2020

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Perugia 1-5 luglio 2020 - Clarisse

Il nostro gruppo è stato il primo a riprendere l'attività di caritativa dopo la fase più acuta di chiusura per il Covid e l'abbiamo svolta qui in Italia, a Perugia, nel Monastero S.Agnese. Il gruppo era composto da nove persone, otto uomini (di cui uno per la prima volta con noi), e una donna. Siamo stati accolti dalle Sorelle Clarisse (Suore Francescane di clausura) molto cordialmente, hanno messo a nostra disposizione la loro accogliente foresteria, subito dopo ci hanno accompagnato a fare un sopraluogo dei lavori. Dopo un ottimo pranzo, preparato da loro, ci siamo divisi in piccoli gruppi e abbiamo iniziato. Erano interventi idraulici,elettrici, di giardinaggio vario e di verniciatura/bonifica di travi in legno presenti in gran parte del monastero. Siamo stati accompagnati e serviti in questi lavori da Suor Agnese, una ragazza splendida, la quale ci ha sempre procurato tutto ciò di cui avevamo bisogno, anche la Madre Suor Sara è stata spesso presente, raccontando di sé e chiedendo di noi. É stato subito chiaro che l'esperienza che stavamo facendo, era la stessa che avevamo fatto lavorando in Terra Santa. C'è sempre stata tra di noi una sintonia e una condivisione totale, un aiuto reciproco e questo non è passato inosservato alle Sorelle. Più passava il tempo, più loro incontrandoci ci sorridevano, si fermavano a chiacchierare e si capiva la loro gratitudine nei nostri confronti, ma anche noi eravamo grati per la possibilità avuta di fare un pezzo di vita con loro. Una cosa le ha colpite, l'aver condiviso anche i momenti di preghiera al mattino e alla sera. Il venerdì hanno dedicato la loro S.Messa a noi e alle nostre intenzioni. Noi l' abbiamo ascoltata in suffragio di Padre Jerome, salito al Cielo improvvisamente in quei giorni. La Madre Suor Sara, che era di turno in cucina in quella settimana, ci ha sempre preparato pranzi e cene buonissimi, ci ha anche cucinato un piatto tipico del suo paese di origine: polenta e capriolo (squisito)! Sabato, ultimo giorno di lavoro, ci siamo incontrati con tutte loro, a questo momento comune hanno voluto partecipare anche le sorelle più anziane nonostante la loro difficoltà di movimento. Ci siamo raccontati le nostre esperienze. Le Suore erano grate e sorridenti, anche noi ci sentivamo grati per la possibilità che abbiamo avuto di ripetere l'esperienza della Terra Santa anche in quell'occasione.



Dalle suore di Betlemme a Camporeggiano (Gubbio)

Camporeggiano 6-13 luglio 2020

Il nostro gruppo era formato da 11 volontari (6 uomini e 5 donne) di cui una alla sua prima esperienza con i Gelmini. Siamo andati dalle suore del Monastero di Betlemme e dell’Assunzione della Vergine Maria “Madonna del deserto” consorelle delle suore di Deir Rafat incontrate in Israele. Il monastero si trova sulle colline di Gubbio, piuttosto isolato, ma il panorama è stupendo. Abbiamo fatto molti lavori, ma il punto centrale è senza dubbio l’avere reso nuovamente agibile la loro chiesa. Le funzioni erano officiate in uno spazio grande e confortevole, ma alla nostra domanda sul perché volevano cambiarlo la risposta, a più voci, è stata la stessa: quella è una stanza, questa è nostra Chiesa. Per gli uomini ha voluto dire 5 giorni di lavoro mentre le donne erano impegnate in cucina e nel biscottificio che è la fonte di sostentamento del monastero. Le suore ci hanno accolti molto bene e si è sempre colpiti dalla vivacità di queste donne che per il mondo sono “fuori dal mondo”, ma l’impressione che se ne ricava è una grande libertà unita al desiderio di scoprire sempre più la loro vocazione nel servizio a Dio. Ci sono stati tre incontri con loro dove sia noi sia loro ci siamo raccontati il perché eravamo lì e loro come era nata la loro vocazione. In uno di questi incontri durante il quale erano presenti anche dei boscaioli della Brianza perché si festeggiava il compleanno di uno di loro la musica del nostro chitarrista ha coinvolto tutti comprese due suore che si sono messe a ballare con noi. Libertà appunto. Anche le tre donne che lavoravano nel biscottificio hanno creato un bel rapporto con una signora rumena che lavora lì tanto che si è arrabbiata con la suore perché non le era stato detto del momento di festa al quale aveva piacere di partecipare anche lei. Un giorno, dopo essersi un po' scontrati e poi chiariti su una questione, ha portato a tutte le nostre donne una merenda con melanzane preparate da lei alla rumena Non tutti ci si conosceva tra di noi, ma non ci è voluto molto a costruire una compagnia che avesse chiaro il perché eravamo lì e cosa ci sosteneva. La nostra compagnia ha coinvolto immediatamente tutte le monache ed è diventata una compagnia unica ( questa è la chiesa). Come è accaduto in Terra Santa ci hanno detto che noi siamo diversi da tutti gli altri volontari, perché si vede dal nostro modo di lavorare e di stare insieme che c'è qualcosa d'Altro che ci lega. L’avere uno di noi che suonava la chitarra ha fatto si che ci hanno sempre chiesto di fare un nostro canto alla fine della loro messa. E lo ascoltavano veramente perché più di una volta ci hanno ridetto alcune delle parole della canzone che le aveva colpite. Sicuramente il momento più toccante è stata la domenica quando hanno fatto una messa solenne per noi per ringraziarci del lavoro fatto per rendere utilizzabile la Chiesa. Ci hanno ricordati uno ad uno nella preghiera dei fedeli e la messa è terminata con la benedizione solenne del frate, con un loro canto seguito da un nostro canto. Alla fine, si sono girate tutte verso di noi, e ci hanno fatto un grosso applauso che noi abbiamo ricambiato di cuore. Questa è stata un’operazione straordinaria rispetto al nostro solito andare a lavorare in Terrasanta, ma, viene da pensare, quando ti fai degli amici così ci si può dimenticare di loro?



Camporeggiano 6-13 luglio 2020

Camporeggiano - ritorno per finire l'opera

Giovedi e venerdi della scorsa settimana (23 e 24 luglio) siamo ritornati (Ivano, Paolo e Teresa) dalle Suore di Betlemme di Camporeggiano per concludere il lavoro della scala esterna della chiesa iniziato nel precedente turno.
L’accoglienza è stata calorosissima. Avevano preparato per noi una delle due casette di legno immerse nel verde vicino alla loro casa. Portavamo con noi lenzuola ed asciugamani per non appesantire il loro lavoro, ma ci avevano già preparato anche i letti.
Suor Silvia aveva fatto preparare le assi della scala che dovevano essere sostituite quindi gli uomini hanno iniziato subito il lavoro. Teresa ha piegato biancheria, stirato e cucito sempre in compagnia di qualche suora. A turno, tutte, riconoscendo le nostre voci, sono venute a salutarci, felici di rivederci. Caridad ci ha preparato tutti i pasti, eccellenti, che abbiamo consumato nella “nostra casetta”.
Quando, durante il lavoro del pomeriggio, le suore hanno iniziato a cantare i vespri, abbiamo cercato di farlo più silenziosamente possibile. Ad un certo punto è uscita la superiora chiedendo se la loro presenza disturbava, nel qual caso avrebbero sospeso la preghiera, perché in quel momento la cosa prioritaria era il nostro lavoro! Questa attenzione ci ha totalmente spiazzati, mai avremmo pensato di essere noi a potere essere disturbati da loro! Le abbiamo detto che il lavoro, accompagnato dai loro canti, era molto più bello e gustoso e denso di significato.
La sera è venuta a trovarci suor Liesse Mirjà, per sapere come stavamo, per stare con noi a conversare. E’ stato uno dialogo bellissimo. Abbiamo percepito con chiarezza che il provenire da storie e luoghi diversi, con formazione e sensibilità diverse, non costituisce un ostacolo o una obiezione al cammino di fede di ciascuno ma anzi è una grande ricchezza per tutti. Abbiamo fatto esperienza di cosa sia la Comunione. L’unica condizione è la ricerca sincera della Verità. Se viviamo nella sincera ricerca della Verità non possiamo non ritrovarci nello stesso cammino.
Ripetutamente le suore ci hanno ridetto che non avevano mai incontrato volontari come noi, amici. Prima della partenza, per salutarci, ci hanno invitato nel salottino del negozio per mangiare insieme la torta, preparata da suor Jeanne e decorata da suor Caridad col solito GRAZIE di cioccolato. Si capiva chiaramente che ci tenevano moltissimo a quel momento di festa che quasi non ci lasciavano partire. Ci hanno fatti sentire al centro della loro attenzione, chiedendoci dei nosti figli e nipoti, volendo vedere le loro foto, interessandosi a tutto di noi. Abbiamo condiviso con loro le esperienze più significative delle nostre vite, i “miracoli” accaduti.
Nel convento ci sono molti lavori che possono fare le donne. L’ospitalità che loro fanno comporta il lavare e stirare biancheria, asciugamani, tovaglie, pulizia dei locali, aiuto in cucina. Questi lavori li svolgono le suore stesse, soprattutto quelle dedicate all’accoglienza. Non hanno personale che le aiuta in questo.
Altra necessità evidenziata è un aiuto nel cucito, per le riparazioni dei loro abiti, dei veli, della biancheria. Le suore incaricate di questo sono state trasferite in altri conventi e quelle rimaste hanno dovuto arrangiarsi alla meglio per imparare.
Abbiamo verificato che andare lì, anche per brevi periodi, è di aiuto. Per loro e per noi. E’ sicuramente iniziata una grande, reciproca amicizia.



Camporeggiano per finire l'opera

GUBBIO DAL 30 LUGLIO AL 1 AGOSTO CLARISSE

Clarisse Gubbio 30-31luglio 1 agosto
Il turno presso le Clarisse di Gubbio era composto da persone che avevano già in essere da tempo alcun i impegni lavorativi commissionati l’ultima volta che eravamo stati da loro.
Guido Giorgetti e Daniele Drudi avevano da realizzare delle grate alcune nuove ed altre a sostegno di alcune esistenti. Io avevo preso impegno di realizzare la copertura di un sottoscala in legno. Giancarlo aveva portato a casa un pezzo di supporto in legno al quale avrebbe dovuto realizzare un lavoro particolare e Rino Cevoli aveva espresso da allora il desiderio di ritornare presso di loro.
Al gruppo si è aggiunto Fumagalli che in quel periodo si trovava a Viserba ospite di Daniele Drudi.
I pochi giorni di permanenza nella condivisione, hanno fatto emergere con decisione il segno evidente di una compagnia fissata sul riconoscimento di Cristo presente alla nostra vita.
La vita scandita dal ritmo delle ore partecipate assieme alle sorelle Clarisse e lo svolgimento fluido del lavoro, ha permesso a tutti di permanere nella attenzione reciproca ai bisogni di ciascuno e sorreggere la fatica che il caldo imponeva.
Due gli incontri che abbiamo fatto e che hanno messo in evidenza il senso del nostro lavoro: uno con un sacerdote bolognese Don Franco che incontrato per un solo giorno ci ha chiesto chi siamo ed ha poi raccontato alle suore “che si vede che siamo buone persone” ed alla messa ha di sua spontanea volontà pregato per la nostra Associazione .
L’altro incontro è stata una assemblea alla quale hanno partecipato tutte le sorelle presentandosi una ad una e chiedendoci di raccontare della Gelmini (diverse di loro non ci conoscevano). Anche in questo caso siamo noi i primi a sorprenderci del cammino fatto e della straordinaria accoglienza che questa esperienza riceve ogni volta che trova modalità dio esprimersi. La diversità dei carismi si ritrova in un unico corpo mistico che è la chiesa universale.
Grati al Signore di questa rinnovata familiarità che non si ferma neppure davanti alla pandemia.
Al ritorno Guido ci ha detto: Ringrazio il Signore per avervi riconosciuto.
Gabriele



GUBBIO CLARISSE

ROMA 20 LUGLIO – 3 AGOSTO – SUORE DI MARIA BAMBINA

ROMA 20 LUGLIO – 3 AGOSTO – SUORE DI MARIA BAMBINA (Sono dell’ordine che gestisce Maria Bambina)
Carissimo signor Gabriele, prima di tutto mi scuso per il ritardo con il quale rispondo al suo messaggio. Ho fatto il passaggio ad un nuovo gestore per cui sono rimasta senza il servizio per un pò di tempo. Comunque adesso ho ripreso tutti i miei contatti e messaggi. Sono contenta che il Signore ci abbia fatto conoscere persone come lei e i suoi compagni che sono venuti a Roma per aiutarci. Difficile trovare parole per dirvi grazie!!! Vi mando un piccolo segno a riconoscenza del vostro amore tradotto in aiuto concreto. Il Signore benedica i vostri passi e le vostre azioni. Io sono in Casa Madre con le suore che fanno gli Esercizi Spirituali. Preghiamo a vicenda. Grazie per nome del tecnico per aiutare le nostre suore a Roma. Ogni bene nel Signore. Buona notte. MP (Madre Paola)

RIPORTIAMO TRE TESTIMONIANZE

1)
Del lavoro intenso di questi giorni (molto più di quello che faccio normalmente), mi rimane l'immagine di aver vissuto la bellezza di una vacanza del movimento perché era presente il Suo significato: sia nei momenti di preghiera che nel lavoro tramite i vostri volti e l'offerta della mia vita. L'educazione ad obbedire alla circostanza - che mi è utile ora, la comunione vissuta, la correzione fraterna, il percorso in crescendo fatto guardando le suore, sono doni che il Signore mi fa rendendo sempre più abituale la memoria di Lui nella mia vita.
Grazie a Dio e grazie ad ognuno di voi per esserci stato e per come ci siete stati
Maria Spaccesi

2)
L'esperienza di Roma è stata la riprova che il Signore è pieno di sorprese per noi. Tutto parlava di dono: la condivisione del tempo e del lavoro con gli amici della Gelmini, l'incontro quotidiano con le suorine francescane, la cena con due seminaristi della San Carlo. Il ns lavoro non era fine a se stesso, ma teneva presente di Qualcuno piú grande di noi e quei volti, che incontravamo ogni mattina alle lodi erano come il riflesso della Presenza del Padre. Una parete imbiancata che senso ha, se non rimanda ad un luogo dove la misericordia di Dio si fa carne. Commosso e grato di qs esperienza vi ringrazio di qs iniziativa che mi ha fatto conoscere di piú la verità di me stesso! Massimo Ciavatta

3)
Buongiorno a tutti vi chiedo scusa se non riesco a scrivere ma i mezzi tecnologici mi mettono sempre a disagio. Di sicuro la cosa che mi porto a casa di questa settimana passata con voi è l’amore che Gesù ha avuto per la mia vita. Come ci siamo trattati, come abbiamo lavorato, come le suore ci hanno guardato e come ci hanno provocato i ragazzi della S. Carlo sono stati tutti gesti di una ricchezza che mi farà sicuramente crescere nella mia quotidianità.
Tutte le esperienze degli ultimi anni con la Gelmini sono state occasione per imparare un modo di stare insieme, di lavorare, che ho sempre cercato di desiderare anche nella mia quotidianità a casa e nella scuola e questa ultima esperienza fatta con voi me ne dà testimonianza accompagnata anche dalle quotidiane parole di don Ambrogio che ci hanno sostenuto in questa esperienza. Vi ringrazio per questo cammino e vi abbraccio tutti
Rossella Temellini

4)
Quel senso di fastidio che può prenderti nel momento in cui qualche amico ti propone da “fare qualcosa insieme” si trasforma spesso in esperienza positiva e senso di pacificazione con te stesso e la vita che “ti gira intorno” nel momento in cui decidi di dare credito e dire si a quella proposta. Questo è accaduto nel turno di lavoro a Roma nella “casa-foresteria” delle suore francescane figlie di Santa Elisabetta che proprio a Roma nord, in uno dei quartieri più degradati della città eterna, hanno la loro casa di formazione. La loro fondatrice è Elisabetta Casci che, il 26 maggio 1888, con l’aiuto del suo parroco don Giuseppe Marchi diede vita a questa congregazione nel comune di Pratovecchio (Arezzo) nella piccola frazione di Casalino nel cuore del Casentino, in diocesi di Fiesole. Indebitamente qualcuno di noi aveva pensato alle suore di Maria Bambina ma la confusione derivava dal fatto che questo ordine di suore, che non sono contemplative ma di vita “attiva” e missionarie, fra le tante “case” sparse nel mondo ne ha una anche a Gerusalemme, proprio presso l’ex orfanotrofio chiamato di Maria Bambina, di proprietà della Custodia di Terra Santa (dove anche noi Gelmini alloggiamo durante la nostra permanenza in Terra Santa).
Ma lasciamo per un attimo le suore e veniamo a noi della Gelmini e al turno di lavoro romano: eravamo in dieci: 5 provenienti da Rimini e San Clemente (località sulle colline riminesi) Gabriele, Massimo, Carlo, Gianni e chi scrive, (cioè Serafino), tre da Macerata (i coniugi Dari Lauro e Maria, nonché Maurizio, un memores), e due tra Modena (Rossella) e Reggio Emilia (Letizia). Il nostro contributo a questa realtà di Suore consisteva nell’ imbiancare le pareti della foresteria, riprendere e rifinire gli infissi delle finestre, verniciare inferriate e ringhiere esterne di quella che in autunno diventerà dimora delle stesse francescane in quanto l’attuale struttura (distante meno di un centinaio di metri) verrà ristrutturata per diventare una casa di riposo per anziani.
Vorrei tornare a noi per riflettere su quanto la presenza di Dio nella nostra vita ci sorprenda in continuazione e scombini i nostri piani; non tanto nei pensieri ma nei nostri viaggi e nelle nostre destinazioni se non addirittura nel tipo di lavoro che facciamo come volontari, oltre che nel nostro quotidiano. Infatti la Terra Santa che è stato il “motivo primo” del nostro metterci insieme e del muoverci, come tutti sapete, è venuta meno a causa della pandemia. Ma i rapporti che abbiamo intessuto la hanno aperto tante di quelle porte in Italia che occorrerebbe moltiplicare ben più di quello che già non sia avvenuto in questi circa 15-16 anni di vita del nostro sodalizio, il numero di quelli che vogliono aggregarsi a noi. Non faccio fatica a parlarne perché nella nostra chat molti hanno già espresso le loro riflessioni e io non farò altro che copiare… Tutta la settimana di lavoro ha espresso il grande regalo che ci è stato fatto. Si perché il nostro lavoro è stato certamente un bel regalo alle suore ma ancor prima è stato un dono per noi. Non c’è bisogno di spendere troppe parole: chiunque legge può capirlo e arricchire di parole questa riflessione... Ritrovare nella nostra vita, a volte distratta quando non proprio anche sgangherata (parlo per me in primis), la presenza di Dio che ci dice: “Non avere paura dei tuoi errori delle tue mancanze o delle tue cadute, io ti voglio bene così come sei; non devi fare nulla di particolarmente eccezionale devi solo ricordarti che Io sono accanto a te”. Questo ci dicevano anche quelle giovani suore, o ragazze in procinto di diventare suore, non a parole ma col sorriso (anche perché la maggior parte, essendo filippine, indonesiane o asiatiche in genere parlavano inglese anche se studiano l’italiano, la lingua “madre” della loro congregazione) e la gratitudine che esprimevano ogni mattina nella recita delle lodi a cui partecipavamo come potevamo. Loro cantavano, noi sussurravamo a bassa voce per non rovinare intonazione e melodia. Ce lo dicevano nella messa a cui partecipavamo ogni sera; ce lo dicevano soprattutto nei brevi dialoghi personali che abbiamo avuto con qualcuna di loro in particolare, soprattutto suor Rachele, una filippina 44enne che ne dimostrava molti meno e che non finiva mai di ringraziarci. Insieme a loro abbiamo fatto anche una serata invitando due seminaristi della San Carlo che ha la sede di formazione piuttosto vicino al convento dove abbiamo lavorato. Una bella serata in cui le suore hanno anche cantato, ballato e soprattutto ascoltato con una singolare attenzione questi due seminaristi, Filippo, un milanese e Phil, un americano del Minnesota. Con molta semplicità hanno raccontato come l’amicizia fra loro non sia un fatto secondario rispetto alla loro vocazione e alla formazione. Il “si” a Gesù è sempre personale ma l’amicizia e la comunione fra chi la pratica, illumina e spiega tutti i “dettagli” della vita di ciascuno, anche di quella che viene donata a Dio nella sua totalità, come preti o suore missionari. Questa comunione è la stessa vissuta tra noi nel lavoro, anche con una certa fatica, obbedienti comunque ai riferimenti e alle circostanze. E’ la stessa amicizia che rende meno “ideale” e più concreta la presenza di Dio tra noi. Come detto da più di uno di noi quando siamo tornati a casa, questa esperienza è stata un modo di vivere che ci ha insegnato a capire meglio che Dio ci ama, non solo nelle “uscite” della Gelmini ma nella nostra vita quotidiana e nelle nostre città.
Mi fermo qui, visto che sono ben più delle “due” righe che Gabriele mi aveva chiesto di scrivere sull’esperienza di questo turno di lavoro a Roma…
Ad majora Serafino




ROMA 2020

Turno a Milano in P. S. Angelo dal 3 al 5 agosto 2020


Siamo di ritorno da un turno di lavoro in un convento in Italia che ci ha chiamati, come sempre, per il tramite del “passaparola” di confratelli e consorelle della Terrasanta.
Nel Convento risiede il Commissario generale di Terrasanta per l’Italia settentrionale, padre Francesco Ielpo, anche grande e simpaticissima guida per chi si “avventura” nei territori della Custodia di Terrasanta.
Il luogo è in P. Sant’Angelo a Milano, dove c’è la fontana con S. Francesco che “colloquia con l’acqua”.
Il nostro gruppo era formato da quattro membri della Gelmini più un simpatizzante a cui si sono aggiunti due volontari occasionali, sempre amici nostri, che, alternandosi, hanno reso stabile il numero di sei persone al lavoro nel convento.
Siamo tutti partiti con il desiderio non solo di fare ciò che serviva qui, ma soprattutto di ripetere in Italia la bellissima esperienza dell’ ”ora et labora” che viviamo in Terrasanta.
I nostri frati, assecondando questo intendimento, ci hanno invitato alla S. Messa ed alla recita, con loro, di Mattutino, Lodi e Vespro. Ma soprattutto ci hanno ospitato nel loro refettorio, così che la nostra compagnia è stata completamente inserita nella comunità dei sei frati stabili, più un settimo, addirittura vescovo della Somalia e del Kenia, di passaggio in Italia.
Questa convivenza ci ha aperto il cuore, perché ha regalato una convivialità quasi cameratesca fra noi e i frati, tanto che ci è rincresciuto molto doverci lasciare così presto; ma il lavoro si è concluso completamente al termine della terza giornata: abbiamo imbiancato la cappella del Convento, il salone San Bernardino teatro di incontri affollati e importanti, vari spazi intorno, che fanno anche da contorno al meraviglioso chiostro, ombreggiato e ornato di pianticelle e alberi assolutamente fantastici…, luogo ben sfruttato nei brevi momenti di ritrovo pomeridiano e serale, al fresco e in ombra: sì perché la Provvidenza ha voluto che, immediatamente prima dell’inizio del nostro lavoro, si scatenasse una serie di temporali e piogge che hanno abbattuto la canicola dei giorni precedenti, cosicché la località era Milano, ma il clima era quello delle colline della Brianza.
Dal punto di vista logistico, eravamo in camere singole, spaziose e pulitissime; la cucina era variatissima e molto curata: altro che “quel che passa il convento!”, come ci aveva anticipato fra’ Ielpo! E i frati hanno voluto da subito conoscerci e presentarsi facendoci sentire in famiglia, senza mai accettare che li aiutassimo nei lavori domestici; eravamo trattati da ospiti di riguardo, invece che da semplici operai nella “vigna” del Padrone.
Anche questo ha sicuramente favorito la rapidità del lavoro, perché abbiamo potuto interamente dedicarci alla nostra opera, facilitata e accelerata da un affiatamento veramente miracoloso e costante in tutto il nostro gruppo, frutto soprattutto di uno sguardo al Signore Gesù che unisce e dà pace vera.
Fra’ Luciano ci ha allietato con il “suo amaro al lauro della casa”.
Fra’ Libero, poi, ci ha regalato una visita guidata alla bellissima Chiesa di Sant’Angelo, chiesa rinascimentale che conserva tuttora i tratti della sua epoca ed è veramente maestosa e luminosa, pur se sobria nelle sue linee, arricchita da una grande quantità di cappelle che sono state decorate dai migliori artisti dell’arte lombarda. Fra’ Ielpo ci ha condotto anche dal direttore dell’Associazione pro Terra Sancta, Tommy, memor Domini, che ci ha spiegato come e per chi opera; essa è collocata al secondo piano del convento.
Come “chicca” un pensiero importante: fra’ Ielpo, durante una S. Messa, ci ha domandato a bruciapelo se davvero S. Pietro avesse poca fede, dal momento che ha accettato di camminare sull’acqua nella notte di tempesta, mostrando una volontà ferrea di seguire in tutto e per tutto il Suo Maestro, al punto di buttarsi in imprese “impossibili”….: “noi avremmo fatto altrettanto in quelle condizioni?”.
Inoltre siamo capitati nel primo mercoledì del mese, quando l’intera comunità prega sempre per la Terrasanta e, per provvidenziale combinazione, in concomitanza con il grave disastro capitato a Beirut.
Anche in questa occasione abbiamo sperimentato che, per la nostra opera, anziché ricevere riconoscenza, che abbiamo comunque abbondantemente ottenuto, siamo noi a dover ringraziare per i doni che il Signore…, e chi ci fa incontrare nel Suo nome, ci elargiscono.
Emilio

Da "Generare tracce nella storia del mondo" pag 55... Cristo risorto si stringe così attorno a noi: questa compagnia è proprio Cristo presente. Essa è Cristo nella sua realtà umana, è il corpo di Cristo che si rende presente, tanto lo si tocca, lo si vede, Lo si sente.... Ecco, dopo l'esperienza di questi giorni vissuti insieme a te e agli altri amici a Milano a lavorare nel convento dei frati francescani e ai frati stessi, mi sento di esprimere tutta la mia gratitudine per il riverbero della Sua presenza che, attraverso questa compagnia semplice premurosa e attiva, il mio cuore ha percepito. Ringrazio tutti anche per l'accoglienza fatta al mio amico Giancarlo che ieri sera durante il nostro rientro a casa mi ha espresso tutta la sua gioia per la giornata trascorsa con noi. Ciao a risentirci e, speriamo, di rivederci presto. Claudio Frigerio




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