ascoltato il grido di tutta l’umanità, un grido che ha iniziato a risuonare dopo che l’umanità delle origini ha scelto di non ascoltare Dio e di non obbedire alla Sua Parola.
I cieli ora non sono più chiusi. Noi possiamo ascoltare di nuovo la voce di Dio, come quando passeggiava nel giardino dell’Eden con Adamo ed Eva. E Dio può di nuovo farci udire quelle stesse parole che ha rivolto a suo Figlio sulle rive di questo fiume apparentemente insignificante eppure santo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento» (Mc 1,11).
Sono parole che il Padre rivolge in forma intima al Suo Figlio Gesù e che ci rivelano che Lui, Gesù, è il Figlio di Dio e al tempo stesso il Servo del Signore intravisto e cantato nel Libro del Profeta Isaia: il Servo che porterà la salvezza fino agli estremi confini della terra; il Servo del Signore per le cui piaghe noi siamo guariti e la cui sofferenza vissuta con infinito amore ci redime; il Servo del Signore che porta la pace dentro il creato, tra gli uomini e che riconcilia il Cielo e la terra.
4. Noi oggi sentiamo in modo particolarmente forte questo messaggio, qui in questo luogo in cui possiamo tornare a celebrare e ripresentare non solo il battesimo di Gesù, ma anche il suo sacrificio di riconciliazione. Un luogo che conserva e conserverà le cicatrici delle ferite che gli sono state inferte più di 50 anni fa, ma che al tempo stesso diventerà un segno: il segno – speriamo – di una pace possibile, di una riconciliazione e di un rinnovamento dei popoli, che arrivi a unire non solo le due sponde di questo fiume santo e i popoli che abitano sulle sue rive ma l’umanità intera.
Che questo luogo possa diventare il segno della sconfinata capacità che ha Dio “Padre e Figlio e Spirito Santo” di accogliere e rinnovare l’umanità intera. L’umanità che ha bisogno di essere riconciliata immergendosi nell’onda dello Spirito Santo, come già Giovanni aveva preannunciato sulle rive di questo Giordano, preannunciando la missione di Gesù e il battesimo nuovo che avrebbe amministrato.
5. Oggi, rispecchiandoci nel Battesimo di Gesù, siamo chiamati a prendere coscienza del nostro battesimo e di quella discesa personale dello Spirito che è avvenuta anche su ciascuno di noi in forma personale. Siamo stati battezzati e rigenerati anche noi nell’acqua e nel sangue e nello Spirito che sono scaturiti dal cuore aperto di Gesù Cristo.
Oggi, proprio per questo, siamo chiamati ad assumere personalmente e con tutte le nostre forze la vocazione e la missione che ci viene affidata dal Padre, quella di diventare testimoni del suo amore gratuito, che salva e redime, che riconcilia e porta pace.
Al tempo stesso dobbiamo chiederci in che modo possiamo aiutare le persone che Dio mette sulla nostra strada, a fare l'esperienza di essere figli di Dio, amati e ben voluti da Lui, che appartengono a un’unica famiglia, in cui esistono solo fratelli e sorelle, solo figli e figlie da sempre voluti e amati dal Padre, per mezzo del Figlio, nello Spirito Santo.
6. Come ci ha ricordato il papa emerito Benedetto XVI in una sua omelia in occasione di questa solennità: “la festa del battesimo di Gesù ci introduce, alla quotidianità di un rapporto personale con Lui. Infatti, mediante l’immersione nelle acque del Giordano, Gesù si è unito a noi. Il Battesimo è per così dire il ponte che Egli ha costruito tra sé e noi, la strada per la quale si rende a noi accessibile; è l'arcobaleno divino sulla nostra vita, la promessa del grande sì di Dio, la porta della speranza e, nello stesso tempo, il segno che ci indica il cammino da percorrere in modo attivo e gioioso per incontrarlo e sentirci da Lui amati” (Benedetto XVI, 11 gennaio 2009).
7. Concludendo, facciamo nostra in forma personale la preghiera che la liturgia ha messo sulle nostre labbra prima della proclamazione della Parola di Dio, è la sintesi del mistero che celebriamo, è il riconoscimento di ciò che riceviamo in dono, è anche l’indicazione del cammino che ci resta da percorrere: “Dio onnipotente ed eterno, / che dopo il battesimo nel fiume Giordano / proclamasti il Cristo tuo amato Figlio / mentre discendeva su di lui lo Spirito Santo, / concedi ai tuoi figli di adozione, / rinati dall’acqua e dallo Spirito, / di vivere sempre nel tuo amore”.



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