2020

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TURNO GIARDINAGGIO Monastero “Buon Gesù” Clarisse Orvieto 12 – 17 Ottobre 2020

Il gruppo era formato da Carmelo e Maria Teresa, Iris, Bebe, Bruno, Lucio, Attilio e Giancarlo ed è stato
ospitato nella foresteria del Monastero, bella e rimessa tutta a nuovo.
A Orvieto è sempre stato con noi, Paolo, indicandoci con Suor Damiana i lavori da fare e vivendo con noi una
grande compagnia; abita proprio di fronte al Monastero.
Non ci conoscevamo prima, ma già il martedì mattina, tutti e nove, mettendoci al lavoro, è sembrato che ci
conoscessimo da sempre e che da sempre avessimo fatto i giardinieri insieme. Non solo: anche nei gesti più
semplici come il partecipare ai momenti di preghiera con le suore o il mettersi a tavola e gustare i
buonissimi piatti che le suore ci preparavano, siamo stati come un cuor solo e un’anima sola.
Questa relazione non è la mia, ma la trascrizione sintetica di alcuni messaggi che ci siamo scambiati appena
tornati a casa.
Bebe
Carissimi abbiamo fatto un vero INCONTRO fra noi e con le suore, da un piccolo “si” ci è stato
donato un centuplo inaspettato immeritato. Guardando quelle stupende donne ho capito come fanno a
stare in piedi la Chiesa e il mondo. Ringrazio Dio e voi di tutto.
Lucio:
Grandissima esperienza Il gruppo si è mosso all’unisono con fratellanza ed allegria.
Le Clarisse ... semplicemente super, direi commoventi per la spiritualità che ci hanno dimostrato.
Concordo su tutto e sul centuplo ricevuto e scritto da Bebe, da commercialista aggiungo + iva. Ieri mattina
uscito dalla chiesa ero commosso e rientrando agli alloggi avevo le lacrime agli occhi. Il covid ci ha negato la
Terra Santa e Gesù ci ha portati dalle Clarisse di Orvieto, che ennesimo regalo! Se e quando riprenderanno i
turni in T S io comunque intendo mantenere anche la disponibilità per Orvieto, non voglio perdere questo
tesoro. Ciao
Giancarlo Utili
Carissimi, davvero uno spettacolo. E per me è come alcuni di voi hanno detto: dire Si a Cristo e alla Sua
Chiesa rende lieti, apre gli occhi alla meraviglia e genera una compagnia lietamente capace di azioni efficaci
e corrispondenti al desiderio del cuore.
IRIS:
Tutti ritornati all’ovile. Ma con qualcosa in più... colmi della bella esperienza fraterna. Lascio
alla sensibilità di chi meglio di me sa esprimere e raccontare e che ha compreso dalla lettura dei nostri
sguardi illuminati dalla gioia e condivisione del nostro agire. Raccogliendo l’emozione di gioia di ognuno di
noi la stessa grande gioia ricevuta dallo scambio lavoro preghiera con le bellissime voci angeliche delle
Clarisse. Un grazie colmo d’amore al buon Dio per questi giorni con la sua presenza fra noi.
CARMELO e TERERSA

Carissimi amici, l’esperienza vissuta nel monastero delle Clarisse di Orvieto è stata intensa entusiasmante e
commovente.
Intensa
perchè nonostante la preoccupazione per il meteo si amo riusciti, con la
partecipazione del “fuori squadra” Paolo a esaudire ogni richiesta dI suor Damiana.
Entusiasmante
perché abbiamo sperimentato un rapporto così costruttivo e di vera collaborazione tra noi,
anche se era la prima volta che si lavorava insieme.
Commovente
perchè partecipando insieme alle suore
ai momenti di preghiera siamo stati edificati dal loro sguardo pieno di letizia. Il loro modo di cantare e di
pregare ci ha fatto vivere più intensamente la preghiera e il nostro “si” é stato ripagato cento volte tanto. Un
sincero ringraziamento a Giancarlo, Bebe, Attilio, Luciano, Bruno, Iris , veramente una bella squadra. CIò é
reso possibile solo dalla fede in Cristo Gesù. Un saluto FRATERNO Carmelo e Teresa Ceselli
ATTILIO Vanoli
: .
Noi abbiamo vissuto questa esperienza così intensa in stato di grazia. Tutto è possibile a Cristo Gesù e al suo
amore per noi. Posso solo dirGli il mio piccolo grazie per ciò che è accaduto attraverso la preghiera del
Cuore. Che la Sua Grazia continui a operare in noi e ci renda degni di rispondere sempre “si” ad ogni sua
chiamata.
Bruno Pilu
Carissimi amici, permettetemi di aggiungere ai vostri preziosissimi pensieri anche qualche mia riflessione su
questa esperienza di Orvieto.
Ho appena finito, con avidità, di leggere l’opuscolo donatoci dalle suore sulla storia del monastero delle
Clarisse del convento del Buon Gesù. Questa lettura mi ha aiutato molto nella stesura di queste riflessioni.
Dopo varie esperienze in Terrasanta, a Norcia e nonché
quest’ultima ad Orvieto vedo in me tanta serenità e
sazietà per l’incontro che è avvenuto e che si è ripresentato ancora una volta.
L’incontro con Lui, il suo volto ritrovato nei visi limpidi, lucidi, sereni e gioiosi di quelle suore rappresentano
la grazia che si riceve dopo questo accadimento.
Questo è quello che ho imparato e riscontrato da questa esperienza. L’incontro con questi angeli, suore,
frati, monaci, devoti particolari, ti dà un qualcosa di particolare che si chiama Grazia. Eh sì ..... è proprio così.
Dal confronto con tanti di voi in questi anni ti rendi conto che le fatiche spese per questi angeli ti danno una
cosa importantissima la Grazia. Si fa questa esperienza non per dare ma per ricevere. Ricevere una grazia.
Una carica particolare che mi aiuta e guida ad affrontare la vita quotidiana. E mi sento così ogni volta che
torno a casa, trasformato, più forte, più ricco, più aperto a Lui. Il volto pulito, sereno, gioioso, luminoso,
senza età di quelle suore rappresenta una cosa speciale, importante e indispensabile per ognuno di noi.
Avere un contatto con loro ti dà la certezza della Sua presenza e potenza.
Tale risultato è amplificato dalla vostra presenza, siete tutti persone particolari, stupende, molto più cariche
e devote
di me; siete una guida, un esempio e una compagnia indispensabili.
Un ringraziamento particolare quindi a tutti voi che mi avete aiutato in questa esperienza di crescita e un
grazie sincero al Direttivo dell’Associazione che ci permette di rivivere questo incontro indispensabile.
Ciao Bruno PILU
PAOLO di ORVIETO
Caro Bebe ti ringrazio per quanto stai facendo ancora per le nostre suore del Buon Gesù. Ti invio un piccolo
scritto, ti sarei grato se potessi farlo avere a tutti i componenti del gruppo che è stato ad Orvieto.

Agli amici
dell’ Associazione Romano Gelmini
Carissimi amici, non posso fare a meno di esprimervi la bellezza che ho
visto nel vivere l’esperienza al Monastero del Buon Gesù insieme a voi nei giorni di ottobre appena trascorsi.
Vedervi lavorare, anche con grande fatica e nella totale gratuità ha mosso e commosso il mio cuore. La
lietezza nei vostri volti, la passione nello svolgere il lavoro quotidiano rendono testimonianza della Fede che
vi muove dentro l’opera cui partecipate. E’ stato per me un onore affiancarvi nel lavoro, facendo esperienza
di operosa e sincera amicizia. Il vostro sorriso pieno di positiva certezza rimane nel profondo del mio cuore.
Vi ringrazio e prego il Signore di ricompensare il bene che fate come solo Lui può fare. Un abbraccio a tutti,
con la speranza di rivedervi.
Paolo

Attilio:
A volte le parole sono un limite alla letizia del cuore che viene da incontri con persone che Lui mette
insieme per i suoi buoni disegni di amore. Mi sento turbato da tanta grazia e sovrabbondanza ma la accetto
e ringrazio voi tutti, Paolo e Lui.
Una breve nota sulle nostre giornate: alcuni partecipavano all’Ufficio delle letture alle ore 6, e poi tutti
partecipavamo alle lodi alle 7,25 e alla Santa Messa alle ore 8. Poco prima delle 9 tutti a lavorare fino alle
12,45. Pranzo e ripresa del lavoro poco dopo le 14 fino a poco dopo le 17, per essere in chiesa tutti alle 18
per i Vespri. Alcuni rimanevano poi per l’adorazione del Santissimo e il Santo Rosario (gli altri lo recitavano
insieme prima di andare a letto). Poi cena.

La prima serata insieme, per un’oretta ci siamo raccontati chi eravamo e cosa facevamo, la seconda serata
abbiamo incontrato in parlatorio le Suore, la terza serata ancora dialogo fra noi, la quarta serata incontro
con Paolo e la moglie Lucia, l’ultima serata tutte le suore sono venute a salutarci in parlatorio: noi, così
come abbiamo potuto, abbiamo cantato il “Non nobis domine” e loro ci hanno cantato in maniera sublime
il” Dio vi benedica” di Santa Chiara.
Il giovedì pomeriggio, per interessamento di Madre Amata, abbiamo avuto il privilegio di visitare il
bellissimo Duomo di Orvieto guidati da Suor Kidane, una suora dell’ordine del “Verbo Incarnato” cui il
Vescovo ha affidato questo prezioso compito, a disposizione di chiunque fosse interessato.



Orvieto giardinaggio

Turno 5- 10 ottobre Carmelitane
RAVENNA

Vorrei ringraziare Paolo, Manlio, Alberto, Lauro, Maurizio e Grazia per la bella settimana trascorsa insieme presso il Monastero delle Monache Carmelitane a Ravenna. Non avevo mai partecipato ad un turno dell'Associazione Gelmini (se non di riflesso per i racconti di mio marito) e mi ha colpito la dedizione instancabile con la quale vi ho visti lavorare.
Solo per amore ci si può spendere così! Amore per un luogo da Paolo e da me molto amato da tempo, ma a voi sconosciuto. La cura e l’attenzione con cui vi siete mossi hanno reso evidente che in quel luogo santo avete riconosciuto i segni della Presenza sulle cui tracce camminiamo, i tratti del Volto cui il nostro cuore anela, instancabilmente. E per questo mi siete stati amici e testimoni, così che i miei poveri passi possono essere meno incerti. Grazie e spero che ci sia occasione di rivederci
Maria Costanza Arlotti


Mia moglie ed io frequentiamo da anni, quotidianamente, il Monastero delle Monache Carmelitane della nostra città. Posto nel centro di Ravenna, incontrammo la Priora in un momento particolarmente difficile per la nostra famiglia e iniziammo a partecipare ogni giorno alla Messa per essere sostenuti nell’asprezza delle circostanze che in quel momento ci erano date. Tra le mura e le grate, abbiamo fatto esperienza di quello che da sempre nel Movimento ci è stato indicato come essenziale per la conversione e la sequela di Gesù: innamorarsi di Lui per trovare in Lui il respiro e la speranza che in quel momento si erano fatti troppo corti. Ogni spazio e ogni parola, il tempo scandito dalla Liturgia delle Ore cantata nel dolcissimo gregoriano, le voci e gli sguardi pieni di gioia delle monache, l’essenzialità delle loro vite, ci hanno testimoniato che Dio basta per vivere, anche quando i fatti che accadono sembrano schiacciare la vita, anzi soprattutto nei momenti di difficoltà che possono diventare un'occasione di grazia.
Nel tempo i rapporti con le monache sono diventati un vero cammino di grazia vissuti nella comunione fraterna tanto che diventò stringente il rapporto con la Terra Santa. Che sfociò in un pellegrinaggo e un incontro qui a Ravenna con Suor Lucia per una cena in favore del Baby Caritas.
Fin dalle prime parole che scambiammo, parlai loro dell’Associazione Gelmini e dei turni di lavoro in Terra Santa, anche perché proprio in quei giorni stavo per partire per Gerusalemme. La Priora, all’epoca Madre Anastasia, disse subito “Anche noi qui avremmo tanto bisogno!”.
Non era solo una richiesta d’aiuto, ma una manifestazione di stima e, prima ancora, di comunione, tra di noi e con la Chiesa tutta.
Ora, dopo sette anni, per quegli strani disegni che la Provvidenza colora nella vita di tutti noi, è accaduto!
Quando dissi alla attuale Priora, Madre Elisabetta, che quest’anno l’Associazione aveva in programma turni presso Monasteri in Italia, abbiamo sorriso ricordando quelle prime parole!
Con grande gioia si è progettato e predisposto quanto necessario e con gratitudine ho visto persone, alcune conosciuta altre no, aderire alla proposta.
Da anni svolgo alcuni lavori che si rendono necessari di volta in volta nel Monastero, ma poter condividere questa mia opera con gli amici dell’Associazione mi ha dato un più grande respiro, di unità e di comunione. Oltre al fatto che, con le le formidabili energie e competenze degli amici che sono venuti a Ravenna, è stato possibile fare davvero molto. Cosi in questi giorni ho terminato la verniciatura della stanza della foresteria (dove era alloggiato Manlio) che non era stato possibile finire.
Ai partecipanti al gruppo, si sono aggiunti e ci hanno dedicato un po’ del loro tempo e delle loro capacità di lavoro Paolo Vicentini e Michele Cirillo soci dell’Associazione di Ravenna, oltre a mia moglie che non ha mai direttamente partecipato all’Associazione, ma che in questa occasione ha gestito insieme alle monache la cucina. Siamo stati accolti nella foresteria del Monastero. Avevamo predisposto per noi un refettorio. La nostra giornata iniziava alle 6,30/7, partecipavamo alle lodi e alla S. Messa nella cappella del Monastero e la sera cantavamo i Vespri con le monache alle 18.
Certo Ravenna non è Gerusalemme, tanto più che ci siamo dovuti accontentare di vedere le nostre belle basiliche solo dall’esterno, perché quando terminavamo i Vespri erano chiuse e comunque, in tempi di Covid, occorrono prenotazioni e file incompatibili con i tanti lavori che avevamo in programma.
S. Vitale, S. Apollinare, il mausoleo di Galla Placidia, la tomba di Dante …. molto bene illuminati la sera da fuori, ma i mosaici sono dentro!Ci siamo accontentati di vedere i pesci che nuotano nella cripta della basilica di S. Francesco.Abbiamo trascorso questa settimana in monastero, per l’accadere di una presenza incontrata che ci ha fatto mettere insieme, perché ci interessa Gerusalemme, ma la Gerusalemme è anche qui, è dentro la nostra vita.
Grazie a tutti per la testimonianza che siete stati per me, per la bellezza, la semplicità e la letizia di questa strana compagnia che abbiamo condiviso e sperimentato in comunione con le nostre sorelle monache carmelitane. Qui abbiamo compreso come Dio possa essere e diventare il centro di tutta la vita.
Pietro Paolo Arlotti

Le giornate sono state scandite dalla partecipazione ad alcuni momenti della vita del convento, in particolare le lodi alle 6,30, la messa alle 7,00 ed il vespro alle 18. Dopo la messa ci si ritrovava a fare colazione assieme, con lettura di un brano o ascolto del “messaggio” giornaliero di don Ambrogio, poi ciascuno partiva per il lavoro assegnato; verso le 12,30 ci si ritrovava per l’Angelus ed il pranzo; alle ore 14 si riprendeva il lavoro, che terminava in tempo per partecipare al vespro, dopo il quale ci si ritrovava per la cena.
Non ci si conosceva tutti; eppure, fin da subito c’è stata una disponibilità semplice e cordiale, che ha reso proficuo e significativo il tempo trascorso assieme. Tutti sono rimasti colpiti dalla vita delle suore. La recita cantata dell’antifonario monastico è “bella” dal punto di vista estetico ma soprattutto utile alla riflessione personale. Inoltre, l’incidenza della preghiera, che scandisce totalmente la loro vita, è emersa con chiarezza nell’incontro che abbiamo avuto con loro giovedì sera: hanno raccontato con libertà di loro stesse, delle prove cui sono state sottoposte (compresa quella del coronavirus, da cui nella scorsa primavera sono state seriamente “toccate”), della certezza nella presenza del Signore (che le fa guardare con fiducia al futuro) e del loro apprezzamento per il nostro lavoro.
Questa riconoscenza è emersa anche nella loro partecipazione alla preparazione dei pasti (ai quali hanno provveduto in maniera eccellente Grazia e Costanza) e nel libro fotografico che l’ultimo giorno hanno voluto regalare a ciascuno di noi, con tanto di dedica personale.
La sintesi della settimana passata assieme potrebbe essere rappresentata dal brano letto da Costanza il primo giorno, tratto dall’ultimo libro del Card. Sarah: “nei monasteri troviamo una concreta realizzazione di ciò che tutta la Chiesa dovrebbe essere … Il rinnovamento verrà dai monasteri … Nei monasteri si potrà sperimentare il primato dato alla contemplazione di Dio. In contrasto con un mondo di squallore e tristezza, questi luoghi sacri sono delle vere e proprie oasi di bellezza, di semplicità di umiltà e di gioia … La contemplazione è il cuore del cristianesimo. Nei monasteri essa è attestata per l’eternità e non sarà abolita. Dobbiamo proteggere questi luoghi preziosi della contemplazione. Sono il presente e l’avvenire della Chiesa. Dio vi abita: riempie il cuore dei monaci e delle monache con la sua presenza silenziosa, e tutta la loro esistenza è liturgica … Nei monasteri facciamo anche l’esperienza della Chiesa primitiva, nella quale i credenti mettevano tutto in comune … La vita dei monasteri ci permette di fare l’esperienza dell’unità ritrovata. Sul loro esempio le nostre comunità cristiane dovrebbero diventare i luoghi in cui è possibile comprendere il primato di Dio, attraverso la bellezza della liturgia, del silenzio, della carità e della condivisione dei beni”.
Manlio Marsili


La settimana di occasione di lavoro presso il Monastero della Carmelitane e' stato insolito perche' la sera tornavo a casa e vedevo in parallelo la mia famiglia e le preoccupazioni ...ma nello stesso tempo e' stato come vivere a Gerusalemme. Perche' ? Semplicemente per la certezza di essere immersa nell'opera di un Altro dando il meglio di se', facendo fuori ogni misura sull'esito e/o sull'aspettativa di altri. Questo e' amore una modalita' che mi porto nel cuore, e' liberta' che desidero anche nella mia vita di tutti i giorni.
Grazia Chichi

Un buongiorno a tutti, belli i momenti passati insieme, lavoro, preghiera, convivialità, ricordando il nome di cristiani che portiamo. Paolo Mengardo.

DAL CARMELO DI RAVENNA
Gentilissimo signor Gabriele,
le scrivo, a nome di tutta la nostra Comunità Monastica del Carmelo di
Ravenna,
per esprimere tutta la nostra gioia e gratitudine per aver potuto vivere
la meravigliosa esperienza di ospitare nel nostro monastero un gruppo
dei vostri volontari dell'Associazione Gelmini.
dal 5 al 10 ottobre 2020 la nostra clausura monastica è diventata casa
anche per i 6 fratelli e le 2 sorelle,
che hanno dato il meglio di sé, nei tanti lavori necessari nel nostro orto,
nei chiostri, nella foresteria.
L'ingrediente che tutti ci ha uniti è stata la preghiera, insieme a una
vera
gioia del cuore, che ha contagiato tutte noi sorelle e anche loro.
Possiamo davvero solo essere grate di un dono così bello!
Rimaniamo aperte, disponibili e, dobbiamo confessarlo!, desiderose
di accogliere ancora, in futuro i vostri volontari,
per continuare a rendere più bella questa Casa di preghiera,
che è il nostro Monastero.
A tutti voi giunga il nostro affettuoso saluto e la nostra preghiera,
come un vero abbraccio!
M. Elisabetta e tutte le sorelle




Carmelitane Ravenna

MONTALLEGRO DI RAPALLO
Monastero di San Giuseppe delle Monache Carmelitane Scalze

Alcune testimonianze degli amici:

Solo tre giorni di lavoro; eravamo in 9 amici e tutti efficienti e motivati.
Ma partiamo dalla fine:
La fine del turno di lavoro è stato un abbraccio, personale, non solo di ringraziamento per il lavoro come di solito e giustamente accade ma un abbraccio in cui si percepisce la presenza di colui che rende possibile questo abbraccio e che in questo abbraccio apre all’infinito. Ho visto gli occhi della Madre Emanuela mentre si avvicinava e ho capito lo spessore di quel gesto.
“Non si può amare un uomo se non si brama Dio se no l’abbraccio soffoca”
Dio si è incarnato, è diventato uomo così da potermi abbracciare.

L’esperienza di questo turno:
Gli amici - la preghiera - la chiesa - il lavoro.

1) Ringrazio Gesù per la compagnia che mi ha fatto incontrare. Oggi mi sento perfettamente descritto dalla lettura scelta da Pisoni sulla compagnia.
Non è stato l’incontro di quella volta ma ogni volta si rinnova quell’incontro. Se non ci fosse questo luogo “presenza che è radice continua” , “compagnia vocazionale”, non si potrebbe immaginare nessun gesto, nessun passo, nessun lavoro, nessuna presa di coscienza, nessun sostegno, correzione, sollecitazione.
Siamo stati messi insieme, senza meriti; siamo dono gli uni agli altri.
In questa breve convivenza non sono emersi grandi discorsi; gli spazi di dialogo sono stati anche pochi, ma è bastato. Durante il lavoro, durante la preghiera ho cercato spesso, con la coda dell’occhio, la presenza degli amici e guardandoli riacquistavo la posizione corretta, L’importante non è non sbagliare o non distrarsi. Quello che conta è ripartire. Ci possono essere persone che sanno ripartire da sole, ma sono poche e sante. Io ho bisogno di voi.

2) Con alcuni amici abbiamo partecipato alla preghiera delle monache fin dal primo mattino.
Mi mettevo in una posizione da dove potevo vedere di scorcio alcune di loro. Sei monache, alcune molto anziane altre malandate; i canti non erano belli e la corale delle lodi non entusiasmante. Impressionante traspariva invece la loro fedeltà. Sono lì da 50 anni, entrate in monastero a 25 anni nel fior fiore della giovinezza, hanno rinunciato a tutto: hanno conquistato tutto.
E’ stato immediato il paragone con la mia persona. Cosa ho da offrire se non la mia povertà, inconsistenza, incoscienza, distrazione.
Guardando verso il coro ho capito che le monache stavano offrendo la loro libertà lodavano Dio e lo benedicevano, cioè Lo affermavano; lo testimoniavano come presente fra noi.
Io ero lì con loro.

3) La chiesetta ha, come consuetudine, l’abside rivolto ad est; sul lato sud, in linea con l’altare e contrapposto al coro delle monache, due grosse vetrate che guardano la valle, quindi il mare, il golfo del Tigullio con in fondo il promontorio di Portofino. Un panorama stupendo, da cartolina.
Fra le due vetrate è posto il Tabernacolo
Alzando lo sguardo vedi di colpo in un solo istante il Creatore con l’immensa bellezza e segno visibile della sua presenza: il creato.
Se la fede vacilla come sempre e il dubbio prevale, la realtà del mattino ti mette di fronte i punti di riferimento. Basta stare in silenzio, guardare e ascoltare:
E’ una evidenza: la mia meschinità, gli amici intorno a me, la libertà e fedeltà delle monache, la lode al Signore vivo e presente in tutto e in tutti, il segno della sua presenza nella bellezza del creato.

4) Si va a lavorare con due obiettivi:
Primo: un chiostro tutto in legno da carteggiare, aggiustare nelle parti degradate da trattare con impregnante poi da verniciare montare e rifinire.
Secondo: un gran pezzo di sottobosco con erba da tagliare.
Quattro decespugliatori rompono per due giorni il silenzio della valle: si finisce in anticipo e c’è il tempo per la pulizia delle grondaie già piene di foglie.
I quattro uomini si aggiungono ai verniciatori e nove persone l’ultimo giorno verniciano il chiostro.
Una grande squadra. Una macchina da guerra.
Questo è quello che appare ma il cuore è un altro, più pieno
Per quanto sia stato inconscio agli inizi della nostra amicizia, abbiamo imparato ed ora è diventato esperienza che il lavorare è l’espressione di quello che siamo: determinati e costituiti da tutta la meraviglia dell’incontro che ogni volta ed ogni giorno rinnoviamo partendo dalla nostra amicizia dalla preghiera che le monache ci aiutano a condurre, dal silenzio di fronte alla bellezza, così che la banalità del nostro lavoro aggiunge sempre una piccola scheggia alla cura di tutto ciò che è stato fatto per rendere più visibile e affascinante la sua presenza.
CARLO BOFFI

“Compagnia che dà consistenza alla vita. Uomini chiamati insieme dal Suo Spirito. Se viviamo così vediamo fiorire in noi la letizia” (da messaggio odierno di don Ambrogio 2 ottobre) Grazie. E’ quello che abbiamo visto tra di noi nei giorni trascorsi insieme a Montallegro nell’aiuto reciproco, nella compagnia, fraterna e nella preghiera in comunione con le suore. Ciao. La nostra amicizia mi conforta e mi sorregge.
Claudio Frigerio



Montallegro di Rapallo

Borgo Valsugana - Clarisse 21-26/09/2020

Riportiamo alcune testimonianze del gruppo di volontari composto da 10 persone:

Desidero scrivere e condividere alcuni pensieri che nascono dalla bellissima esperienza che ho vissuto in questa settimana.
Dieci suore e una Novizia ci hanno accolti al nostro arrivo; noi abbiamo avuto contatto in modo particolare con madre Veronica, e sr Maddalena; ma è stata tutta la comunità ad accoglierci.
Dopo la Santa Messa del mattino, da dietro la grata, un sorriso ed un saluto con la mano di ciascuna delle suore, diceva tutta la loro riconoscenza . Pregava per noi tutta la comunità e questa certezza, mi riempiva di gratitudine e letizia; gratitudine e letizia che traspariva dai loro volti e che mi contagiava.
Un mattino, scendevo di buon’ora al paese, mi sono fermato un attimo a guardarmi intorno e gustando il silenzio di quel luogo ho sentito un fremito al cuore. In quel momento, alzando lo sguardo, ho scorto una suora che dalla finestra mi salutava con la mano. Gesti semplici di cordialità e fraternità ma che mi sollecitavano ad andare “più in là”.
L’ esperienza in Terra Santa è unica, ma è forse meno essere in questo Monastero? Mi sono chiesto.
La Terra Santa è la terra di Gesù, ma Gesù è anche qui; e mi chiama con la stessa potenza ed intensità e quello che è certo è che Lui mi raggiunge così in ogni istante della mia vita, sono io a doverlo riconoscere.
Quindi il privilegio vissuto in questi giorni è un Dono per il mio cammino di conversione.
Un giorno, le Madri hanno espresso il desiderio di incontrarci in parlatorio.
E’ stato un dialogo amichevole, in cui ciascuno si è presentato e si è raccontato….
Le suore hanno condiviso con noi la loro storia della loro vocazione e ciascuno di noi ha raccontato qualcosa di sé, delle ragioni che ci hanno condotti a loro, dell’esperienza fatta in Terra Santa e chi siamo noi Gelmini.
E’ stata anche occasione per portare qualche saluto e raccoglierne qualcuno da portare ad amici e conoscenti.
Non è mancata da parte nostra la richiesta di essere accompagnati dalle loro preghiere con particolare attenzione ai nostri ammalati.
Con madre Veronica e suor Maddalena il dialogo è stato quotidiano; decidevamo insieme il lavoro da svolgere e sempre ci raccomandavano di non stancarci troppo.
Per ognuno di noi c’è stata la possibilità di dialogare con loro fraternamente.
Sono grato a tutti gli amici che hanno condiviso con me questa esperienza di fede e lavoro.
Tutti diversi, ciascuno con le proprie particolarità, come ci ripetevamo spesso “una strana compagnia”.
A questo proposito è capitato che i ragazzi della Cooperativa lavoro Lagorai che stavano tagliando erba, raccogliendo foglie e pulendo la strada pubblica che costeggia il muro da noi sistemato, hanno accettato di buon grado, dopo mia richiesta, di portare via tutto il materiale prodotto dal nostro intervento sulla scalinata della Chiesa, risparmiandoci così una grossa fatica.
Il responsabile del gruppo di lavoro era una straniero… Saputo che eravamo dalle suore ad aiutarle, ci ha definiti -volontari di Dio-.
Il Signore non smette di stupirci.
Alberto




Il monastero delle Clarisse si trova su un terreno leggermente collinare, ma non è isolato. Il suo muro di cinta, nella parte più bassa, è letteralmente legato alle prime case del paese che poi scende verso il fiume Brenta dal quale è attraversato.
E' un po' la rappresentazione della vita delle suore che è "dentro", cioè clausura, ma anche "fuori" perche è preghiera che supera barriere, grate e mura facendosi vicina ai bisogni di tutti.
Noi siamo andati lì in 10 per fare...tagliare piante ed erbe, sradicare arbusti e infestanti, cucinare per tutti.....fare, fare.....ma appena suor Maddalena o la Madre suor Veronica arrivavano da noi, la motosega e il decespugliatore venivano spenti, posati rastrelli e forche, abbassata la fiamma del gas perché nessuno di noi voleva perdere quei momenti di scambio, quegli sguardi di luce, quei sorrisi. E lì, mentre loro ci mostravano sollecitudine e interesse per quello che stavamo facendo, noi attingevamo a qualcosa che ancora ci portiamo addosso e vorremmo non andasse più via.
E così, in un lampo è passata una settimana, abbiamo incontrato anche le altre sorelle che erano curiose di conoscerci, abbiamo voluto sapere qualcosa di loro e detto qualcosa di noi. Abbiamo ascoltato le loro parole quando, provocate da uno di noi sul senso dello stare "dentro" quando c'è così tanto bisogno "fuori", hanno provato a farci capire le ragioni profonde che portano alla scelta di una vita contemplativa.
Ecco, stavolta non siamo andati in Terrasanta, non abbiamo visto, toccato o calpestato luoghi e vie su cui si sono posati i piedi e gli sguardi di Gesù, ma abbiamo sentito la sua presenza, il suo essere "qui e ora" in questo luogo di preghiera e anche nelle nostre mani operose.
E chissà, forse i Gelmini qui hanno posato un seme....infatti, davanti alla chiesa del monastero, prima della S.Messa dell'ultimo giorno, siamo stati avvicinati da una coppia del posto che ci ha ringraziati dicendo: " Grazie di tutto, vedendo il vostro lavoro e il vostro impegno per le suore ci siamo vergognati...."
Ecco qui, questa "strana compagnia" fatta di persone che non si conoscono, che arrivano con il carico dei loro dolori e delle loro ansie mettendo a disposizione un po' di tempo e di energia, se ne va più ricca, col cuore pieno e con il desiderio di ritornare.
Daniela

RINGRAZIAMENTO DA PARTE DELLE SORELLE CLARISSE
Carissimo Gabriele,
pace!
Ieri Alberto e gli altri "Gelmini" hanno concluso il turno di lavori e sono partiti, lasciandoci tanta gioia, insieme a un giardino che da Babele che era è tornato ad essere Eden!
Abbiamo già espresso a loro il nostro grazie, ma mi è caro raggiungere anche te per allargare il grazie a tutta l'Associazione.
Alberto e gli altri ci hanno donato una testimonianza trasparente e commovente di comunione e di lavoro insieme nel Signore.
Il Signore benedica loro e tutti voi per la gloria che gli date.
Come possiamo e più che possiamo continuiamo a custodirvi nella nostra preghiera, con affetto e amicizia.
sr Veronica
Monastero Clarisse Borgo Valsugana TN

NON E' MICA FINITO!
16 ottobre 2020
Mio marito Davide e un entusiasta delle vostre iniziative e io seguendo il suo entusiasmo porto a casa un sacco di begli incontri. Da ultimo le clarisse di borgo
Stupende. Sono rimasta ammirata ( nome azurmendi!) del loro modo reale di stare di fronte a tutto. Per cui rientrare a casa il giorno della giornata di inizio e leggere " vedi solo quello che ammiri" mi ha spiegato quello che abbiamo vissuto la. Con loro e tra noi. A presto! Ciao!
Rita MO

Aggiornamento:
Tornati al Monastero con persone della Protezione civile per verificare la possibilità di smaltire la grande quantità di rami arbusti e materiale accatastato durante i lavori. Contatto con un contadino che dispone di macchina tritatutto e verificare passaggio di furgone sulla strada di accesso.
Ulteriore aggiornamento: coinvolgendo altri amici si è fatto un lavoro di accorpamento delle fascine in previsione della raccolta. Il proprietario dell’Hotel di fronte al Monastero si è reso disponibile a fare alcuni viaggi con il proprio furgone.
Sta nascendo una piccola squadra con intento di continuare il rapporto con le suore e fare alcuni lavori in altri periodi coinvolgendo amici del posto.









Borgo Valsugana Clarisse 2020

Orvieto 14/9 - 19/09/2020 Convento delle Clarisse

Di seguito le testimonianze degli amici del gruppo:
Cari amici, la settimana di lavoro insieme a Orvieto è passata velocemente, quasi troppo. Ripensandoci trovo che il lavoro, anche il meno gratificante, è bello non perché fatto per se stesso ma in obbedienza a una compagnia e offerto la mattina assieme a tutta la giornata. E questo cambia anche lo sguardo sulle cose. Ringrazio tutti, uno a uno a cominciare da Zizzo e Ivano che ci hanno aiutato a tenere sempre lo sguardo sull'essenziale; così nella nostra totale diversità siamo apparsi agli occhi delle suore "una cosa sola". Qualcuno, senza che noi ce ne accorgessimo, ci teneva uniti. Questa "prima volta" ha lasciato in me un segno: l'affezione a voi e un affetto riconoscente per le suore, per il dono che loro sono per noi. Testimoni viventi che una vita data a Cristo gusta già il centuplo quaggiù: quei volti luminosi, felici e pieni di pace non si trovano da altre parti. Porto nel cuore tutta questa bellezza e spero, con voi, di poterne fare ancora esperienza.
Francesco

Come dicevo ieri nel momento che abbiamo avuto assieme volevo ringraziare te e tutte le tue sorelle perchè mi sono sentito voluto bene. Voluto bene nella vostra disponibilità mai venuta meno, nei vostri canti bellissimi che davano ancora più significato ai momenti di preghiera e quando siamo stati assieme. Ho capito di più che non è un caso che sia stato detto “Ora et Labora” perchè la preghiera è veramente un aiuto anche per il lavoro, gli da senso. Tutto questo ha aiutato anche il nostro lavoro ed lo stare assieme di noi volontari. Un abbraccio a tutte in Cristo.
Ivano

Nei giorni passati ad Orvieto ho potuto sperimentare che iniziare la giornata alzando lo sguardo, aiutato dal pregare sommesso e cantato all'unisono dalle monache, eleva anche il cuore. Per cui il lavoro, pur nella fatica che non viene tolta, diventa un prolungarsi di quello sguardo e di quel canto, che qualcuno ha definito l'anticamera celeste. Noi abbiamo messo "braccia, mani e piedi", a cui si sono uniti mente e cuore che hanno fatto emergere un'unità tra noi visibile anche dal di fuori. Siamo stati abbracciati come compagni di cammino desiderati e accolti da volti luminosi che riflettono una
bellezza interiore con la B maiuscola, a cui hanno donato la vita. Anche coloro che si sono sentiti uniti a noi in quanto facenti parte di una stessa compagnia al destino, sono stati una grazia inaspettata.
Un grazie sentito a ciascuno di noi, alle suore e a tutti gli amici incontrati.
Zizzo

Ho partecipato alla “proposta italiana”, dopo essere stato presente ad una precedente esperienza a Milano nel Convento di S. Angelo nel mese di agosto.
Fino a quel momento, l’esperienza “ora et labora” l’avevo fatta solo in Terrasanta, dove ci ero andato per “vocazione” e per “grazia” di Dio diciotto volte; perciò il cambiamento, prima di provarlo, me l’ero immaginato un “ripiego” causato dal Coronavirus, anche se motivato dal bisogno di suore e frati di sistemare i loro conventi.
Ho aderito per “credito” alla compagnia e con totale abbandono a Gesù.
Già a S. Angelo, ero venuto via felice dell’esperienza, solo un po’ breve, ma ad Orvieto ho vissuto una tale ricchezza da essere ancora oggi “pieno” di gioia e di riconoscenza: eppure ho lavorato, talvolta anche sentendo la fatica, ma la realtà bella “si è imposta” in tutta la sua ricchezza e imprevedibilità.
Ci era possibile, ogni giorno partecipare a Lodi, S. Messa, Vespro, Rosario e Adorazione Eucaristica insieme a tutte le suore del Convento. Canti intonati e delicatissimi. Salmi pregati con melodie diverse l’uno dall’altro, sempre curatissimi e armoniosi.
L’impegno quotidiano veniva avviato dalla riflessione di don Ambrogio e dalla preghiera dell’Angelus.
Con questi punti fissi, il lavoro diveniva parte di un’esperienza che si arricchiva quotidianamente di incontri: regolari con suor Chiara Maria, Amata e Damiana, le tre suore che “tenevano, sempre contente e sorridenti, i rapporti personali”, fornivano gli attrezzi, provvedevano al cibo (cucinato prevalentemente in Convento, anche se sono diventati famosi il sugo e la pasta di Silvia); ma anche estemporanei e affabili con altre suore, con abitanti della città pure loro di Cl, con una visita guidata al Duomo di Orvieto, con una visita inaspettata di mio figlio Daniele venuto a trovarci una sera, con un Sandro Fumagalli spumeggiante per la ripresa della partecipazione ai nostri “turni”, pur se non ancora completamente guarito...
Abbiamo avuto anche la grazia di due incontri con tutte le suore che ci hanno raccontato della loro vocazione e del tempo trascorso in convento al servizio di Dio e dei fratelli bisognosi soprattutto delle loro preghiere che elevano ogni giorno, anche confermati da Lucia, una mamma ciellina che ci diceva con ammirazione che queste suore sono una grande grazia, per Orvieto e per il mondo intero, perché “pregano per tutti, proprio per tutti…. e sul serio!” e noi, per esperienza,…. l’abbiamo visto e sentito.
Dicevo che, in questo contesto, il lavoro che abbiamo svolto, meticoloso, ma rapido, faticoso, ma produttivo, soprattutto per la vera competenza di alcuni tra noi, come Daniele, per esempio, ha occupato il suo posto “giusto”, senza prevaricare e senza mai offuscarci la mente, di modo che le grate, le ringhiere, i muri, le porte sono tornati belli, ma hanno lasciato anche a noi il tempo e la voglia di gustare le luci, i colori, la musica, l’arte e…. la bravura di queste suore che producono anche meravigliose icone e lavori artistici con il cuoio.
Senza contare che la nostra compagnia, di dieci persone, non tutte a me note dall’inizio, ha sostenuto, accompagnato, … rallegrato le nostre giornate facendoci sentire la presenza di Gesù e della Madonna fra noi, così come ci viene assicurato che sempre succede, quando due o tre si radunano nel nome del Signore: figuriamoci se, poi, per sovrabbondanza di grazia, siamo in dieci o addirittura più di venti con le Suore e i ciellini !!!.....
Conclusione: sono venuto via felice e… con la voglia di ripetere un’esperienza così,… se questa è la volontà di Dio, anche perché il nihilismo, sempre in agguato, ha ricevuto una solenne battuta d’arresto!
Ringrazio tutti, dai capi (Zizzo e Ivano), ai neo-conosciuti (Francesco e Rolando), a tutti gli altri, per la cordialità, gratuità, generosità che hanno manifestato sempre, nella settimana di Orvieto.
Alle suore, poi, un grazie specialissimo per tutto quello che ci hanno regalato in così breve tempo, soprattutto spiritualmente, ma anche materialmente con la loro squisita e attenta ospitalità.
Emilio





Orvieto 14 19.9.2020

Turno a Milano in P. S. Angelo dal 3 al 5 agosto 2020


Siamo di ritorno da un turno di lavoro in un convento in Italia che ci ha chiamati, come sempre, per il tramite del “passaparola” di confratelli e consorelle della Terrasanta.
Nel Convento risiede il Commissario generale di Terrasanta per l’Italia settentrionale, padre Francesco Ielpo, anche grande e simpaticissima guida per chi si “avventura” nei territori della Custodia di Terrasanta.
Il luogo è in P. Sant’Angelo a Milano, dove c’è la fontana con S. Francesco che “colloquia con l’acqua”.
Il nostro gruppo era formato da quattro membri della Gelmini più un simpatizzante a cui si sono aggiunti due volontari occasionali, sempre amici nostri, che, alternandosi, hanno reso stabile il numero di sei persone al lavoro nel convento.
Siamo tutti partiti con il desiderio non solo di fare ciò che serviva qui, ma soprattutto di ripetere in Italia la bellissima esperienza dell’ ”ora et labora” che viviamo in Terrasanta.
I nostri frati, assecondando questo intendimento, ci hanno invitato alla S. Messa ed alla recita, con loro, di Mattutino, Lodi e Vespro. Ma soprattutto ci hanno ospitato nel loro refettorio, così che la nostra compagnia è stata completamente inserita nella comunità dei sei frati stabili, più un settimo, addirittura vescovo della Somalia e del Kenia, di passaggio in Italia.
Questa convivenza ci ha aperto il cuore, perché ha regalato una convivialità quasi cameratesca fra noi e i frati, tanto che ci è rincresciuto molto doverci lasciare così presto; ma il lavoro si è concluso completamente al termine della terza giornata: abbiamo imbiancato la cappella del Convento, il salone San Bernardino teatro di incontri affollati e importanti, vari spazi intorno, che fanno anche da contorno al meraviglioso chiostro, ombreggiato e ornato di pianticelle e alberi assolutamente fantastici…, luogo ben sfruttato nei brevi momenti di ritrovo pomeridiano e serale, al fresco e in ombra: sì perché la Provvidenza ha voluto che, immediatamente prima dell’inizio del nostro lavoro, si scatenasse una serie di temporali e piogge che hanno abbattuto la canicola dei giorni precedenti, cosicché la località era Milano, ma il clima era quello delle colline della Brianza.
Dal punto di vista logistico, eravamo in camere singole, spaziose e pulitissime; la cucina era variatissima e molto curata: altro che “quel che passa il convento!”, come ci aveva anticipato fra’ Ielpo! E i frati hanno voluto da subito conoscerci e presentarsi facendoci sentire in famiglia, senza mai accettare che li aiutassimo nei lavori domestici; eravamo trattati da ospiti di riguardo, invece che da semplici operai nella “vigna” del Padrone.
Anche questo ha sicuramente favorito la rapidità del lavoro, perché abbiamo potuto interamente dedicarci alla nostra opera, facilitata e accelerata da un affiatamento veramente miracoloso e costante in tutto il nostro gruppo, frutto soprattutto di uno sguardo al Signore Gesù che unisce e dà pace vera.
Fra’ Luciano ci ha allietato con il “suo amaro al lauro della casa”.
Fra’ Libero, poi, ci ha regalato una visita guidata alla bellissima Chiesa di Sant’Angelo, chiesa rinascimentale che conserva tuttora i tratti della sua epoca ed è veramente maestosa e luminosa, pur se sobria nelle sue linee, arricchita da una grande quantità di cappelle che sono state decorate dai migliori artisti dell’arte lombarda. Fra’ Ielpo ci ha condotto anche dal direttore dell’Associazione pro Terra Sancta, Tommy, memor Domini, che ci ha spiegato come e per chi opera; essa è collocata al secondo piano del convento.
Come “chicca” un pensiero importante: fra’ Ielpo, durante una S. Messa, ci ha domandato a bruciapelo se davvero S. Pietro avesse poca fede, dal momento che ha accettato di camminare sull’acqua nella notte di tempesta, mostrando una volontà ferrea di seguire in tutto e per tutto il Suo Maestro, al punto di buttarsi in imprese “impossibili”….: “noi avremmo fatto altrettanto in quelle condizioni?”.
Inoltre siamo capitati nel primo mercoledì del mese, quando l’intera comunità prega sempre per la Terrasanta e, per provvidenziale combinazione, in concomitanza con il grave disastro capitato a Beirut.
Anche in questa occasione abbiamo sperimentato che, per la nostra opera, anziché ricevere riconoscenza, che abbiamo comunque abbondantemente ottenuto, siamo noi a dover ringraziare per i doni che il Signore…, e chi ci fa incontrare nel Suo nome, ci elargiscono.
Emilio

Da "Generare tracce nella storia del mondo" pag 55... Cristo risorto si stringe così attorno a noi: questa compagnia è proprio Cristo presente. Essa è Cristo nella sua realtà umana, è il corpo di Cristo che si rende presente, tanto lo si tocca, lo si vede, Lo si sente.... Ecco, dopo l'esperienza di questi giorni vissuti insieme a te e agli altri amici a Milano a lavorare nel convento dei frati francescani e ai frati stessi, mi sento di esprimere tutta la mia gratitudine per il riverbero della Sua presenza che, attraverso questa compagnia semplice premurosa e attiva, il mio cuore ha percepito. Ringrazio tutti anche per l'accoglienza fatta al mio amico Giancarlo che ieri sera durante il nostro rientro a casa mi ha espresso tutta la sua gioia per la giornata trascorsa con noi. Ciao a risentirci e, speriamo, di rivederci presto. Claudio Frigerio




ROMA 20 LUGLIO – 3 AGOSTO – SUORE DI MARIA BAMBINA

ROMA 20 LUGLIO – 3 AGOSTO – SUORE DI MARIA BAMBINA (Sono dell’ordine che gestisce Maria Bambina)
Carissimo signor Gabriele, prima di tutto mi scuso per il ritardo con il quale rispondo al suo messaggio. Ho fatto il passaggio ad un nuovo gestore per cui sono rimasta senza il servizio per un pò di tempo. Comunque adesso ho ripreso tutti i miei contatti e messaggi. Sono contenta che il Signore ci abbia fatto conoscere persone come lei e i suoi compagni che sono venuti a Roma per aiutarci. Difficile trovare parole per dirvi grazie!!! Vi mando un piccolo segno a riconoscenza del vostro amore tradotto in aiuto concreto. Il Signore benedica i vostri passi e le vostre azioni. Io sono in Casa Madre con le suore che fanno gli Esercizi Spirituali. Preghiamo a vicenda. Grazie per nome del tecnico per aiutare le nostre suore a Roma. Ogni bene nel Signore. Buona notte. MP (Madre Paola)

RIPORTIAMO TRE TESTIMONIANZE

1)
Del lavoro intenso di questi giorni (molto più di quello che faccio normalmente), mi rimane l'immagine di aver vissuto la bellezza di una vacanza del movimento perché era presente il Suo significato: sia nei momenti di preghiera che nel lavoro tramite i vostri volti e l'offerta della mia vita. L'educazione ad obbedire alla circostanza - che mi è utile ora, la comunione vissuta, la correzione fraterna, il percorso in crescendo fatto guardando le suore, sono doni che il Signore mi fa rendendo sempre più abituale la memoria di Lui nella mia vita.
Grazie a Dio e grazie ad ognuno di voi per esserci stato e per come ci siete stati
Maria Spaccesi

2)
L'esperienza di Roma è stata la riprova che il Signore è pieno di sorprese per noi. Tutto parlava di dono: la condivisione del tempo e del lavoro con gli amici della Gelmini, l'incontro quotidiano con le suorine francescane, la cena con due seminaristi della San Carlo. Il ns lavoro non era fine a se stesso, ma teneva presente di Qualcuno piú grande di noi e quei volti, che incontravamo ogni mattina alle lodi erano come il riflesso della Presenza del Padre. Una parete imbiancata che senso ha, se non rimanda ad un luogo dove la misericordia di Dio si fa carne. Commosso e grato di qs esperienza vi ringrazio di qs iniziativa che mi ha fatto conoscere di piú la verità di me stesso! Massimo Ciavatta

3)
Buongiorno a tutti vi chiedo scusa se non riesco a scrivere ma i mezzi tecnologici mi mettono sempre a disagio. Di sicuro la cosa che mi porto a casa di questa settimana passata con voi è l’amore che Gesù ha avuto per la mia vita. Come ci siamo trattati, come abbiamo lavorato, come le suore ci hanno guardato e come ci hanno provocato i ragazzi della S. Carlo sono stati tutti gesti di una ricchezza che mi farà sicuramente crescere nella mia quotidianità.
Tutte le esperienze degli ultimi anni con la Gelmini sono state occasione per imparare un modo di stare insieme, di lavorare, che ho sempre cercato di desiderare anche nella mia quotidianità a casa e nella scuola e questa ultima esperienza fatta con voi me ne dà testimonianza accompagnata anche dalle quotidiane parole di don Ambrogio che ci hanno sostenuto in questa esperienza. Vi ringrazio per questo cammino e vi abbraccio tutti
Rossella Temellini

4)
Quel senso di fastidio che può prenderti nel momento in cui qualche amico ti propone da “fare qualcosa insieme” si trasforma spesso in esperienza positiva e senso di pacificazione con te stesso e la vita che “ti gira intorno” nel momento in cui decidi di dare credito e dire si a quella proposta. Questo è accaduto nel turno di lavoro a Roma nella “casa-foresteria” delle suore francescane figlie di Santa Elisabetta che proprio a Roma nord, in uno dei quartieri più degradati della città eterna, hanno la loro casa di formazione. La loro fondatrice è Elisabetta Casci che, il 26 maggio 1888, con l’aiuto del suo parroco don Giuseppe Marchi diede vita a questa congregazione nel comune di Pratovecchio (Arezzo) nella piccola frazione di Casalino nel cuore del Casentino, in diocesi di Fiesole. Indebitamente qualcuno di noi aveva pensato alle suore di Maria Bambina ma la confusione derivava dal fatto che questo ordine di suore, che non sono contemplative ma di vita “attiva” e missionarie, fra le tante “case” sparse nel mondo ne ha una anche a Gerusalemme, proprio presso l’ex orfanotrofio chiamato di Maria Bambina, di proprietà della Custodia di Terra Santa (dove anche noi Gelmini alloggiamo durante la nostra permanenza in Terra Santa).
Ma lasciamo per un attimo le suore e veniamo a noi della Gelmini e al turno di lavoro romano: eravamo in dieci: 5 provenienti da Rimini e San Clemente (località sulle colline riminesi) Gabriele, Massimo, Carlo, Gianni e chi scrive, (cioè Serafino), tre da Macerata (i coniugi Dari Lauro e Maria, nonché Maurizio, un memores), e due tra Modena (Rossella) e Reggio Emilia (Letizia). Il nostro contributo a questa realtà di Suore consisteva nell’ imbiancare le pareti della foresteria, riprendere e rifinire gli infissi delle finestre, verniciare inferriate e ringhiere esterne di quella che in autunno diventerà dimora delle stesse francescane in quanto l’attuale struttura (distante meno di un centinaio di metri) verrà ristrutturata per diventare una casa di riposo per anziani.
Vorrei tornare a noi per riflettere su quanto la presenza di Dio nella nostra vita ci sorprenda in continuazione e scombini i nostri piani; non tanto nei pensieri ma nei nostri viaggi e nelle nostre destinazioni se non addirittura nel tipo di lavoro che facciamo come volontari, oltre che nel nostro quotidiano. Infatti la Terra Santa che è stato il “motivo primo” del nostro metterci insieme e del muoverci, come tutti sapete, è venuta meno a causa della pandemia. Ma i rapporti che abbiamo intessuto la hanno aperto tante di quelle porte in Italia che occorrerebbe moltiplicare ben più di quello che già non sia avvenuto in questi circa 15-16 anni di vita del nostro sodalizio, il numero di quelli che vogliono aggregarsi a noi. Non faccio fatica a parlarne perché nella nostra chat molti hanno già espresso le loro riflessioni e io non farò altro che copiare… Tutta la settimana di lavoro ha espresso il grande regalo che ci è stato fatto. Si perché il nostro lavoro è stato certamente un bel regalo alle suore ma ancor prima è stato un dono per noi. Non c’è bisogno di spendere troppe parole: chiunque legge può capirlo e arricchire di parole questa riflessione... Ritrovare nella nostra vita, a volte distratta quando non proprio anche sgangherata (parlo per me in primis), la presenza di Dio che ci dice: “Non avere paura dei tuoi errori delle tue mancanze o delle tue cadute, io ti voglio bene così come sei; non devi fare nulla di particolarmente eccezionale devi solo ricordarti che Io sono accanto a te”. Questo ci dicevano anche quelle giovani suore, o ragazze in procinto di diventare suore, non a parole ma col sorriso (anche perché la maggior parte, essendo filippine, indonesiane o asiatiche in genere parlavano inglese anche se studiano l’italiano, la lingua “madre” della loro congregazione) e la gratitudine che esprimevano ogni mattina nella recita delle lodi a cui partecipavamo come potevamo. Loro cantavano, noi sussurravamo a bassa voce per non rovinare intonazione e melodia. Ce lo dicevano nella messa a cui partecipavamo ogni sera; ce lo dicevano soprattutto nei brevi dialoghi personali che abbiamo avuto con qualcuna di loro in particolare, soprattutto suor Rachele, una filippina 44enne che ne dimostrava molti meno e che non finiva mai di ringraziarci. Insieme a loro abbiamo fatto anche una serata invitando due seminaristi della San Carlo che ha la sede di formazione piuttosto vicino al convento dove abbiamo lavorato. Una bella serata in cui le suore hanno anche cantato, ballato e soprattutto ascoltato con una singolare attenzione questi due seminaristi, Filippo, un milanese e Phil, un americano del Minnesota. Con molta semplicità hanno raccontato come l’amicizia fra loro non sia un fatto secondario rispetto alla loro vocazione e alla formazione. Il “si” a Gesù è sempre personale ma l’amicizia e la comunione fra chi la pratica, illumina e spiega tutti i “dettagli” della vita di ciascuno, anche di quella che viene donata a Dio nella sua totalità, come preti o suore missionari. Questa comunione è la stessa vissuta tra noi nel lavoro, anche con una certa fatica, obbedienti comunque ai riferimenti e alle circostanze. E’ la stessa amicizia che rende meno “ideale” e più concreta la presenza di Dio tra noi. Come detto da più di uno di noi quando siamo tornati a casa, questa esperienza è stata un modo di vivere che ci ha insegnato a capire meglio che Dio ci ama, non solo nelle “uscite” della Gelmini ma nella nostra vita quotidiana e nelle nostre città.
Mi fermo qui, visto che sono ben più delle “due” righe che Gabriele mi aveva chiesto di scrivere sull’esperienza di questo turno di lavoro a Roma…
Ad majora Serafino




ROMA 2020

GUBBIO DAL 30 LUGLIO AL 1 AGOSTO CLARISSE

Clarisse Gubbio 30-31luglio 1 agosto
Il turno presso le Clarisse di Gubbio era composto da persone che avevano già in essere da tempo alcun i impegni lavorativi commissionati l’ultima volta che eravamo stati da loro.
Guido Giorgetti e Daniele Drudi avevano da realizzare delle grate alcune nuove ed altre a sostegno di alcune esistenti. Io avevo preso impegno di realizzare la copertura di un sottoscala in legno. Giancarlo aveva portato a casa un pezzo di supporto in legno al quale avrebbe dovuto realizzare un lavoro particolare e Rino Cevoli aveva espresso da allora il desiderio di ritornare presso di loro.
Al gruppo si è aggiunto Fumagalli che in quel periodo si trovava a Viserba ospite di Daniele Drudi.
I pochi giorni di permanenza nella condivisione, hanno fatto emergere con decisione il segno evidente di una compagnia fissata sul riconoscimento di Cristo presente alla nostra vita.
La vita scandita dal ritmo delle ore partecipate assieme alle sorelle Clarisse e lo svolgimento fluido del lavoro, ha permesso a tutti di permanere nella attenzione reciproca ai bisogni di ciascuno e sorreggere la fatica che il caldo imponeva.
Due gli incontri che abbiamo fatto e che hanno messo in evidenza il senso del nostro lavoro: uno con un sacerdote bolognese Don Franco che incontrato per un solo giorno ci ha chiesto chi siamo ed ha poi raccontato alle suore “che si vede che siamo buone persone” ed alla messa ha di sua spontanea volontà pregato per la nostra Associazione .
L’altro incontro è stata una assemblea alla quale hanno partecipato tutte le sorelle presentandosi una ad una e chiedendoci di raccontare della Gelmini (diverse di loro non ci conoscevano). Anche in questo caso siamo noi i primi a sorprenderci del cammino fatto e della straordinaria accoglienza che questa esperienza riceve ogni volta che trova modalità dio esprimersi. La diversità dei carismi si ritrova in un unico corpo mistico che è la chiesa universale.
Grati al Signore di questa rinnovata familiarità che non si ferma neppure davanti alla pandemia.
Al ritorno Guido ci ha detto: Ringrazio il Signore per avervi riconosciuto.
Gabriele



GUBBIO CLARISSE

Camporeggiano - ritorno per finire l'opera

Giovedi e venerdi della scorsa settimana (23 e 24 luglio) siamo ritornati (Ivano, Paolo e Teresa) dalle Suore di Betlemme di Camporeggiano per concludere il lavoro della scala esterna della chiesa iniziato nel precedente turno.
L’accoglienza è stata calorosissima. Avevano preparato per noi una delle due casette di legno immerse nel verde vicino alla loro casa. Portavamo con noi lenzuola ed asciugamani per non appesantire il loro lavoro, ma ci avevano già preparato anche i letti.
Suor Silvia aveva fatto preparare le assi della scala che dovevano essere sostituite quindi gli uomini hanno iniziato subito il lavoro. Teresa ha piegato biancheria, stirato e cucito sempre in compagnia di qualche suora. A turno, tutte, riconoscendo le nostre voci, sono venute a salutarci, felici di rivederci. Caridad ci ha preparato tutti i pasti, eccellenti, che abbiamo consumato nella “nostra casetta”.
Quando, durante il lavoro del pomeriggio, le suore hanno iniziato a cantare i vespri, abbiamo cercato di farlo più silenziosamente possibile. Ad un certo punto è uscita la superiora chiedendo se la loro presenza disturbava, nel qual caso avrebbero sospeso la preghiera, perché in quel momento la cosa prioritaria era il nostro lavoro! Questa attenzione ci ha totalmente spiazzati, mai avremmo pensato di essere noi a potere essere disturbati da loro! Le abbiamo detto che il lavoro, accompagnato dai loro canti, era molto più bello e gustoso e denso di significato.
La sera è venuta a trovarci suor Liesse Mirjà, per sapere come stavamo, per stare con noi a conversare. E’ stato uno dialogo bellissimo. Abbiamo percepito con chiarezza che il provenire da storie e luoghi diversi, con formazione e sensibilità diverse, non costituisce un ostacolo o una obiezione al cammino di fede di ciascuno ma anzi è una grande ricchezza per tutti. Abbiamo fatto esperienza di cosa sia la Comunione. L’unica condizione è la ricerca sincera della Verità. Se viviamo nella sincera ricerca della Verità non possiamo non ritrovarci nello stesso cammino.
Ripetutamente le suore ci hanno ridetto che non avevano mai incontrato volontari come noi, amici. Prima della partenza, per salutarci, ci hanno invitato nel salottino del negozio per mangiare insieme la torta, preparata da suor Jeanne e decorata da suor Caridad col solito GRAZIE di cioccolato. Si capiva chiaramente che ci tenevano moltissimo a quel momento di festa che quasi non ci lasciavano partire. Ci hanno fatti sentire al centro della loro attenzione, chiedendoci dei nosti figli e nipoti, volendo vedere le loro foto, interessandosi a tutto di noi. Abbiamo condiviso con loro le esperienze più significative delle nostre vite, i “miracoli” accaduti.
Nel convento ci sono molti lavori che possono fare le donne. L’ospitalità che loro fanno comporta il lavare e stirare biancheria, asciugamani, tovaglie, pulizia dei locali, aiuto in cucina. Questi lavori li svolgono le suore stesse, soprattutto quelle dedicate all’accoglienza. Non hanno personale che le aiuta in questo.
Altra necessità evidenziata è un aiuto nel cucito, per le riparazioni dei loro abiti, dei veli, della biancheria. Le suore incaricate di questo sono state trasferite in altri conventi e quelle rimaste hanno dovuto arrangiarsi alla meglio per imparare.
Abbiamo verificato che andare lì, anche per brevi periodi, è di aiuto. Per loro e per noi. E’ sicuramente iniziata una grande, reciproca amicizia.



Camporeggiano per finire l'opera

Dalle suore di Betlemme a Camporeggiano (Gubbio)

Camporeggiano 6-13 luglio 2020

Il nostro gruppo era formato da 11 volontari (6 uomini e 5 donne) di cui una alla sua prima esperienza con i Gelmini. Siamo andati dalle suore del Monastero di Betlemme e dell’Assunzione della Vergine Maria “Madonna del deserto” consorelle delle suore di Deir Rafat incontrate in Israele. Il monastero si trova sulle colline di Gubbio, piuttosto isolato, ma il panorama è stupendo. Abbiamo fatto molti lavori, ma il punto centrale è senza dubbio l’avere reso nuovamente agibile la loro chiesa. Le funzioni erano officiate in uno spazio grande e confortevole, ma alla nostra domanda sul perché volevano cambiarlo la risposta, a più voci, è stata la stessa: quella è una stanza, questa è nostra Chiesa. Per gli uomini ha voluto dire 5 giorni di lavoro mentre le donne erano impegnate in cucina e nel biscottificio che è la fonte di sostentamento del monastero. Le suore ci hanno accolti molto bene e si è sempre colpiti dalla vivacità di queste donne che per il mondo sono “fuori dal mondo”, ma l’impressione che se ne ricava è una grande libertà unita al desiderio di scoprire sempre più la loro vocazione nel servizio a Dio. Ci sono stati tre incontri con loro dove sia noi sia loro ci siamo raccontati il perché eravamo lì e loro come era nata la loro vocazione. In uno di questi incontri durante il quale erano presenti anche dei boscaioli della Brianza perché si festeggiava il compleanno di uno di loro la musica del nostro chitarrista ha coinvolto tutti comprese due suore che si sono messe a ballare con noi. Libertà appunto. Anche le tre donne che lavoravano nel biscottificio hanno creato un bel rapporto con una signora rumena che lavora lì tanto che si è arrabbiata con la suore perché non le era stato detto del momento di festa al quale aveva piacere di partecipare anche lei. Un giorno, dopo essersi un po' scontrati e poi chiariti su una questione, ha portato a tutte le nostre donne una merenda con melanzane preparate da lei alla rumena Non tutti ci si conosceva tra di noi, ma non ci è voluto molto a costruire una compagnia che avesse chiaro il perché eravamo lì e cosa ci sosteneva. La nostra compagnia ha coinvolto immediatamente tutte le monache ed è diventata una compagnia unica ( questa è la chiesa). Come è accaduto in Terra Santa ci hanno detto che noi siamo diversi da tutti gli altri volontari, perché si vede dal nostro modo di lavorare e di stare insieme che c'è qualcosa d'Altro che ci lega. L’avere uno di noi che suonava la chitarra ha fatto si che ci hanno sempre chiesto di fare un nostro canto alla fine della loro messa. E lo ascoltavano veramente perché più di una volta ci hanno ridetto alcune delle parole della canzone che le aveva colpite. Sicuramente il momento più toccante è stata la domenica quando hanno fatto una messa solenne per noi per ringraziarci del lavoro fatto per rendere utilizzabile la Chiesa. Ci hanno ricordati uno ad uno nella preghiera dei fedeli e la messa è terminata con la benedizione solenne del frate, con un loro canto seguito da un nostro canto. Alla fine, si sono girate tutte verso di noi, e ci hanno fatto un grosso applauso che noi abbiamo ricambiato di cuore. Questa è stata un’operazione straordinaria rispetto al nostro solito andare a lavorare in Terrasanta, ma, viene da pensare, quando ti fai degli amici così ci si può dimenticare di loro?



Camporeggiano 6-13 luglio 2020

Perugia 1-5 luglio 2020 - Clarisse

Il nostro gruppo è stato il primo a riprendere l'attività di caritativa dopo la fase più acuta di chiusura per il Covid e l'abbiamo svolta qui in Italia, a Perugia, nel Monastero S.Agnese. Il gruppo era composto da nove persone, otto uomini (di cui uno per la prima volta con noi), e una donna. Siamo stati accolti dalle Sorelle Clarisse (Suore Francescane di clausura) molto cordialmente, hanno messo a nostra disposizione la loro accogliente foresteria, subito dopo ci hanno accompagnato a fare un sopraluogo dei lavori. Dopo un ottimo pranzo, preparato da loro, ci siamo divisi in piccoli gruppi e abbiamo iniziato. Erano interventi idraulici,elettrici, di giardinaggio vario e di verniciatura/bonifica di travi in legno presenti in gran parte del monastero. Siamo stati accompagnati e serviti in questi lavori da Suor Agnese, una ragazza splendida, la quale ci ha sempre procurato tutto ciò di cui avevamo bisogno, anche la Madre Suor Sara è stata spesso presente, raccontando di sé e chiedendo di noi. É stato subito chiaro che l'esperienza che stavamo facendo, era la stessa che avevamo fatto lavorando in Terra Santa. C'è sempre stata tra di noi una sintonia e una condivisione totale, un aiuto reciproco e questo non è passato inosservato alle Sorelle. Più passava il tempo, più loro incontrandoci ci sorridevano, si fermavano a chiacchierare e si capiva la loro gratitudine nei nostri confronti, ma anche noi eravamo grati per la possibilità avuta di fare un pezzo di vita con loro. Una cosa le ha colpite, l'aver condiviso anche i momenti di preghiera al mattino e alla sera. Il venerdì hanno dedicato la loro S.Messa a noi e alle nostre intenzioni. Noi l' abbiamo ascoltata in suffragio di Padre Jerome, salito al Cielo improvvisamente in quei giorni. La Madre Suor Sara, che era di turno in cucina in quella settimana, ci ha sempre preparato pranzi e cene buonissimi, ci ha anche cucinato un piatto tipico del suo paese di origine: polenta e capriolo (squisito)! Sabato, ultimo giorno di lavoro, ci siamo incontrati con tutte loro, a questo momento comune hanno voluto partecipare anche le sorelle più anziane nonostante la loro difficoltà di movimento. Ci siamo raccontati le nostre esperienze. Le Suore erano grate e sorridenti, anche noi ci sentivamo grati per la possibilità che abbiamo avuto di ripetere l'esperienza della Terra Santa anche in quell'occasione.



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